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Rallentano gli acquisti di case e i prezzi restano fermi - Il Sole 24 ORE
di -Sgambato-.

Nel 2017 sta continuando la crescita del mercato immobiliare partita ormai tre anni fa. Ma non con l’accelerazione sul fronte delle compravendite che si è registrata soprattutto nel corso nel 2016. E con i prezzi che continuano ad attraversare una fase di stagnazione, a testimonianza di un mercato ancora frenato dalla bassa capacità di acquisto delle famiglie e minato dall’incognita Npl. Sono alcuni degli elementi salienti che emergono dall’Osservatorio immobiliare di Nomisma presentato oggi 13 luglio.

La forza sul fronte transazioni rilevata anche nei primi mesi del 2017, secondo l’istituto bolognese, «non pare sufficiente a conferire alla ripresa in atto quei connotati di robustezza necessari a scongiurare brusche battute d’arresto o improvvisi rovesci».

casa 24

06 giugno 2017

Andamento più lento per le vendite di abitazioni nel primo scorcio del 2017

«L’entità delle manifestazioni di interesse all’acquisto registrata nell’ultimo triennio – si legge in una nota – pur favorendo l’attivazione di meccanismi competitivi, non risulta ad oggi sufficiente a determinare l'avvio di una nuova fase espansiva sul versante dei valori». Gli «eccessi del passato» sono per Nomisma «il principale ostacolo all’innesco di spinte inflattive». Tra i fattori contenitivi una domanda che tradisce «una diffusa debolezza reddituale»: quasi il 40% delle famiglie che intende chiedere un mutuo vanta un reddito familiare netto inferiore a 1.800 euro al mese. Da qui «l’impossibilità di concretizzazione di una quota significativa del mercato potenziale».

Per quel che riguarda il “fattore crediti incagliati”, secondo Nomisma, «il processo di dismissione degli Npl non sarà privo di conseguenze rispetto alla percezione di ricchezza dei proprietari, in particolare se l’urgenza imponesse svalutazioni via via più consistenti». L’arrivo sul mercato al dettaglio di un’ingente mole di cespiti provenienti da contenzioso deprimerebbe le prospettive di risalita dei valori.

Le compravendite
Dopo l’impennata degli scambi registrata nel 2016 dall’agenzia delle Entrate (+18,8%, dopo la crescita dei due anni precedenti, del 5,9% nel 2015 e del +3,5% nel 2014), nei primi mesi del 2017 «si riscontra un rallentamento della ripresa delle compravendite sia di abitazioni (variazione tendenziale annua +8,6%) che di immobili d’impresa (variazione tendenziale annua +13,4%), nonostante l’exploit del settore terziario (19,2%) soprattutto in corrispondenza degli otto maggiori mercati monitorati dall'Agenzia delle Entrate (incremento medio 23,3%)».

I mercati urbani più dinamici sul fronte residenziale, a consuntivo del 2016 e del successivo primo trimestre dell’anno in corso, sono Genova e Milano, mentre Torino e Bologna vedono un rallentamento. Sul fronte commerciale si conferma la vivacità di Genova e Milano mentre Bologna manifesta una “lenta ripresa”

07 luglio 2017

Istat: si ferma il calo dei prezzi delle case (-0,1%)

I prezzi
Le quotazioni immobiliari sono, come accennato, sostanzialmente ferme: in media nelle 13 grandi città monitorate da Nomisma, nell’ultimo semestre il nuovo ha perso lo 0,5% e l’usato lo 0,6%. Padova e Catania hanno fatto peggio con cali intorno all’1%, meglio Milano e Firenze (-0,2%). La città più cara è Venezia, che supera i 3mila euro al mq, seguita da Milano (2.957 euro al mq) e Roma (2.863) . Nel nuovo si registrano variazioni positive – seppur modeste – nelle zone di pregio e nei centri di Bologna, Firenze e Milano. Per le abitazioni usate «i prodromi di una timida fase espansiva si sono registrati nelle zone di pregio di Milano e Napoli».

Tempi di vendita e “sconti”
La contrazione dei tempi di vendita delle abitazioni è iniziata debolmente nel 2014 e si sta ancora consolidando. Oggi è pari in media a 7 mesi per il nuovo e 6,7 per l’usato. Tra i mercati nei quali la velocità di assorbimento è migliorata in misura più marcata in tutti i settori Nomisma segnala Bologna, Milano e Venezia

Rapporto sogeea

12 luglio 2017

Case all’asta, frenata del 31% in 6 mesi

Anche la riduzione dello sconto praticato in fase di trattativa è un trend in atto dal 2014 e delinea «un quadro di maggiore favore per la ripresa in atto nel mercato immobiliare». Ciò nonostante il divario dei valori tra inizio e fine trattativa si attesti ancora su livelli piuttosto elevati (in media del 14,6% per l’usato e 9,6% per il nuovo, valori superiori di 3,5-4,5 punti percentuali rispetto al periodo pre-crisi): «Nel 2017 è proseguita la tendenza alla correzione delle attese al momento dell'immissione sul mercato, mentre si è contestualmente ridotta la capacità della domanda di spuntare un prezzo più basso in fase negoziale».

Le locazioni
Sul versante affitti, i contratti hanno riguardato 1,7 milioni di immobili, di cui il 79% ad uso abitativo. Le abitazioni oggetto di contratto d'affitto nel 2016 sono state 1,3 milioni, con un'incidenza del 5,6% sullo stock potenzialmente locabile.
È Bologna la città che presenta la maggiore vivacità in termini di turnover dello stock abitativo in affitto, seguita da Firenze, Milano e Torino. All'opposto si collocano Napoli e poco sopra Palermo e Genova. Roma si presenta allineata rispetto alla media degli 8 mercati maggiori (10%).

Eurozona: prezzi delle case in aumento del 4%, giù solo Italia e Croazia - Il Sole 24 ORE-
di Sgambato. 

I prezzi dell'immobiliare dell’eurozona sono aumentati del 4% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2016 (+0,4 sul periodo precednete). Se si considerano tutti i 28 Paesei membri l’auemnto sale al 4,5% (+0,7% congiunturale) In Italia, invece, sono scesi dello 0,1% dopo il precedente -0,3%: siamo l’unico Paese insieme alla Croazia (-0,4%) a registrare un calo su base annua.

Secondo l’ultima rilevazione di Eurostat, i prezzi sono saliti di più in Repubblica Ceca (+12,8%), Lituania (+10,2%) e Lettonia (+10,1%)

I MUTUI.


-SANDRA RICCIO- (la stampa)


Il momento resta propizio per quelle famiglie che sono a caccia del mutuo giusto per la casa. Il costo del denaro ai minimi ha schiacciato il livello dei tassi per il finanziamento dell’abitazione in area 1-2%. All’orizzonte si prospetta però l’incognita Banche centrali: Mario Draghi dovrà rialzare i tassi Bce. «E’ una prospettiva che, al momento, appare ancora lontana – dice Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.it -. L’avvio di questa nuova fase sarà comunque graduale e avverrà a piccoli passi».  

 

Le migliori proposte dalle banche sul tasso variabile si muovono leggermente al di sotto dell’1%. Per il tasso fisso, quello che al momento è più scelto dalle famiglie, il valore è intorno al 2%. Si tratta di livelli che sono molto vicini ai minimi assoluti di tutti i tempi. Sicuramente chi deve fare un mutuo (o chi vuole sostituire quello che ha in corso) si trova di fronte a molte offerte interessanti. Anche le banche, in questa fase, mostrano più disponibilità. Tanto che sul mercato sono tornati anche finanziamenti maxi, al di sopra dell’80% di capitale. «Il 2018 potrebbe portare a una seconda fase della ripresa economica in corso – dice Anedda -. A quel punto Draghi si troverà a dover decidere sulla politica monetaria». Come muoversi per la scelta giusta prima di una risalita del costo del denaro? A orientare le decisioni è anche la scarsa differenza che oggi presentano i due tassi, variabile e fisso. Tra i due c’è un punto di scarto e non di più. In altri tempio il distacco era ben più ampio e arrivava a diversi punti percentuali. Orientarsi sul variabile oggi non porta più grandi risparmi sulla rata. Dunque molte famiglie scelgono il fisso. Costa poco di più del variabile e mette al riparo da un possibile incremento futuro della rata sulla scia delle politiche monetarie della Bce. «A questi livelli il fisso è un’assicurazione a basso costo» dice Anedda. Certo, occorrerà essere preparati a un rialzo futuro dei tassi. 

 

La valutazione cambia invece se l’importo del mutuo è contenuto, intorno ai 50-80 mila euro. In questo caso, molto probabilmente, il finanziamento sarà estinto già in pochi anni. Vuol dire che il rischio di esporsi a un rialzo del costo del denaro sarà limitato. Meglio quindi approfittare di quel punto percentuale di costo in meno. All’opposto, i mutui a importo elevato, sopra gli 80-100 mila euro, che richiedono più tempo, anche 20 anni per essere ripagati, saranno sicuramente coinvolti dal futuro andamento dei tassi Bce. 

 

I piccoli importi, oltre a poter trarre beneficio dal variabile che costa meno e poter limitare la durata del mutuo, presentano anche un altro vantaggio: in genere le banche applicano spread (quell’extra costo che aggiungono al tasso d’interesse) che è più contenuto. Generalmente, i finanziamenti sotto al 50% del valore complessivo dell’immobile sono quelli che costano meno. È un aspetto che entra nella valutazione dell’importo da richiedere alla banca. 

 

In più non sono più previste penali per l’estinzione del mutuo. Gli importi brevi possono quindi essere ripagati tutti in una volta anche dopo pochi anni. Occorre però farsi bene i conti. «Chiudere il finanziamento in anticipo non sempre fa risparmiare dato che nella fase iniziale del mutuo si ripagano solo gli interessi e poi viene la restituzione del capitale – spiega Anedda -. Vuol dire che si eviterà di pagare solo una minima parte degli interessi che comunque sono dilazionati nel tempo». Può essere più conveniente rimborsare 300 euro al mese piuttosto che tirare fuori 70 mila in un colpo solo. Va anche detto però che le banche faticano a concedere piccoli importi. Molte volte tendono a dirottare la richiesta sulla formula del prestito personale. Anche qui è bene farsi i conti: il prestito personale è più costoso però consente di risparmiare su diverse spese legate al mutuo, come il notaio e l’ipoteca. 

 


Mutui, perché sta tornando in auge il tasso variabile

Sono due anni che, tra surroghe e nuovi mutui, il tasso fisso sta monopolizzando il mercato. Per via di politiche particolarmente aggressive di alcune banche siamo arrivati al punto che quasi nove mutui su 10 negli ultimi mesi sono stati stipulati a tasso fisso.

Uno schiaffo di proporzioni epiche al tasso variabile nonostante questo dal 2015 poggi su un Euribor (l’indice che viene sommato allo spread deciso dalla banca per ottenere il tasso variabile da applicare mensilmente sul mutuo) addirittura negativo. E, di conseguenza, non è mai stato così conveniente.

L’accelerazione del fisso ha avuto un picco la scorsa estate quando gli indici Irs (quelli che si sommano allo spread deciso dalla banca per ottenere il tasso fisso da applicare per tutta la durata del mutuo) hanno toccato i minimi di tutti i tempi, intorno a 0,7% sulle principali scadenze che interessano i mutuatari (da 10 a 30 anni). La caduta degli Irs ha abbassato anche i tassi fissi finali dei mutui scesi la scorsa estate, nelle migliori offerte di mercato, intorno all’1,65%. A quei tempi il miglior variabile stazionava intorno all’1,05%. Cosicché il fisso costava appena 60 punti base in più a fronte di offrire la sicurezza di non mutare più, a differenza del variabile, nel corso del lungo piano di ammortamento che costituisce un prestito ipotecario.

Oggi il quadro è cambiato. I tassi Irs sono risaliti - per via della crescita dell’inflazione nell’Eurozona rispetto a un anno fa - e questo ha spinto in su anche il tasso fisso applicato dalle banche. «Oggi, a giugno 2017, i migliori tassi fissi viaggiano all’1,85%, mentre i migliori variabili allo 0,83% - spiega Stefano Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -. Quindi i migliori tassi variabili sono diminuiti negli ultimi 10 mesi di circa uno 0,22% e i migliori tassi fissi sono aumentati di circa uno 0,2%. Risultato: se prima sottoscrivere un mutuo a tasso fisso comportava accettare un tasso maggiore di 0,6% rispetto ad un tasso variabile, oggi fare la stessa scelta comporta accettare un tasso maggiore di oltre l'1%. Il differenziale fra i due tassi è aumentato del 70% (da 0,6% a 1%) e quindi il differenziale fra le due rate a tasso fisso e a tasso variabile è cresciuto e parallelamente sta diminuendo l'attrattività di un mutuo a tasso fisso rispetto ad un mutuo a tasso variabile». Questa distanza, peraltro, nasconde una strategia pro-fisso sostenuta dalle banche che non è detto che continuerà ancora a lungo. Dato che l’Irs è aumentato di 60 punti base nell’ultimo anno ma il costo del tasso fisso appena di 20 punti base, vuol dire, molto semplicemente che le banche si sono fatte carico, penalizzando i propri margini, della differenza. «Le banche hanno deciso di caricarsi di oltre il 50% dell'aumento degli indici Irs registrato sugli ultimi 10 mesi - continua Rossini - riducendo i propri spread di offerta e quindi i propri guadagni pur di privilegiare il fisso».

Il variabile è dunque diventato più competitivo. Anche perché molti mutuatari e/o aspiranti mutuatari si stanno rendendo conto che è vero che in futuro i tassi non potranno che salire ma che i rialzi dovrebbero essere lenti e graduali. Tanto che il governatore della BceMario Draghi, ha più volte ricordato che i «tassi resteranno bassi a lungo». Una frase che sta incoraggiando molti mutuatari a partire con il variabile e ad approfittare di un risparmio certo nei primi anni. A fronte dell’incognita che i tassi in futuro potranno salire ma, stando alle parole di Draghi, non poi così tanto. Del resto i future sull’andamento dell’Euribor a 3 mesi stimano che questo indice fra 5 anni (2022) salirà allo 0,7% rispetto all’attuale -0,3% (quindi 100 punti base in più). Le previsioni quindi ci dicono che solo fra cinque anni l’attuale tasso variabile andrà ad eguagliare l’attuale fisso. Quindi - cresce il popolo che se lo domanda - perché pagare si da subito un tasso più caro di 100 punti base quando le aspettative indicano che il variabile eguaglierà l’attuale fisso (quindi potrebbe salire di 100 punti base) solo fra cinque anni? In un contesto generale in cui poi, stando sempre alle parole del governatore della Bce, in ogni caso i tassi resteranno bassi per tanti anni?


da Redazione Ideailsta.it
16 ottobre 2017


-La stella del rock Jon Bon Jovi ha appena speso 18,9 milioni di dollari, circa 16,1 milioni di euro, per un appartamento di lusso nella zona di Greenwich Village nell'isola di Manhattan a New York. Con quattro stanze da letto e quattro bagni per 367 m2, questa è un'altra delle tante proprietà del cantante nella Grande Mela.

Il cantante di New Jersey investì 24 milioni di dollari nel 2007 per un comprare un ampio duplex di quasi 700m2 nel quartiere di SoHo. Inoltre dopo aver speso un milione per metterla a nuovo, si stancò e decise di venderla nel 2013 per 42 milioni di dollari.

La nuova casa del cantante dispone del certificato LEED di efficienza energetica e di un giardino privato. Inoltre ha una piscina, zona privata e palestra.



-La coppia di "celebrità" più famosa del panorama odierno, formata dai cantanti Beyoncé e Jay-Z, ha deciso di unirsi alla moda dei ricchi e famosi di comprare una dimora negli Hamptons, la zona più esclusiva della costa est degli USA. Una villa da sette stanze da letto e nove bagni per la quale hanno pagato 26 milioni di dollari, circa 21,7 milioni di euro.

Situato nell'esclusiva zona di Gergia Pond nell'East Hamptons, la casa è conosciuta come Pond House, la casa del lago. Disegnata dall'architetto Stanford White, fu ristrutturata nel 2008. Dopo anni sul mercato e con un prezzo che si aggirava intorno ai 40 milioni di dollari, è stata venduta per 26 milioni.

Dispone di sette stanze da letto e nove bagni e persino una casa degli ospiti con due stanze da letto. Ha una piscina con orizzonte infinito.



-Nel quartiere francese di New Orleans c’è questa casa in apparenza trascurata e sul punto di cadere a pezzi che il rocker Lenny Kravitz ha ridisegnato con uno stile in linea con la sua stravaganza e che è stata venduta per più di 1 milione di dollari (840.000 euro).

La casa risale al XIX secolo quando era proprietà di una modesta residente nera della città. Kravitz l’ha ristrutturata con uno stile definito dallo stesso “bordello moderno”, pareti e pavimenti neri, stampe barocche, lampadari, granito, pelle.

Kravitz ha venduto la casa nel 2012 per 655.000 dollari (540.000 euro) all’architetto Brian Swier, famoso designer di sale da concerto di New York. Per qualche tempo, Swier l’ha messa sul mercato degli affitti per 12.000 dollari al mese.

L’ultimo proprietario ha cercato di venderla per 1,16 milioni di dollari (circa un milione di euro), ma ha chiuso la vendita l’anno scorso per 1,05 milioni di dollari a Julie Smolyansky, Ceo di Lifeway, una marca di yogurt.



da idealista .it



Essere proprietari di un appartamento di circa 100 metri quadrati a Roma è sicuramente una fortuna, ma un cliente di GoPillar piattaforma di crowdsourcing per l’architettura e l’interior design che mette in contatto i clienti con oltre cinquantaquattromila professionisti di tutto il mondo, ha chiesto di frazionare il suo appartamento in due vere e proprie unità abitative, ottimizzando gli spazi e creando due ingressi separati aumentandone il valore.



HOME STAGING


6 segnali che indicano che la tua casa ha bisogno di un make up urgente (prima di venderla)


Autore: Redazione IDEALISTA  2017

Articolo scritto da Caroline jurgens, socio fondatore di Lúmina home staging


La tua casa è solamente tua e tua soltanto, fino a quando non decidi di venderla. Nel momento in cui metti un immobile sul mercato, devi preoccuparti di quale sia il suo stato. Questo perché una casa vista come "antiquata", richiede "ristrutturazione, molto lavoro e un'aggiustatina del prezzo".

A molte persone non interessa imbarcarsi in un lungo processo di ristrutturazione di una casa e ancora meno aspettare un tempo più o meno lungo prima di entrare a viverci. Ecco perché è molto più conveniente modernizzare il tuo appartamento prima di metterlo in vendita, invece di contrattare sul prezzo di vendita.

Porte e armadi di legno scuro

Il primo segnale che una casa sia ormai antiquata è costituito dalle porte e dagli armadi di legno scuro. Soprattutto nel corridoio creano un effetto mesto, mentre la gente oggi cerca un appartamento luminoso. Quindi mettiti all'opera e dipingi le porte.

Parete a buccia d'arancia

Molte case antiche hanno le cosiddette pareti a buccia d'arancia. Chiedi aiuto a un professionista o cerca informazioni su internet per poterlo togliere. Esistono forme semplici e poco dispensione che danno un risultato fantastico.

Matt GrossIt Came From Outer Space: Universal

Bagni con piastrelle degli anni '70

Vedere un bagno con questo tipo di mattonelle ci dice direttamente l'anno di costruzione dell'appartamento e soprattutto che i proprietari non hanno investito molto. La prima cosa che penserà il possibile acquirente è che non hai speso molto nella manutenzone dell'appartamento e vorrà contrattare il prezzo.

Cucine antiche

A volte è meglio togliere una cucina antiquata e sostituirla con un modello di cartone per mostrare le potenzialità della casa all'acquirente, che lasciare una cucina ormai fuori moda. 

Pomelli dorati

Pomelli dorati su porte scure sono il segnale più evidente di un lontano passato. Una cosa davvero poco attraente per la maggior parte degli acquirenti. 

Anche la decorazione ha il suo peso

Lo stile dei mobili e la decorazione, più che la loro distruzione, sicuramente contribuiscono a formare una prima impressione nel possibile acquirente. Un stile decorativo discutibile, con un eccesso di mobili e accessori, colori scuri e librerie che occupano l'intera parete, sono segnali indiscutibili di una casa fuori moda.

Sicuramente anche una casa moderna puo' contenere dei mobili antichi. Pero' la soluzione migliore è sempre quella di togliere alcuni mobili, quadri e elementi decorativi, dipingere le parei di bianco e mettere delle tendine leggere, per ottenere un cambio importante per la tua casa. Magari non sarà il tuo stile preferito, pero' sicuramente amplierà il numero di potenziali compratori.

Con questi consigli avrai un buon punto di partenza per dare un tocco più moderno alla tua casa e se hai bisogno puoi sempre affidarti a un professionista dell'Home Staging per poter vendere la tua casa prima e al miglior prezzo. 


Ristrutturazioni edilizie, aggiornata la guida dell’Agenzia delle Entrate

Autore: Redazione IDEALISTA

26 settembre 2017

L’Agenzia delle Entrate ha aggiornato la guida “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali”. Vediamo quali sono le principali novità.

L’ultimo aggiornamento risale allo scorso 14 giugno. Gli aggiornamenti più recenti riguardano la proroga della maggiore detrazione (Irpef) per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, le nuove detrazioni per l’acquisto di case antisismiche, i beneficiari del diritto alle detrazioni, le regole per la detrazione (Irpef e Ires) delle spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche e per la cessione del credito, le agevolazioni sull’acquisto del box auto, i pagamenti con bonifici, la proroga della detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici.

La principale novità contenuta nella nuova edizione della guida “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali” riguarda le detrazioni maggiorate per l’acquisto di immobili nei comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”. La legge di Bilancio 2017 ha previsto la possibilità di usufruire di detrazioni più elevate quando alla realizzazione degli interventi di ristrutturazione consegua una riduzione del rischio sismico dell’edificio.

In particolare, per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 si può contare:

  • su una detrazione del 70% della spesa sostenuta, su un ammontare complessivo di 96.000 euro per unità immobiliare, qualora l’esecuzione dei lavori abbia prodotto una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio a una classe di rischio inferiore;
  • su una detrazione dell’80%, se dall’intervento deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori.

La legge ha anche disposto che l’agevolazione riguarda non soltanto i lavori eseguiti su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), ma anche su quelli situati nelle zone a minor rischio (zona sismica 3). Inoltre, può essere usufruita per tutti gli immobili abitativi, e non soltanto quelli adibiti ad abitazione principale, e per quelli destinati ad attività produttive.

Per le stesse categorie di interventi che danno diritto alle detrazioni, quando sono realizzati nei Comuni che si trovano in zone classificate a “rischio sismico 1”, chi compra un immobile facente parte di un edificio demolito e ricostruito può usufruire di una detrazione pari al 75% del prezzo di acquisto (se i lavori hanno ridotto di una classe il rischio sismico dell’edificio) o all’85% (se si passa a due classi di rischio inferiori).

Il prezzo di acquisto sul quale calcolare la detrazione è quello riportato nell’atto pubblico di compravendita. In ogni caso, la detrazione spetta entro l’ammontare massimo di 96.000 euro per ogni unità immobiliare acquistata.

Per l’individuazione delle zone classificate a rischio sismico 1, bisogna far riferimento all’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri n. 3519 del 28 aprile 2006, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 108 dell’11 maggio 2006.

L’agevolazione è riconosciuta anche quando la ricostruzione dell’edificio abbia determinato una variazione di volume, rispetto alla costruzione preesistente, sempre che le norme urbanistiche vigenti lo consentano. Altra condizione dettata dalla norma è quella che gli interventi devono essere stati eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che vendono l’immobile entro 18 mesi dalla data di conclusione dei lavori.

La guida, infine, sottolinea la possibilità per i contribuenti che beneficiano dell’agevolazione di cedere il credito pari alla detrazione spettante. La cessione può avvenire a favore delle imprese che hanno effettuato gli interventi o di altri soggetti privati. Non è possibile farlo, invece, nei confronti di istituti di credito e degli intermediari finanziari.


Come aumentare il valore di una casa: gli interventi imprescindibili


da idealista.it

Autore: houzz

12 settembre 2017


Decidere di ristrutturare casa presuppone la volontà di programmare degli interventi per raggiungere quantomeno un livello standard di qualità, una condizione minima legata a fattori oggettivi che certificano il buono stato di un immobile. Un insieme di caratteristiche che, se sufficientemente garantite, pongono il bene in una fascia ritenuta di medio livello, una base dalla quale partire per apportare delle migliorie, e cioè quel mix fatto di interventi e utilizzo di materiali che caratterizzano uno spazio e che determinano la sua qualità. Un po’ come la sapiente composizione di ingredienti che differenziano un piatto da gourmand da una pietanza da fast-food.

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Le caratteristiche essenziali dell’abitare Nel determinare il valore reale (e di mercato) di una casa partecipano diverse componenti, tra le quali la sua posizione e il rapporto con il contesto circostante, le pertinenze, le condizioni strutturali, impiantistiche, termiche, illuminotecniche e di sicurezza. Una casa ben esposta, con murature esterne ben dimensionate, un sistema portante strutturalmente integro, materiali di rivestimento non usurati e degli infissi efficienti, piuttosto che una rete impiantistica a norma riguardante il sistema elettrico ed idrotermico. Tutte caratteristiche di un immobile in grado di soddisfare gli attuali standard abitativi, in linea con le normali esigenze quotidiane dei propri abitanti.

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Il valore primario: il bene stesso  Voler migliorare le condizioni di una casa vuol dire già di per sé attribuire un determinato valore al proprio bene e assegnargli una posizione su una scala di priorità personali. Un primo passo, un approccio importante che sottintende una certa cura riposta e non solo scialba superficialità, una decisa concretezza e non una frivola attenzione sulla qualità degli interventi da effettuare. La casa riveste un’importanza in quanto bene durevole e occuparsi della sua salute, ristrutturandola, equivale a un vero e proprio investimento che, se ben orchestrato, non può che ripagare a medio-lungo termine e garantire sin da subito un certo grado di benessere a chi ne usufruisce.

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Il punto di partenza della qualità: la pianificazione e il progetto  Pianificare gli interventi è già sinonimo di qualità. Prima di identificare tutti i possibili surplus che possono aumentare il valore di un appartamento bisogna agire necessariamente per gradi. Un’attenta analisi dello stato dell’immobile, la ridefinizione dei suoi spazi, come valorizzarne il suo volume, migliorarne la funzionalità, individuare le opere principali correlando il tutto ai costi complessivi da sostenere. La pianificazione degli interventi e la modalità di esecuzione degli stessi sono parte di una ricetta precisa da seguire che concede poche improvvisazioni per poter arrivare a ottenere dei risultati quasi certi.

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Intervenire a priori per evitare gli sprechi Chi ristruttura ha quasi sempre un obiettivo principale: cercare di ottenere il maggior risultato possibile, compatibilmente con il proprio budget e senza sprechi inutili. Proprio per razionalizzare le spese è sempre consigliabile prevedere tutte le migliorie possibili in fase di ristrutturazione integrale.  Per ragioni economiche o di tempo spesso si tende a tralasciare alcuni lavori ritenuti superflui o costosi e rimandarli successivamente.Tutto ciò è naturalmente comprensibile e razionale, ma bisogna essere altrettanto consapevoli che una volta estrapolati determinati interventi dall’elenco delle opere (dal capitolato lavori), nel riprogrammarli successivamente si può incorrere in alcuni imprevisti.

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Un esempio può essere quello della realizzazione di un controsoffitto o dei lavori in cartongesso per ridefinire degli spazi e valorizzare gli arredi. Lavori che impreziosiscono lo spazio, lo rimodellano e lo rendono più definito, e che se eseguiti in correlazione con la ristrutturazione generale dell’appartamento incidono in percentuale minore sui costi. Diversamente gli stessi lavori realizzati successivamente possono portare a una spesa maggiore (un preventivo include sempre costi fissi di cantiere, che si riproporrebbero) e a un naturale disagio in una casa completata, occupata da arredi e soprattutto da persone.

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Le qualità dello spazio che funziona: spazi su misura, demolire e ricostruire meglio, se serve Per aumentare il valore della casa non si può prescindere da una buona distribuzione spaziale. La divisione razionale in zone, l’incastro armonico delle sue funzioni è fondamentale quanto la giusta proporzione delle varie parti in un corpo umano. Quindi il progetto di uno spazio in previsione degli arredi che dovrà ospitare ne accresce il valore, indipendentemente dal gusto, dallo stile o dalle esigenze specifiche dei proprietari. Un appartamento è principalmente una macchina concepita per funzionare bene e garantire una comoda fruibilità dei propri spazi; se per ottenere questo risultato servisse rivoluzionare integralmente l’assetto murario, meglio allora demolire e ricostruire invece che accontentarsi di interventi parziali che, naturalmente, possono dare solo risultati limitati e difficilmente migliorabili.

Professionista: Michele Perlini | ARCStudio PERLINI - Scopri altre immagini di facciate di case

La casa intelligente che vive il proprio tempo Il concetto di casa moderna non si basa su un mero insieme di interventi estetici che seguono le tendenze in voga, né sulla necessità di stare al passo con le novità per assecondare una moda passeggera, bensì sulla dotazione di comfort che il mercato offre per ottenere risultati in termini di risparmio energetico e di quei dispositivi in grado di controllare le utenze e razionalizzare i costi, con benefici in termini di benessere abitativo.

Una casa moderna è una casa che produce e controlla ciò che consuma. In previsione del fatto che negli anni, tutto ciò che oggi è ancora percepito come un lusso, rientrerà in una consuetudine costruttiva, è importante apportare delle migliorie sin da subito, anche con l’aiuto di specifici incentivi, per allinearsi a una fascia medio-alta del futuro mercato immobiliare. La possibilità di autoalimentarsi con un impianto proprio (fotovoltaico e solare termico) comporta sostanziosi vantaggi economici che possono aumentare se le varie utenze domestiche possono essere gestite da un sistema domotico. L’introduzione di queste tecnologie rappresenta un plusvalore per qualsiasi involucro edilizio; naturalmente, per poter integrare questi dispositivi con lo spazio, è sempre bene prevedere il loro inserimento in fase preliminare, durante la progettazione.

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Il valore dell’autenticità Il valore di una casa cresce non solo con l’introduzione di moderne ed efficienti tecnologie, ma anche con l’utilizzo di materiali “autentici”. L’autenticità della materia rappresenta un valore in termini soprattutto emozionali. Il calore di un materiale vero, anche se imperfetto o vissuto, appartiene a un linguaggio; se ben utilizzato distingue uno stile, espressione di una scelta che ha poco a che vedere con il gusto personale e molto con la sensazione che si vuole creare. Come un’opera pittorica ha un valore se inquadrata in un suo contesto e nella sua epoca storica, così una casa ben concepita è anche espressione del decennio e del luogo in cui è stata progettata. E se la sua ristrutturazione si attiene a uno stile e all’utilizzo di materiali autentici e non dozzinali, difficilmente perderà valore negli anni, proprio perché anche in futuro se ne riconoscerà un linguaggio, un racconto fatto di spazi vissuti e materiali veri.

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Il vero lusso? L’emozione Riconoscere dei particolari di autenticità in una casa significa riconoscerne un carattere unico, un insieme di elementi che istintivamente producono sorpresa e buone sensazioni in chi la abita e in chi la visita. Qualcosa di magico? Forse sì, anche perché, se sono tante le componenti da valutare razionalmente, è anche vero che ci si può innamorare di uno spazio in pochi secondi. A volte basta il primo impatto, la prima occhiata data dalla porta d’ingresso verso il salotto o il taglio di una finestra che staglia un bel panorama. Spesso, tutte queste buone sensazioni, hanno un minimo comun denominatore: la luce.

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La luce giusta, il valore aggiunto di ogni spazio La luce modella, valorizza, anima uno spazio. La componente magica che accresce il valore di una casa, spesso sottovalutata, è proprio la qualità della sua illuminazione. Lo studio delle fonti luminose artificiali e il loro rapporto con il contesto è un lavoro di scultura, è modellazione di forme. Non sarà arte pura ma è tecnica sopraffina in grado di dare quell’indubbio plusvalore a una casa.

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Luce naturale e luce artificiale Un impianto luminoso deve prevedere questo rapporto. Valorizzare uno spazio significa anche scegliere la luce giusta distinguendo le superfici da tenere in ombra e quelle da risaltare. Un giusto mix tra illuminazione a Led, soffusa o indiretta e fonti luminose più dirette e puntuali creano una gestione eterogenea dello spazio luminoso. Scostare le tende, alzare le tapparelle di un appartamento vuoto e lasciare che la luce filtri negli interni è quasi un gesto teatrale, dopodiché è facile comprendere che se lo spazio si trasforma in scenario allora ha anche le potenzialità per migliorare il suo valore con una attenta e oculata ristrutturazione.


Le tendenze per l'arredamento autunno inverno


da Idealista.it

Autore: houzz

10 ottobre 2017


Magazine e blog di settore sono sempre una fonte molto interessante per scovare nuove tendenze e per trovare nuove ispirazioni per le nostre case.  Navigando in rete, abbiamo selezionato 6 tendenze dell’interior e del design di cui sentiremo parlare molto nei prossimi mesi. Prendete nota!

Professionista: INTRO INRED - Scopri altre immagini di soggiorni

1. Lagom Lagom è una parola svedese che indica un vero e proprio stile di vita, basato sulla moderatezza e sul vivere bene evitando gli eccessi.  Si traduce in interni dal tipico gusto nordico in cui l’obiettivo non è quello di sorprendere bensì di accogliere. Al bianco e nero e al minimalismo estremo si sostituiscono materiali e colori naturali, tessuti, piante. Una casa lagom è una casa in cui tutto è al posto giusto, in cui è stato trovato il giusto compromesso tra il troppo e il troppo poco. A decretare l’affermazione del trend la recente pubblicazione del libro Lagom: The Swedish Art of Living a Balanced, Happy Life di Niki Brantmark, meglio conosciuta come la creatrice del blog My Scandinavian Home.

Professionista: DREAMHOUSE decorations - Scopri altre foto di soggiorni

2. Japandi Il nome di questa nuova tendenza parla chiaro, è appunto la fusione dello stile scandinavo con quello giapponese. Due culture geograficamente molto distanti ma che hanno moltissimo in comune, a cominciare dall’estetica minimalista e dal legame intrinseco con la natura. Non solo: lo stile japandi porta con sè l’estetica giapponese chiamata wabi-sabi, descritta come “bellezza imperfetta, impermanente e incompleta”. Si traduce nel campo dell’interior e nel décor in pochi pezzi ma di qualità artigianale, in materiali naturali e imperfetti, in layer e texture.

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3. Pareti grigie (ma non solo) Alle pareti bianche si sostituiscono sempre più spesso le pareti colorate: donano profondità agli spazi e decorano con leggerezza. Il grigio preferito dagli scandinavi non è un colore freddo, bensì una tonalità scaldata con una punta di beige in modo da diventare un perfetto colore neutro di fondo. Pareti colorate quindi: sia con il grigio, ma anche con altre tonalità desaturate che spaziano dal verde, al blu, ai colori terrosi.  Basta dare uno sguardo a blog di interior e décor scandinavi come ad esempio La Maison d’Anna G oppure Coco Lapine Design per capire come la tendenza sia davvero forte e destinata a durare!

Professionista: Scandinavian Homes - Scopri altre idee per soggiorni

4. Terrazzo alla veneziana Il terrazzo è un materiale storico tipicamente utilizzato come finitura per i pavimenti.  È stato ormai sdoganato nel mondo del design e del décor ed è diventato uno dei motivi decorativi preferiti da utilizzare per rivestimenti a parete, per i tessili e per gli oggetti. Il magazine australiano Yellowtrace ci offre un interessante insieme di spunti sul tema terrazzo e design.

Professionista: Torsten Ottesjö - Cerca idee per soggiorni

5. La casa compatta Fare di necessità virtù: le case sono sempre più piccole? Bene, troviamo delle soluzioni ingegnose per renderle belle e accoglienti. Il mondo del web è sempre più ricco di ispirazioni e progetti sul tema “casa compatta”, con spazi progettati su misura per sfruttare ogni centimetro dello spazio disponibile.  Si parla spesso di “compact living”, appunto un’abitazione piccola, ma con tutti i comfort della casa di dimensioni standard. Una tematica trasversale a tutti i Paesi: su Dwell ad esempio, una bella selezione di compact living selezionati nella metropoli per eccellenza, New York.

Professionista: INT2architecture - Scopri altre idee per camere da letto

6. La casa spostabile Casa compatta, ma non solo.  La casa oggi diventa anche spostabile: è la risposta che il design dà a tutta una nuova generazione di lavoratori, quella dei nomadi digitali. Professionisti del mondo del web che lavorano viaggiando, che non mettono radici in nessun luogo e che sono in continuo spostamento, e che quindi non hanno una dimora fissa.  Grazie al web è cambiato il concetto di lavoro, cambia anche il concetto di casa. Per capire la portata di questo fenomeno sociologico basta leggere questo articolo del Sole 24 Ore.

Professionista: ÁBATON - Cerca idee per facciate di case

Il grande interesse mediatico suscitato dalla nuova casa prefabbricata e spostabile del brand nipponico Muji, la Muji Hut, è la prova di quanto la nostra concezione di casa stia cambiando e si stia allargando a nuovi orizzonti. Al tema casa compatta e casa spostabile, il magazine britannico Dezeen dedica quiun’intera sezione con molti interessanti progetti di micro homes.


Acquisto casa già ipotecata, i diritti dell'acquirente


Redazione Idealista

11 ottobre 2017


Quando si compra una casa e si scopre che su di essa grava un’ipoteca, cosa è necessario fare? La risposta varia a seconda del momento in cui il problema viene alla luce. Vediamo, dunque, quali sono i diritti dell’acquirente di un’abitazione con ipoteca.

Nel caso in cui il venditore non abbia detto nulla e ci si accorga dell’ipoteca sulla casa prima della firma del compromesso, è possibile far valere le proprie ragioni e chiedere il risarcimento del danno solo se le trattative sono arrivate a buon punto e siano state scartate proposte alternative. Secondo l’articolo 1337 del codice civile, le parti contraenti devono comportarsi secondo buona fede nella formazione del contratto. La controparte deve essere informata di tutte le possibili cause che potrebbero invalidare il contratto, chi viola tale dovere deve risarcire il danno, che deve essere provato.

Qualora ci si accorga dell’ipoteca sulla casa dopo la firma del compromesso, ma prima di essersi recati dal notaio per firmare il rogito, è possibile chiedere all’agenzia immobiliare, nel caso in cui ci sia stata la sua intermediazione, il risarcimento del danno. E’, infatti, compito dell’agente controllare che l’immobile sia privo di pesi e oneri come l’ipoteca.

Ci si può, poi, sciogliere dall’obbligo di firmare il rogito e, quindi, recedere dal compromesso, chiedendo ovviamente la restituzione di tutti i pagamenti già anticipati. L’articolo 1482 del codice civile stabilisce però che se il venditore ha informato l’acquirente della presenza dell’ipoteca sulla casa, indicandola in contratto, quest’ultimo non può fare nulla ed è tenuto a recarsi dal notaio per il contratto definitivo.

In alternativa allo scioglimento del preliminare, l’acquirente può esigere la riduzione del prezzo di vendita, eventualmente sospendendo il pagamento del prezzo residuo.

Se si scopre l’ipoteca dopo il rogito, è possibile chiedere anche il risarcimento al notaio, che è tenuto ad effettuare sull’immobile oggetto di compravendita tutte le verifiche necessarie per assicurare al compratore l’acquisto di un bene libero da pesi e vincoli. Solo nel caso in cui l’acquirente abbia espressamente esonerato il notaio da tale ricerca egli non è responsabile delle relative formalità.

C’è poi la responsabilità del venditore, in quanto il venditore di un bene ipotecato deve dichiarare l’esistenza del vincolo all’acquirente al momento del rogito. Il venditore può anche assumere l’impegno nel preliminare di cancellare l’ipoteca esistente entro un certo tempo.

Ma cosa può fare l’acquirente di un immobile indicato come libero da pesi ed oneri, che al momento della stipula del definitivo o successivamente scopre l’esistenza di un’ipoteca?

Può chiedere la risoluzione del contratto, nonché la restituzione del prezzo eventualmente pagato e il risarcimento del danno; oppure può mantenere la proprietà del bene e chiedere la restituzione di parte o dell’intero prezzo pagato; oppure, ancora, può sospendere il pagamento del prezzo residuo.

Nel caso in cui, infine, il creditore metta all’asta il bene nonostante questo sia passato di proprietà, quindi avvii l’esecuzione forzata, l’acquirente può pagare i creditori per l’intero ammontare dei crediti iscritti; oppure può rilasciare la casa ipotecata ai creditori perché provvedano a soddisfarsi vendendola; oppure, ancora, può liberare la casa dall’ipoteca.

Rimane in capo all’acquirente il diritto di chiedere il risarcimento dei danni al venditore dimostrando di non essere stato informato dell’esistenza dell’ipoteca sul bene.


Cancellazione ipoteca sulla casa, a chi spetta


Autore: Redazione Idealista.it

02 ottobre 2017


Quando si effettua una compravendita e si scopre un’ipoteca sulla casa, a chi spetta la cancellazione? Al venditore, all’acquirente o al creditore? Andiamo a scoprirlo.

La cancellazione automatica dell’ipoteca, con l’estinzione immediata al versamento dell’ultima rata del prestito, è prevista solo nel caso di mutuo bancario. Con gli altri creditori, sia che si tratti di soggetti privati che pubblici, è necessaria una comunicazione e una esplicita richiesta inoltrata all’Ufficio dei Registri Immobiliari.

Solo il creditore può cancellare l’ipoteca che egli stesso ha iscritto per salvaguardare il proprio diritto e se il debito è stato estinto la cancellazione è dovuta. Eventualmente, il creditore potrà chiedere il rimborso delle spese amministrative necessarie all’adempimento. Se il creditore non provvede spontaneamente alla cancellazione, il debitore può presentare un ricorso d’urgenza in tribunale chiedendo al giudice che, dopo aver valutato l’effettivo pagamento, ordini al conservatore dei Registri Immobiliari la cancellazione dell’ipoteca.

L’ipoteca si cancella, in ogni caso, automaticamente dopo 20 anni dalla sua iscrizione, senza bisogno di alcuna attività né da parte del creditore che del debitore.

In fase di compravendita, il notaio che prima del rogito non avvisa il debitore della presenza di un’ipoteca sulla casa è responsabile personalmente e tenuto al risarcimento del danno. Il notaio si esonera da ogni rischio dichiarando nell’atto che il debitore è consapevole della presenza del vincolo e che l’ipoteca è in corso di cancellazione.

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Deposito prezzo notaio, quando si applica la nuova normativa


Redazione Idealista.it

07 settembre 2017


La legge sulla Concorrenza (n. 124/2017) ha predisposto il cosiddetto “deposito prezzo dal notaio”. La nuova normativa si applica dal 29 agosto scorso, di certo dunque alle trattative immobiliari avviate a partire da quella data. Ma cosa succede in caso di contrattazioni già in corso?

E’ possibile, infatti, il caso di un contratto preliminare stipulato prima del 29 agosto che preveda la stipula del definitivo dopo l’entrata in vigore della legge. Oppure, ancora, il caso che prima del 29 agosto sia stata accettata una proposta di acquisto o di vendita.

In queste situazioni, ci si chiede se l’acquirente possa domandare - in vista del rogito - che il notaio trattenga il prezzo fino ad avvenuta trascrizione del contratto definitivo e se il venditore possa affermare che, essendosi svolta la contrattazione preliminare anteriormente al 29 agosto, la norma sul deposito prezzo non si rende applicabile a un contratto definitivo che, anche se programmato dopo il 29 agosto, consegua a quella contrattazione preliminare.

Secondo quanto stabilito dalla legge, innanzitutto, si deve necessariamente ricorrere al deposito del prezzo se a richiederlo è almeno una delle parti, non serve un accordo tra i contraenti.

Con il deposito prezzo dal notaio il venditore non rischia di non incassare la somma dovuta una volta effettuata la trascrizione del rogito. I soldi sul conto del notaio non possono essere toccati e il notaio li può destinare solo al pagamento del venditore. Il venditore rischia di non ricevere il denaro solo a causa di eventi pregiudizievoli di cui sia causa il venditore stesso: ipoteca, sequestro, pignoramento. Non ci sono altri eventi che impediscano al notaio di consegnare la cifra al venditore.

Secondo quanto evidenziato dal Sole 24 Ore, è dunque ragionevole ritenere che la nuova normativa sul deposito del prezzo si applica anche alle contrattazioni già in corso. Non si tratta di un’applicazione retroattiva della legge, si tratta dell’applicazione della legge a un evento che accade quando la legge già vige.

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Deposito del prezzo anche per le trattative in corso (Il sole 24 ore)



Proposta di acquisto immobile e contratto preliminare, di cosa si tratta


Redazione Idealista.it

25 agosto 2017


Nel momento in cui si acquista una casa si avvia un iter composto da diversi passaggi. E’ importante conoscere ogni fase, per concludere al meglio l’intera operazione. Vediamo, in particolare, cosa sono la proposta di acquisto e il contratto preliminare.

La proposta di acquisto

La proposta di acquisto è la dichiarazione dell’acquirente di voler acquistare un certo bene a un determinato prezzo. Di norma, si tratta di un modulo prestampato fornito dall’agenzia immobiliare che viene accompagnato dal versamento di una somma di denaro a titolo di caparra.

Firmata, la proposta di acquisto contiene impegni già vincolanti per l’acquirente, mentre il venditore resta libero di valutare anche altre offerte. La proposta di acquisto impegna solo la parte che l’ha firmata. Una volta accettata dal venditore, la proposta di acquisto si converte automaticamente in un contratto preliminare.

Il contratto preliminare

Il contratto preliminare (o compromesso) è un vero e proprio contratto che obbliga entrambe le parti alla stipula del contratto definitivo. Il preliminare deve indicare gli elementi principali della vendita: il prezzo, la casa da acquistare, l’indirizzo, una precisa descrizione con i dati del catasto e la data del contratto definitivo.

Nel caso di vendita di immobili in corso di costruzione, sono previste dalla legge regole particolari per la redazione del contratto preliminare. 

Non è obbligatorio che il contratto preliminare sia stipulato da un notaio, ma è bene chiarire con il notaio quali sono gli obblighi da esso derivanti.

La trascrizione vale come una vera e propria prenotazione dell’acquisto dell’immobile, questo vuol dire che il venditore non potrà vendere l’immobile a qualcun altro, né concedere un’ipoteca sull’immobile, né costituire una servitù passiva o qualsiasi altro diritto pregiudizievole. Gli eventuali creditori del venditore non potranno iscrivere un’ipoteca sull’immobile promesso in vendita, né pignorarlo.

Dal momento della trascrizione del contratto preliminare, l’immobile è “riservato” al futuro acquirente, e qualsiasi trascrizione o iscrizione non avrebbe effetto nei suoi confronti.

In sede di registrazione del contratto preliminare devono essere pagate le seguenti imposte che saranno poi recuperate in sede di stipula del definitivo:

  • 0,50% sulla caparra
  • 3% delle somme pagate come acconto prezzo.


Nelle città dove si vive meglio è quasi impossibile comprare casa


Redazione idealista.it

13 ottobre 2017 


Melbourne e Sidney sono ai primi posti nel ranking delle città con la miglior qualità della vita. Peccato che sia quasi impossibile acquistare una casa in questi centri, a meno che non si abbia a disposizione un elevato budget. 

Nella calda, placida e costiera Sidney i prezzi sono aumentati del 140% negli ultimi 15 anni, con un incremento forte dall'inizio della crisi finanziaria mondiale. Questo ha fatto sí che la maggior parte degli australiani siano stati estromessi dal mercato della casa e l'indice della proprietà sia caduto ai minimi, specialmente tra i più giovani.

Solo le persone con un'età più elevata e con maggiori guadagni (quelli che hanno maggiori risparmi) hanno aumentato leggermente il loro indice di proprietà negli ultimi tre decenni in Australia.

Sidney è il secondo mercato della casa più caro del pianeta, mentre Melbourne, considerata per sette anni consecutivi dall'Economist la migliore città del mondo dove vivere, è il sesto mercato immobiliare più caro a livello mondiale.

Con questo panorama, la percentuale delle persone che vivono in una casa di proprietà è caduta del 45% tra i più giovani (tra i 25 e i 34 anni). Allo stesso tempo, il costo di un mutuo tra chi ha deciso di comprare una casa ha fatto crescere in maniera esponenziale il debito, e molte delle persone che sono andate in pensione non hanno potuto ancora restituire il prestito.

Le abitazioni di 14 m2 si vendono a prezzi che si aggirano intorno ai 430mila euro vicino a Sidney, una situazione che ha fatto crescere la preoccupazione dei più giovani, convinti che non potranno più permettersi una casa decedente.

Città con un'alta qualità della vita come le canadesi Vancouver e Toronto, le statunitensi San Francisco e Seattle o l'asiatica Singapore hanno sperimento un forte incremento dei prezzi e accresciuto la preoccupazione tra gli abitanti che improvvisamente si sono trovati fuori dal mercato immobilare.

Singapore e Toronto hanno cercato di risolvere almeno in parte il problema imponendo una forte tassazione sulla compravendita di abitazioni da parte degli stranieri, che hanno utilizzato questi mercati immobiliari come mete per i loro investimenti.



Catastrofi naturali: il 78% delle case è a rischio, ma solo il 2% è assicurato


Redazione idealista.it

13 ottobre 2017.


Nonostante un patrimonio architettonico vetusto e una terra colpita da frequenti catasfrofi naturali, la maggior parte delle famiglie italiane crede di non essere a rischio. La percentuale effettiva di abitazioni protette da questo genere di pericoli si aggira infatti intorno al 2%, mentre la quota di abitazioni coperte da polizza è del 34%.

A renderlo noto è stata l'Ania (L'associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) che, durante la giornata mondiale per la riduzione dei disastri naturali, ha presentato un'analisi di Gfk Eurisko. In Italia quasi otto abitazioni su dieci, ovvero il 78% sono esposte ad un rischio alto o medio alto tra terremoto e fenomeni idrogeologici. Ma solo il 17% delle famiglie è consapevole del pericolo, mentre circa l'83% non crede o non sa di essere esposto a un rischio catasfrofe.

Eppure secondo i dati dell'Ania, l'Italia è il sesto Paese al mondo per danni subiti dacatastrofi naturali e ogni anno il settore pubblico interviene per circa 3 miliardi di euro di danni. Il 35% delle abitazioni italiane è esposto ad elevato rischio sismico mentre il 55% è esposto ad elevato rischio idrogeologico.


Casa vacanze, non serve l'autorizzazione del condominio


Redazione idealista.it

06 ottobre 2017


Importante sentenza della Cassazione in merito alla possibilità di affittare il proprio appartamento in condominio come casa vacanze o in ogni caso come affitti brevi. Tali attività non possono essere vietate dall'assemblea condominiale, a meno che nel regolamento contrattuale stipulato al momento del rogito esista un divieto espresso e specifico.

La sentenza 22711 del 28 settembre ha per oggetto un appartamento destinato a locazioni di breve durata. La Corte ha ricordato come solo il regolamento contrattuale  stipulato dal costruttore e accettato dall'acquirente al momento del rogito ha la facoltà di vietare lo svolgimento di una specifica attività. Ma il divieto deve riguardare quella in attività in concreto. In questo caso nel contratto veniva contemplato il divieto di subaffittare o affittare l'appartamento adibendolo a pensione o albergo. Di conseguenza, secondo la Corte, questa formula non vieta la locazione per brevi periodi.

L'assemblea condominiale puo' quindi far riferimento al regolamento contrattuale per vietare un'attività solo esiste in esso un suo divieto espresso. Altrimenti non si potrà opporre.

 Articolo visto su

Affitti brevi, per la Cassazione non possono essere vietati (Repubblica)



Confedilizia: "E' arrivato il momento della cedolare per gli affitti dei negozi"


Redazione idealista

16 ottobre 2017


Confedilizia torna sul tema della cedolare secca per gli affitti di immobili non abitativi. E lo fa proprio nel giorno in cui l'esecutivo è chiamato a presentare la legge di Bilancio 2018.

Con un comunicato, il presidente Giorgio Spaziani Testa ha datto sapere: "Oggi il Governo presenterà la manovra di bilancio per il 2018, che sarà poi esaminata e integrata dal Parlamento. All’uno (il Governo) e all’altro (il Parlamento) Confedilizia ha ripetutamente segnalato l’urgenza di dare un segnale di attenzione al settore che manca all’appello della (sia pur timida) ripresa dell’economia italiana, quello immobiliare.

Pochi giorni fa, Eurostat ha rilevato che il nostro è l’unico Paese in Europa nel quale i prezzi degli immobili – e quindi i risparmi delle famiglie – continuano a scendere. L’Istat, dal canto suo, indica nell’edilizia il solo comparto con numeri negativi sia in termini di produzione che di occupazione.

Le ragioni di questa anomalia sono evidenti, per chi voglia vederle. L’Italia sconta ancora gli effetti dello spropositato aumento di tassazione sugli immobili deciso nel 2011 e non più corretto. È ormai evidente che un carico tributario di 50 miliardi di euro l’anno (di cui almeno 20 di natura patrimoniale) non è sopportabile. Bisogna intervenire e bisogna farlo subito.

In attesa di azioni decise sulla spesa pubblica, ci si può almeno concentrare su qualche misura di impatto limitato sull’Erario ma dai notevoli effetti moltiplicatori. Una di queste può essere l’introduzione di una cedolare secca sull’affitto di immobili non abitativi. Nel settore residenziale – dove si applica dal 2011 – la tassazione sostitutiva del reddito da locazione ha raggiunto i suoi scopi, contribuendo anche a far recuperare allo Stato almeno un miliardo di euro. Nel comparto non abitativo, gli effetti benèfici sarebbero ancora più estesi. Se ne gioverebbero il commercio e l’artigianato, verrebbero arginati degrado e desertificazione delle città, vi sarebbero esiti virtuosi a catena per l’intera economia.

In sede di esame della nota di aggiornamento al Def, la quasi totalità del Parlamento ha chiesto di inserire la cedolare per le locazioni non abitative nella legge di bilancio. Se non sarà nella prima stesura del testo, quindi, ci si deve aspettare che venga introdotta in Senato o alla Camera. Avrebbe un costo per le casse pubbliche? Secondo i tradizionali criteri di calcolo – che non considerano il gettito tributario che arriverebbe dalle attività svolte nelle centinaia di migliaia di locali ora vuoti – lo avrebbe. Applicata a tutti gli immobili non abitativi, la (presunta) perdita di gettito sarebbe pari allo 0,1% del Pil (1,6 miliardi di euro). Qualora la misura fosse limitata ai soli locali commerciali, il “costo” scenderebbe allo 0,06% del Pil (980 milioni circa). Cifre che sarebbero irrilevanti, se ci trovassimo in un contesto più tranquillo dal punto di vista dei conti.

Confedilizia ha proposto al Governo e al Parlamento diverse ipotesi, anche sperimentali. Se ne scelga una, ma che si cominci".



Casa in donazione, quali sono i rischi e come evitarli


Redazione idealista.it
27 ottobre 2017

Acquistare una casa in donazione può rivelarsi rischioso e la banca può non concedere un mutuo a chi desidera comprare un immobile il cui venditore l'ha ricevuto in donazione. Vediamo perché e in che modo, grazie anche a una recenta sentenza, è possibile evitare problemi.

La donazione è contestabile entro 20 anni dal momento in cui è stata trascritta o entro 10 anni dal decesso del donante. Un tempo piuttosto lungo. E con la contestazione l’erede può riprendersi il bene donato, anche se questo è già passato di proprietà. Per proteggere la donazione l’erede può rinunciare alla contestazione con un atto formale sottoscritto quando ancora il donante è in vita.

A chiarirlo è stata la sentenza del Tribunale di Pescara n. 250/2017. Tale sentenza, ricalcando quanto già espresso dal Tribunale di Torino (sentenza n. 2298/2014). In caso di donazione, dunque, è bene difendersi dagli eredi e dalle loro contestazioni.

Innanzitutto, bisogna ricordare che chi dona una casa, a un parente o a un terzo, compie un atto che potrebbe danneggiare i cosiddetti legittimari, ai quali la legge accorda sempre una quota minima del patrimonio del defunto, anche a dispetto della sua volontà. Questo significa che se una persona, quando è ancora in vita, compie donazioni che ne impoveriscono il patrimonio o con il proprio testamento, lascia gran parte dei propri beni a soggetti diversi dai legittimari, questi ultimi possono esperire la cosiddetta “azione di riduzione della legittima”.

L’azione di riduzione della legittima è una causa volta a recuperare quella parte di eredità che spetta loro per legge. In questo modo, chi è stato beneficiato da una donazione del defunto è tenuto a restituire l’immobile agli eredi anche dopo il passaggio di proprietà in proprio favore. Non solo. Se il donatario vende l’immobile a un’altra persona, anche quest’ultima può essere oggetto dell’azione di riduzione degli eredi e, quindi, obbligata a ridare il bene ai legittimari.

L’azione di riduzione non può più essere esperita superato un certo termine. Il diritto degli eredi legittimari di ottenere indietro il bene fuoriuscito dal patrimonio del defunto, che ha leso le loro quote, si prescrive alternativamente quando decorrono: 20 anni dalla trascrizione della donazione nei pubblici registri immobiliari; 10 anni dall’apertura della successione, ossia dalla morte del donante. Superato questo arco di tempo, se non viene intrapresa alcuna azione, la donazione diventa inattaccabile.

La prassi notarile ha però elaborato una soluzione più rapida, convalidata adesso dai giudici. Si tratta di far firmare all’erede legittimario una rinuncia a contestare la donazione: in questo modo egli si impegna a non effettuare l’azione di restituzione dell’immobile. Se gli eredi legittimari sono diversi, la firma dovrà essere raccolta da tutti quanti. La rinuncia può essere firmata quando il donante è ancora in vita, ossia poco dopo la donazione stessa.

La sentenza in commento precisa che la rinuncia del legittimario all’azione di restituzione dell’immobile donato è valida anche se compiuta prima della morte del donante e prima dei 20 anni dalla trascrizione della donazione. Essa, se resa con atto notarile, può essere annotata nei registri immobiliari a margine della donazione in modo da essere pubblica e conoscibile da chiunque.

Bisogna tuttavia sottolineare che con questo accordo il legittimario non perde la propria quota di legittima, che potrà sempre rivendicare anche nei confronti del donante, si impegna solo a non chiedere indietro l’immobile oggetto dell’accordo, ferma restando la possibilità di rivalersi in modo diverso.

Quindi, le situazioni che possono verificarsi sono le seguenti: se il donante è ancora in vita, il legittimario può solo rinunciare all’azione di restituzione dell’immobile, ciò vuol dire che non potrà più rivendicare il bene donato, ma può comunque agire nei confronti del donatario per ottenere (in diverso modo) la propria parte di legittima; se il donante è deceduto, il legittimario può rinunciare tanto all’azione di restituzione dell’immobile, quanto a quella di riduzione della legittima.



Tari casa disabitata, quando scatta l'esenzione

Redazione idealista.it
26 ottobre 2017

La Tassa sui rifiuti (Tari), secondo quanto previsto dalla normativa, deve essere pagata dai proprietari di locali o aree scoperte adibiti a qualsiasi utilizzo, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Ma esistono delle eccezioni.

La Tari è una tassa basata sulla possibilità di produrre rifiuti, una sua parte è però legata a quelli effettivamente prodotti. Secondo la normativa vigente, sulla base del numero dei componenti del nucleo familiare l’utente può usufruire di riduzioni ed esenzioni: ad esempio nel caso in cui l’immobile è abitato solamente in un determinato periodo dell’anno o è indisponibile a causa di una ristrutturazione. Ad essere esclusi totalmente dalla Tari sono quegli edifici, quelle aree e quelle case che non sono in alcun modo utilizzabili.

Che la casa sia disabitata non è motivo sufficiente per non pagare la Tari, la sua inagibilità deve essere stata appurata. Sono esentate le case prive di collegamento alla rete elettrica, idrica e fognaria e quelle inagibili o inabitabili. Un immobile disabitato, per tutto l’anno o anche per una sola parte, è invece tassabile.


Canoni ancora giù nel III trim 2017: scopri quanto ti costa affittare casa nelle città capoluogo di provincia.

Redazione idealista.it
26 ottobre 2017


Affittare casa è divenuto più conveniente dopo i mesi estivi. È quanto rilevano i dati del marketplace immobiliare idealista; i canoni di locazione in Italia hanno subito una contrazione del -3,5% nel terzo trimestre 2017. Il prezzo medio ora è di 8,5 euro al metro quadro. In termini annuali la variazione negativa è del -2,1%.

Secondo Vincenzo De Tommaso, dell’Ufficio Studi di idealista: “la maggior parte dei mercati hanno rallentato dopo i mesi estivi, mentre i grandi centri segnano un andamento positivo. Come mostra la graduatoria dei prezzi il grande stock di immobili presenti sul mercato contiene le richieste dei proprietari, marcando una generale tendenza negativa in particolare al Sud Italia. Nelle principali città come Roma o Milano si evidenzia, invece, un elevato dinamismo della domanda di locazione, il che determina un andamento positivo dei prezzi.”

Regioni

Solo 14 regioni su 20 segnano valori positivi nel terzo trimestre dell’anno; non rilevabile il Trentino Alto Adige. Gli incrementi maggiori del periodo spettano alla Valle d’Aosta (5,0%), seguita da Piemonte (2,8%) e al terzo posto a parimerito la Puglia e il Friuli

Venezia Giulia (1,1%).  In terreno negativo spicca il drastico calo della Basilicata (-5,8%) e a parimerito Abruzzo e Lombardia (-5,0%).

Nonostante il “taglio” dei prezzi accusato dalla Lombardia i canoni di locazione della regione restano tra i più alti. Il prezzo più caro si registra nel Lazio con una media di 11,3 euro/m² seguito da Lombardia (10,6 euro/m²) e Valle d’Aosta (9,5 euro/m²). Dall’altro i valori più economici della penisola spettano a Basilicata (5,4 euro/ m²), Calabria e Molise entrambi (4,8 euro/m²).

Province

La situazione in provincia è a macchia di leopardo, sebbene la maggior parte delle aree analizzate presentino valori negativi. Recuperi a due cifre per Macerata (10,8%) e Rimini (10,1%), Caltanissetta (8,2%). Decrementi sostanziali a Catanzaro (-13,0%), seguita da Latina (-11,1%) infine Potenza (-9,8%).

Milano (14,7 euro/m²) incrementa ulteriormente i propri valori, precedendo Roma (12,2 euro/m²) e Firenze (11,7 euro/m²). Guardando alla parte bassa del ranking troviamo, a pari merito, Caltanissetta e Avellino (4,2 euro/m²), a chiudere Enna con 3,8 euro/m².

Città Capoluogo

Le grandi città evidenziano recuperi, come accade per Milano, Napoli e Roma. La domanda è elastica come si evidenzia dagli estremi della graduatoria.

I canoni di locazione sono aumentati a Savona (8,2%), Bari (7,7%) e Vicenza (7,4%), mentre un decremento maggiore si registra a Siena (-8,0%), Varese (-6,4%) e Pisa (-6,2%).

Canoni più stabili per i mercati di Benevento (4,0%), Caserta (3,6%) e Frosinone (2,6%). Tra le grandi città: Torino (2,4%), Milano (2,3%), Napoli (1,8%) e Roma (1,0%).

In virtù degli ultimi incrementi Milano è la città più cara per chi cerca una casa in affitto, con una media di 17,0 euro/m² mensili. Alle sue spalle Firenze (14,4 euro/m²), che precede Roma a 13,6 euro al metro quadro. Chiudono la graduatoria Cosenza e Caltanissetta entrambe con 4,2 euro/m² e infine Agrigento (4,3 euro/m²), il capoluogo con gli affitti più a buon mercato d’Italia.

Per la realizzazione di quest’indice sono stati analizzati 60.489 annunci e 153 comuni; questi immobili hanno superato il controllo di qualità basato su informazioni come prezzo, dimensione, distribuzione e non duplicazione.


Le città in cui il rischio di bolla immobiliare è più elevato

Redazione idealista.it
23 ottobre 2017

Toronto è la città maggiormente a rischio bolla immobiliare. Seguono, in ordine decrescente, Stoccolma, Monaco di Baviera, Vancouver, Sydney, Londra, Hong Kong e Amsterdam. A renderlo noto il rapporto Ubs Global Real Estate Bubble Index 2017 di Ubs Wealth Management, che analizza i prezzi degli immobili residenziali in 20 metropoli di tutto il mondo.

Il rapporto ha evidenziato che il rischio di bolle immobiliari è ancora forte nei mercati residenziali delle principali città che si trovano in economie sviluppate ed è aumentato il numero di centri a rischio di bolla rispetto al 2016.

Secondo quanto emerso, Toronto è in testa alla classifica 2017. Come nel 2016, Stoccolma, Monaco di Baviera, Vancouver, Sydney, Londra e Hong Kong si confermano a rischio bolla; all’elenco si è aggiunta Amsterdam, che l’anno scorso era appena sopravvalutata. Lo studio ha sottolineato che l’unica metropoli sottovalutata è Chicago, mentre tre quarti delle città del mondo sarebbero sopravvalutate o a rischio bolla.

La situazione a Milano

In Europa, Milano è la città che, secondo il rapporto, offre le valutazioni più interessanti. Un professionista qualificato nel settore dei servizi deve lavorare in media solo 5,7 anni per permettersi un appartamento di 60 metri quadrati, il che indica le condizioni più convenienti di tutta Europa. I prezzi reali degli alloggi rimangono il 30% circa al di sotto del livello del 2007.

La lenta crescita economica ha continuato a penalizzare la ripresa dell’immobiliare residenziale. Gli ultimi dati segnalano tuttavia un miglioramento nelle prospettive e un aumento costante dell’occupazione in Lombardia, che a sua volta sosterrà i redditi. Secondo Ubs, i prezzi delle case siano pertanto destinati a salire.

Il resto d’Europa

Nel resto d’Europa, invece, la situazione si sta già surriscaldando. Negli ultimi quattro trimestri l’Ubs Global Real Estate Bubble Index è salito in tutte le città europee esaminate. In particolare, forti incrementi sono stati registrati ad Amsterdam, Francoforte e Monaco di Baviera.

Claudio Saputelli, Head of Global Real Estate del Chief Investment Office di Ubs Wealth Management (WM CIO), ha spiegato: “Il miglioramento della situazione economica generale, in parte accompagnato dalla solida crescita dei redditi nelle principali città, si è unito a costi di finanziamento eccessivamente bassi, dando luogo a una sostenuta domanda di alloggi nelle metropoli”.

E, dato che nelle città più interessanti l’offerta è sempre soggetta a limitazioni, si è assistito a un’impennata dei prezzi. Il binomio tra costi di finanziamento bassi e aspettative rialziste ha spinto le valutazioni alle stelle, esacerbando il pericolo di bolle locali. Al netto dell’inflazione, i prezzi hanno raggiunto livelli senza precedenti a Monaco di Baviera, Amsterdam e Stoccolma. In aumento anche quelli di Francoforte. Londra si conferma a rischio bolla, anche se in misura minore dopo il referendum sulla Brexit. Zurigo e Ginevra sono moderatamente sopravvalutate.

Gli investimenti immobiliari nel residenziale

Le previsioni di incremento dei prezzi a lungo termine concorrono a spiegare la domanda di investimenti nel settore immobiliare residenziale delle principali città del mondo. Molti operatori di mercato sono convinti che a, lungo termine, a beneficiare della crescita del valore saranno soprattutto le località migliori, le cosiddette “superstar”, grazie all’aumento del numero di famiglie molto facoltose. Senza dimenticare che, nell’ultimo decennio, la diminuzione dei tassi ipotecari ha reso molto più appetibile l’acquisto di un alloggio. Fino a quando l’offerta non aumenterà, sono numerosi gli acquirenti che dovranno fare i conti con il divario tra i prezzi delle “città superstar” e gli affitti, i redditi e i prezzi a livello nazionale.

Negli ultimi due anni il modello delle “superstar” si è visto ulteriormente potenziato dall’impennata della domanda internazionale, in particolare di quella cinese, che ha estromesso i compratori locali. Una crescita media dei prezzi di quasi il 20% negli ultimi tre anni ha persino confermato le aspettative degli investitori più ottimisti.

“In ultima analisi, questi fattori hanno finito per alimentare ulteriormente le sopravvalutazioni e quindi i rischi di bolla nei principali mercati residenziali urbani delle economie avanzate di tutto il mondo” ha affermato Matthias Holzhey, Head of Swiss Real Estate di UBS WM CIO. “Storicamente conviene assumere rischi ridotti sui mercati troppo caldi, che nell’arco di un intero ciclo di espansione e contrazione generano rendimenti inferiori rispetto ai mercati più bilanciati”.


Chi e perché sceglie di affittare una casa, l'identikit dell'inquilino 

Redazione idealista.it
20 ottobre 2017

Chi cerca una casa oggi lo fa principalmente perché vuole un posto in cui vivere (60%), seguito da chi è spinto da motivi di lavoro (36,6%) e motivi di studio (3,4%). A dirlo è l'ultima analisi dell'Ufficio studi del franchising Tecnocasa, che ha realizzato l'identikit dell'inquilino nel primo semestre dell'anno.

Secondo l'analisi dell'Ufficio studi di Tecnocasa, rispetto al primo semestre del 2017 si registra un leggero aumento della percentuale di coloro che affittano per motivi legati al lavoro, si passa infatti dal 35,0% all’attuale 36,6%.

Il contratto di locazione più utilizzato rimane quello a canone libero da 4 anni più 4 (57,8%), da segnalare però un netto aumento della percentuale nella stipula di contratti a canone concordato da 3 anni più 2 (28,1% contro il 22,9% del primo semestre del 2016 ed il 18,0% del primo semestre del 2015).

Il taglio più affittato è il bilocale (39,6%), seguito dal trilocale con il 34,7% delle preferenze. Anche nel primo semestre del 2016 le scelte degli inquilini si erano concentrate su bilocali e trilocali.

La maggior parte degli inquilini sono single (40,7%), seguono le coppie (35,9%) ed infine le coppie con figli (23,4%).



Lo strumento perfetto per poter scegliere l'inquilino ideale

Autore: condominioweb (collaboratore di idealista news) 
Articolo scritto dall'avv. Maurizio Tarantino
04 luglio 2017

In Germania la più grande agenzia immobiliare con milioni di clienti, inquilini e proprietari, ha sviluppato un nuovo sistema: chi cerca casa potrà mettere nel sito online tutti i suoi dati, con relativa documentazione, titolo di studio, ultimo foglio paga, e quanto ancora può essere di interesse, magari l'ultimo saldo del conto in banca, che auto possiede, e così via, oltre i normali dati familiari. 

Non è obbligatorio, si avverte, ma «chi si mette a nudo» avrà più chance di ottenere l'ambito appartamento.

Il dossier anonimo verrà presentato al padrone di casa, che potrà scegliere il suo inquilino ideale.

La notizia in esame rappresenta un spunto di riflessione soprattutto alla luce delle modifiche legislative intervenute con la legge di stabilità 2016 sulla già nota anagrafe condominiale introdotta con la Legge 220/2012.

L'anagrafe condominiale. 

Il registro di anagrafe condominiale è uno dei quattro registri (insieme a quello dei verbali, di contabilità e di nomina e revoca) che l'amministratore deve curare e mettere a disposizione dei condomini per la libera consultazione.

Il nuovo art. 1130, n. 6, c.c., come modificato dalla legge di riforma del condominio n. 220/2012, prevede espressamente l'obbligo di tenuta del registro dell'anagrafe condominiale a cura dell'amministratore.

Si tratta, nello specifico, di una sorta di "carta di identità" del fabbricato, contenente le notizie anagrafiche e patrimoniali essenziali utili per identificare tutti i partecipanti al condominio.

È possibile quindi consultare l'anagrafe condominiale per conoscere le generalità dei singoli proprietari e dei titolari di diritti reali e di diritti personali di godimento, comprensive del codice fiscale e della residenza o domicilio, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare, nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza.

L'obbligo di tenuta del registro dell'anagrafe condominiale in capo all'amministratore prevede una serie di adempimenti per i singoli condomini proprietari delle unità immobiliari: in caso di mancata collaborazione, l'amministratore può diffidare formalmente, per iscritto, i condomini inadempienti a fornire i dati necessarie entro un congruo termine, decorso il quale l'amministratore provvederà ad acquisire i dati addebitando le relative spese ai soli condomini inadempienti.

Il problema della mancanza dell'anagrafe delle locazioni. Ad oggi non esiste un'anagrafe pubblica dei contratti di locazione in essere, sicché chi volesse sapere se una determinata unità immobiliare è abitata da un inquilino non avrebbe altro strumento che quello di domandarlo ai diretti interessati.

Dal punto di vista condominiale, sappiamo che gli inquilini partecipano alla gestione delle cose comuni, hanno diritto di essere convocati a determinate assemblee (art. 10 l. n. 392/78); a tal proposito, il nuovo art. 1136 c.c. specifica chiaramente che l'assemblea non può deliberare se non consta che tutti gli aventi diritto sono stati avvisati.

I conduttori, poi, sono tenuti, al pari del proprietario, a rispettare il regolamento condominiale e a concorrere alle spese condominiali (art. 9 l. n. 392/78).

Sebbene il responsabile del pagamento degli oneri condominiali resta sempre il proprietario, la ratio della citata norma (anagrafe condominiale) che impone la comunicazione del nome del conduttore è chiara: consentire all'amministratore di conoscerlo per renderlo partecipe della gestione della compagine.

Tuttavia, cosa accade in caso di inerzia/mancata collaborazione da parte del conduttore?

Sul quesito in esame, giova ricordare chementre per i rapporti di condominio (dati anagrafici/proprietà), se il condomino non adempie, l'amministratore tramite una consultazione del registro anagrafe/conservatoria dei pubblici registri immobiliari può ottenere le informazioni; nei contratti di locazione, invece, non esiste un'anagrafe pubblica dei contratti d'affitto.

La soluzione intermedia fornita dalla legge di stabilità 2016: l'obbligo di comunicazione della locazione all'amministratore di condominio per integrazione all'anagrafe condominiale. L'articolo 1, comma 59, della Legge n.208/15, c.d.

Legge di Stabilità 2016, è intervenuto sull'articolo 13 della L. n. 431/1998, che disciplina i "patti contrari alla legge" nell'ambito delle locazioni abitative.

La norma precisa che "è fatto carico al locatore di provvedere alla registrazione nel termine perentorio di trenta giorni, dandone documentata comunicazione, nei successivi sessanta giorni, al conduttore ed all'amministratore del condominio, anche ai fini dell'ottemperanza agli obblighi di tenuta dell'anagrafe condominiale di cui all'articolo 1130, numero 6), del codice civile".

In sostanza, a carico esclusivo del locatore vengono previsti gli obblighi di:

1) provvedere alla registrazione del contratto di locazione nel termine perentorio di trenta giorni dalla data della sua stipula;

2) fornire "documentata comunicazione" al conduttore nonché all'amministratore del condominio, nei sessanta giorni successivi alla registrazione.

Quindi, una volta intervenuta la registrazione, il padrone di casa ha l'obbligo di comunicare l'avvenuto affitto dell'appartamento all'amministratore di condominio. La nuova norma impone che tale comunicazione deve essere "documentata": una copia della ricevuta di pagamento dell'imposta di registro deve essere inviata tanto all'amministratore di condominio, quanto al conduttore.

Invero, tale documento deve entrare a fare parte del registro di anagrafe condominiale, in quanto è la stessa norma ad imporlo specificando che la comunicazione documentata dev'essere adempiuta anche ai fini della tenuta dell'anagrafe condominiale.

Difatti, alla luce dell'articolo 1, comma 59, della citata L. n.208/15, la comunicazione dell'avvenuta registrazione dall'amministratore condominiale è funzionale e collegata agli obblighi di tenuta dell'anagrafe condominiale (articolo 1130, numero 6, cod. civ.), in cui vengono riepilogati i dati dei singoli proprietari, dei titolari di diritti reali e dei diritti personali di godimento (tra cui rientra anche la locazione), i dati catastali di ciascuna unità immobiliare nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza delle parti comuni dell'edificio.

Conclusioni. 

Alle luce di quanto innanzi esposto, dalla entrata in vigore della nuova norma, si evidenzia che i condomini dovranno comunicare all'amministratore di condominio gli estremi del contratto di locazione con i relativi dati dell'inquilino, affinche il medesimo possa annotare il tutto nel registro dell'anagrafe condominiale.


 

Servizi e trasparenza per vendere la casa agli stranieri

Redazione casa24 
27 ottobre 2017

Trasparenza e chiarezza per gli annunci pubblicati online: dal prezzo alla posizione dell’immobile, dal livello di efficienza energetica ai dettagli su procedure e costi per concludere l’acquisto. Ma anche capacità di comunicare in più lingue straniere, puntualità nel rispondere alle richieste di informazioni su siti e social network, disponibilità ad offrire servizi su misura, dalla ristrutturazione al notaio; fino all’utilizzo delle nuove tecnologie (come tour virtuali e foto 3D) per valorizzare i “dettagli” più amati all'estero.

Sono alcune delle “regole base” per accrescere le possibilità di concludere la vendita di immobili in Italia ad acquirenti stranieri. A indicarle è Simone Rossi, direttore generale di Gate-Away.com, portale immobiliare - con 26mila proprietà pubblicate online - dedicato ad acquirenti internazionali che desiderano comprarsi la “seconda casa” nel nostro Paese. In occasione dei dieci anni di attività (che saranno compiuti nel 2018), la web company marchigiana lancia - a partire da oggi 27 ottobre - “Destinazione Italia”, un tour di seminari formativi gratuiti dedicato a operatori del real estate che vogliono puntare sul mercato estero e conoscere opportunità e potenzialità di questo segmento. La prima tappa è prevista per oggi 27 novembre a Pescara, mentre i prossimi appuntamenti, fino ad aprile, si svolgeranno a Milano, Catania, Lecce, Rimini e Roma.

«Il mercato immobiliare che si rivolge all’estero – afferma Rossi – è in continua crescita, ma va approcciato nel modo più appropriato: sapere cosa cerca e si aspetta l'acquirente straniero è fondamentale per concludere al meglio una compravendita. Chi è interessato a comprare nel nostro Paese ha bisogno, sopratutto, di riporre fiducia negli intermediari a cui si rivolge: dal portale in cui trova l’annuncio all’agenzia che gestirà l’eventuale compravendita».

Notaio, property manager e virtual tour 
Ma quali sono, nel concreto, le “dritte” per vendere al meglio una casa a un cliente straniero? Molto apprezzata è la possibilità di ottenere dall’agenzia un “pacchetto completo” che includa, ad esempio, l’indicazione di una ditta per la ristrutturazione, il notaio (figura che spesso non trova corrispondenza all’estero), e servizi di property management, ovvero la gestione dell’immobile nei periodi di assenza del proprietario, dalla manutenzione all’eventuale

locazione.

Discorso a parte per la capacità di presentare al meglio gli immobili in vendita e di offrire servizi apprezzati dagli stranieri. Si parte dalle descrizioni, che dovrebbero essere ricche di particolari e “puntare sulle emozioni”, mettendo in evidenza, anche con le fotografie, i dettagli di “italianità” più amati all'estero: come finiture in mattoncini, porte in legno massello, maniglie in ferro battuto, antiche iscrizioni su pietra. «La tendenza all’estero – sottolinea Rossi – è spesso quella di cercare la seconda casa un po’ fuori dai centri turistici, magari a 10-15 km di distanza, scegliendo unità indipendenti come casolari o ville, con spazi esterni, giardini, terrazze o portici: elementi che vanno quindi valorizzati. Per gli interni, è spesso essenziale un minimo di home staging».

Un valore aggiunto è anche rappresentato dall’utilizzo delle tecnologie che rendono “valutabile” la casa dall’estero. Dal virtual tour, che permette di fare una prima visita virtuale dell'immobile senza muoversi di casa (importante per chi non vive in Italia), ai rendering 3D, che permettono al potenziale acquirente di farsi un'idea di come valorizzare la casa con una ristrutturazione.

Trasparenza e affidabilità 
I punti di partenza rimangono comunque affidabilità e trasparenza su tutti gli aspetti riguardanti l’immobile e l’eventuale trattativa. Innanzitutto sul prezzo, che dovrebbe essere reso noto sin dall’annuncio, ma anche sulla effettiva posizione in cui si trova la casa, sul livello di efficienza energetica, su eventuali carichi pendenti, sulle caratteristiche della procedura d’acquisto.
«Sembrano consigli scontati, ma non è così – osserva Rossi –. Spesso, ad esempio, le agenzie tendono a nascondere il prezzo di una casa, specie se elevato (in molti casi lo chiede il venditore): ma se uno straniero non vede la richiesta economica, tende a non richiedere informazioni e teme di essere raggirato pagando più del dovuto. Discorso simile per l'esatta posizione dell’immobile, l’informazione più cliccata sul portale dopo le fotografie».

Fondamentale è anche la chiarezza sulle diverse fasi della procedura d'acquisto. Basti pensare al ruolo degli agenti immobiliari: in Italia, a differenza che all’estero, sono mediatori che lavorano per entrambi le parti, chiedendo una provvigione sia all’acquirente che al venditore. «Da tenere presente – aggiunge inoltre il dg di Gate-Away.com – che il primo passo per trattare con gli stranieri è la conoscenza della lingua inglese. E che non possono mancare puntualità e correttezza: a partire dalla rapidità nel rispondere a richieste di informazioni attraverso siti web e social network».


Tallinn, prezzi in risalita del 6% 

casa24

Una città sospesa tra ieri e domani, con un centro storico, dichiarato Patrimonio dell’Unesco, cristallizzato nei secoli passati e il resto della capitale proiettato verso il futuro di una cittadina iperconnessa. L’Estonia è, infatti, uno dei Paesi più attivi da tempo sull’innovazione digitale.

Secondo Scenari Immobiliari l’Estonia è anche, tra i Paesi baltici, la prima Nazione nel segmento real estate. Per il settimo anno consecutivo il mercato immobiliare estone mostra risultati positivi, con una domanda sostenuta, un’effervescente attività di sviluppo e bassi tassi di vacancy.

«A livello residenziale sono in crescita i prezzi medi nominali del 6% nel 2017, grazie ad un incremento della domanda, supportata da un’economia stabile, la bassa inflazione e i tassi di interesse bassi - dicono da Scenari Immobiliari -. In aumento di circa il 5% anche l’ammontare dei mutui. Il mercato più dinamico si articola intorno a Tallin e fino a 25 km fuori dalla capitale, che vede sul mercato circa 2mila nuove unità ogni anno. Grazie all’aumento dei prezzi, cresce il fatturato del residenziale, anche se le transazioni si sono mantenute stabili rispetto al 2016».

L’area più cara è quella che si distribuisce nelle viuzze medievali della città vecchia, divisa in parte Alta e parte Bassa, collegate dalle strade jalg Pikk e jalg Lühike. Un centro vivace, ma rilassante, ricco di botteghe e qualche boutique di lusso, lungo via Viru, ristoranti ricercati e innovativi accanto alle taverne caratteristiche. La città vecchia è circondata da una cinta muraria costellata da una ventina di torri, alcune visitabili, ed è dal campanile della chiesa di Olav, che tra il 1549 e il 1625 è stato l’edificio più alto del mondo, che si gode il panorama sui tetti rossi della cittadina.

«Il prezzo medio al metro quadro in città è pari a 1.746 euro - spiega Tiia Sooaluste, sales director city department di Baltic Sotheby’s international realty -. Le quotazioni vanno dai 3.500-5.500 euro al mq della collina di Toompea ai 1.300-2.000 euro al mq di distretti residenziali periferici. Qualche zona come Kalamaja, verso il mare, dominata da hipster e giovani creativi, risulta ad alcuni

sopravvalutata. In zona si recuperano antichi edifici a mattoncini e depositi portuali destinandoli a negozi di arredo e locali per i giovani. Le case esistenti costano 1.600-2.000 euro al mq. I nuovi sviluppi registrano prezzi di 2.200-2.700 euro al mq come per Novamaja». Uno sviluppo importante che prevede appartamenti, ristoranti, negozi e piccole boutique è situato nella zona del Seaplane harbour museum. Qui è in costruzione anche un centro di Cybersecurity.

Nelle aree di lusso di Pirita e Rocca al mare i prezzi viaggiano sui 2.500-2.900 euro per abitazioni costruite negli ultimi 12 anni, ma le nuove realizzazioni sono molto più costose, come per esempio Meerhof.

«L’investimento immobiliare in città rende intorno al 4,5-5,5% se messo a reddito - dice ancora Tiia Sooaluste -. I principali acquirenti stranieri sono finlandesi, seguiti da svedesi, norvegesi, russi e da qualche clienti americano». Secondo gli esperti il mercato può crescere ancora nel 2018 grazie ai bassi tassi di interesse e ai salari in aumento. Anche se il 40% delle transazioni avviene senza mutuo e il 10-20% degli appartamenti viene acquistato per investimento. Resta invece contenuta la domanda per abitazioni di lusso, situate prevalentemente sulla costa e nelle isole di Saaremaa e Hiiumaa. «In città sono tre le aree principali per il lusso - continua l’intervistato -: Haabersti, Pirita e Viimsi. Ma la popolazione difficilmente riesce ad acquistare abitazioni di pregio».

È in Estonia che si trova la maggiore densità per il settore dei centri commerciali. Secondo i dati ci sono nel Paese 570 metri quadri di centri commerciali ogni mille abitanti contro i 208 dell’Italia. Diversi progetti sono in fase di completamento e vedranno l’avvio nel 2018 (Norde Centrum shopping center, T1, Porto Franco e Ülemiste). Un terreno di caccia per gli investitori, con il 70% degli investimenti che proviene da fondi scandinavi.


I Pir risvegliano il settore immobiliare

di Paola Dezza casa24
24 ottobre 2017

Una boccata di ossigeno, è così che il settore immobiliare sta vivendo la novità del Ddl di bilancio sull'estensione dei Pir alle società real estate. Una iniezione di risorse, che se passerà, sarà vitale per un settore in modalità riavvio. E la novità ha dato sprint a tutti i titoli del settore a Piazza Affari.

La novità si inserisce, infatti, in un contesto positivo per il mercato immobiliare italiano che, lasciata alle spalle la fase peggiore della crisi, è tornato a raccogliere investimenti tanto da arrivare a chiudere il 2017 con ogni probabilità con volumi superiori ai nove miliardi di euro contro i cinque miliardi di solo qualche anno fa.

«Questa innovazione sarà un importante contributo alla liquidità del settore quotato, contributo che potrebbe ridurre anche lo sconto sul Nav di Siiq (società di investimento immobiliare quotate) e fondi - commenta Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare -. Se la ratio della norma dei Pir è trasferire risparmio privato allo sviluppo economico del Paese, escludere a priori il real estate significa non comprendere il contributo di tale industria. La nostra proposta è così partita dalla legge 232 del 2016 che richiama l’articolo 87 del testo unico delle imposte sui redditi e che escludeva le società immobiliari che avessero come attivo immobili in locazione. Abbiamo così chiesto l’estensione dei Pir alle immobiliari senza limitazioni ed esclusioni».

Sul fronte dei Pir le stime oggi sono prudenziali. «Ipotizzando che i Pir da inizio 2018 possano investire anche nel settore immobiliare, si stima una raccolta nel primo anno tra 500 e 800 milioni di euro - spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari -. A frenare uno sviluppo maggiore le ancora poche società quotate e il tempo necessario per organizzare un’adeguata offerta di piccole e medie aziende con i requisiti. Negli anni successivi la raccolta potrebbe più che raddoppiare, anche perché si attende un deciso miglioramento del mercato immobiliare. Tutta da valutare, inoltre, la possibile sinergia (a tutto vantaggio del settore e del sistema economico) tra Pir e fondi immobiliari». Una raccolta che si inserisce nella cifra di 5,3 miliardi (dati Assogestioni) raggiunta a fine giugno 2017, con stime di crescita fino a quota 70 miliardi in cinque anni.

La novità riguarderà tutte le società immobiliari, ma sarà di aiuto soprattutto per un settore immobiliare quotato che mostra delle criticità, tanto è vero che dopo la quotazione di Coima Res un anno e mezzo fa il mercato delle Siiq si è completamente fermato. «Si potrebbe innescare una spinta alla nascita di nuove Siiq - dice Marcello Rubiu, partner di Norisk -, e un aiuto per le società immobiliari sopravvissute alla crisi. Possono tornare in auge anche ipotesi di spin off di banche e compagnie assicurative che potrebbero contare a questo punto su un flusso continuativo nel tempo di investitori. Anche le società che avevano messo in cantiere la costituzione di una Siiq e poi accantonato il progetto, come per esempio Dea capital real estate, potrebbero rivalutarlo».

La novità potrebbe avere anche una ricaduta positiva sui fondi immobiliari, che in parte investono i capitali raccolti proprio in società del settore, e che potrebbero avere come giovamento indiretto anche una maggiore facilità a trovare acquirenti dei propri immobili. Un tema che coinvolge in particolare i fondi immobiliari quotati destinati ai risparmiatori e che soffrono l’avvicinarsi della scadenza, visto che in diversi casi hanno ancora in portafoglio immobili da liquidare ma che hanno poco appeal per il mercato.

«Così come erano stati studiati i Pir escludevano una parte importante dell’economia del Paese - dice Breglia -, un settore che vale il 18% del Pil. Non solo. Lo spirito del Pir è finanziare imprese produttive e quindi potrebbe aiutare a far ripartire lo sviluppo immobiliare che è stato troppo a lungo accantonato durate la crisi». Tanto che oggi ci sono pochi immobili nuovi adatti alle richieste e alle esigenze degli investitori internazionali, sempre più interessati al real estate del nostro Paese ma costretti a farsi concorrenza per i pochi immobili di qualità disponibili.

«Il vantaggio - continua Breglia - è che con questa soluzione un investitore resta cinque anni (il piano di risparmio a lungo termine si costituisce con la destinazione di somme o valori per un importo non superiore, in ciascun anno solare, a 30mila euro ed entro un limite complessivo non superiore a 150mila euro) e quindi è possibile pianificare un investimento nel medio termine. Ed è anche un modo per fare entrare soldi nel real estate in modo controllato».



A Barcellona l’instabilità blocca le compravendite 
di Evelina Marchesini 02 novembre 2017

Barcellona è un città dei record, anche dal punto di vista immobiliare. Praticamente un terzo delle compravendite di case si possono ricondurre ad acquisti da parte di “stranieri” (residenti o meno nella città) e la bella metropoli catalana si conferma come seconda città più cara in Spagna, ma al primo posto in quanto a dinamicità e crescita dei prezzi.

L’incertezza dei mercati

Tuttavia, la questione dell’autonomia potrebbe cambiare le cose. La dose di incertezza che deriva dalla confusione politica sta infatti già frenando i grandi investitori e anche i piccoli acquirenti al momento temporeggiano, in attesa di maggiore chiarezza. Gli addetti ai lavori del mercato immobiliare locale sottolineano che gli investitori internazionali sono spaventati dall’ondata secessionista e che i deal più importanti sono sospesi. «In diversi casi, anche nel settore residenziale, i compratori hanno chiesto un periodo di proroga ,

dichiarano dall’Aci (Asociacion de consultoras inmobiliarias) – per verificare come evolverà il conflitto con il Governo centrale. Questa incertezza sicuramente influisce negativamente sul normale funzionamento del mercato». Di più, al momento, non si spingono a dire.

Come tutto il mercato immobiliare spagnolo, anche Barcellona risorge da una crisi fortissima, un vero e proprio tracollo: dal 2007 al 2016 il numero di nuove unità immobiliari residenziali è passato, in Spagna, da 615mila a 42mila. E i prezzi delle residenze sono crollati, prima di ricominciare a riprendersi o, nel caso di Barcellona, a correre.

il trend delle compravendite

«A differenza di Madrid, Barcellona mostra una distribuzione più omogenea della domanda di abitazioni da acquistare – spiega Carlotta Lancia dell’Ufficio studi di Scenari Immobiliari –. Dal 2011, la domanda è costantemente cresciuta, in particolare in due quartieri: il centro storico, Ciutat Vella, e il quartiere signorile di pregio di Exaimple». Nel 2016 sono state circa 51mila le compravendite di abitazioni a Barcellona, con il quartiere di Sarrià-Sant Gervasì che con oltre 4mila transazioni ha nettamente staccato i due quartieri Gracia e il già citato Exaimple nella classifica urbana delle zone più scambiate.

Anche negli altri distretti gli scambi sono sempre positivi e il numero di transazioni è molto omogeneo, restando compreso fra le 1.500 e le 2.500 all’anno. Il quartiere con gli scambi minori è stato nel 2016 quello di Nou Barris, con circa 1.300 transazioni. Anche nei primi due trimestri del 2017 le compravendite a Barcellona sono positive. A livello cittadino siamo già oltre le 30mila operazioni, il che fa

upporre che il 2017 si chiuderà con una variazione positiva, probabilmente a due cifre, rispetto al 2016

Prezzi alle stelle

Una delle grandi polemiche di Barcellona si è proprio svolta intorno al tema dei prezzi delle case che, a causa del turismo e degli acquisti dall’estero, hanno portato l’esborso a livelli troppo alti per la classica classe media barcellonese. E a non poche disuguaglianze. Ma il fenomeno va esaminato in un’ottica di più lungo periodo. Nei dieci anni che vanno dal 2007 al 2017, la città ha perso in media il 29% del valore dei prezzi medi nominali. Il punto è che alla fine del 2016, i prezzi di vendita delle case a Barcellona hanno registrato un incremento nominale medio a due cifre, del 12,5 per cento. «Nei primi due trimestri del 2017 il trend si è ulteriormente rafforzato – continua Carlotta Lancia – facendo segnare un incremento medio di oltre dieci punti percentuali (10,4%), ciò significa che a fine anno i prezzi della città sono stimati in rialzo di oltre quindici punti percentuali». Dopo sette anni di prezzi in discesa, dal 2014 il ciclo è nettamente cambiato, il rischio – secondo molti – è che si vada a

ripetere quello che è successo a inizio anni 2000, quando i prezzi della città (e di buona parte delle metropoli spagnole) erano aumentati per cinque anni di seguito a ritmi compresi fra il 15% e il 20% annuo. Una bolla che esplose e portò un enorme flusso di offerta sul mercato facendo crollare i prezzi nei successivi sette anni di oltre il 50 per cento.

Periferia e zone esclusive

Un indicatore che può dire qual è lo stato attuale del mercato arriva dall'analisi dei prezzi di vendita dei quartieri più periferici come Nou Barris (1.500-2.000 euro al mq, con un +8,7% nell'ultimo anno), Sants 2.500-3.300, +12%) o Sant Andreu (2.100-2.500, +4,9%), che, anche se non hanno raggiunto livelli molto alti di crescita dei prezzi in questi ultimi tre anni, oggi riportano i valori di vendita al di sopra dei minimi del ciclo, dimostrando che la domanda sta avendo un impatto forte sul mercato e, di conseguenza, sui prezzi.

I quartieri più esclusivi di Barcellona si trovano invece nella “Zona Alta”. L’elegante fascino del XIX secolo è ancora oggi testimoniato nei palazzi riqualificati e resi attuali dal punto di vista delle infrastrutture e del risparmio energetico tipici dei quartieri Sarrià-Sant Gervasi, Pedralbes, Bonanova e Tres Torres. Nella Zona Alta si trovano sia appartamenti con metrature molto ampie che grandi case indipendenti con giardini privati. Le proprietà di almeno duecento mq con box auto per minimo tre vetture sono molto richieste. Le rare nuove costruzioni che vengono realizzate in questi quartieri sono messe in vendita a prezzi che superano di tre volte la media cittadina, vale a dire a circa 12mila euro al metro quadro. 

Il 26% dei compratori cerca case sotto i 120mila euro 
di Emiliano Sgambato08 novembre 2017

Si amplia ancora la quota di compratori che ha un budget d’acquisto inferiore ai 120mila euro. Secondo le statistiche di Tecnocasa, a luglio di quest’anno il 26% di chi cerca casa ha dichiarato una disponibilità di spesa fino a 119mila euro, una quota in aumento rispetto al 24,6% dell’anno precedente. Aumenta però, anche se in maniera molto meno sensibile, anche la fascia compresa tra i 170mila e i 249mila euro, dove si collocano il 22,5% dei compratori (erano il 22,3% un anno prima). Stabile la fascia intermedia tra i 120 e i 169mila euro. In ribasso, complice anche il perdurante calo dei prezzi, le restanti (e più alte) fasce: dal 16,5% al 15,7% da 250mila a 349mila euro; da 8,2 a 7,8% fino a 474mila, da 4,4 a 4,1% per cifre superiori.

Rispetto alla media delle grandi città, secondo le rilevazioni Tecnocasa, si discostano Roma, dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila euro (con 24,5%); Firenze, Bari e Milano con una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila euro; e
Bologna, dove incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila euro (32,6%). «Anche negli altri capoluoghi di regione – nota Tecnocasa – che non sono grandi città, si registra un aumento della percentuale di coloro che desiderano spendere fino a 120 mila euro».


Per il 31% degli italiani il mattone rimane un buon investimento


di Radiocor Plus

30 ottobre 2017


Per gli italiani non esiste più l’investimento ideale e il “mattone” pur in risalita, non ha più l’appeal degli anni prima della crisi. Lo mette in evidenza la ricerca Acri/Ipsos. Dalle risposte al sondaggio emergono tre gruppi. Un 33% che ritiene che proprio non ci sia un’investimento ideale, un 31% che indica gli immobili e un 29% che predilige gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Dalle risposte sull'immobiliare, tuttavia, si regista una crescita per il terzo anno di fila, al 31%. Percentuale comunque molto lontana dal picco del 2006 quando sette italiani su dieci indicavano il mattone come investimento ideale.

La ricerca Acri/Ipsos osserva poi come il numero di italiani propensi al risparmio rimane estremamente elevato: sono l’86% (nel 2016 l’88%). C’è tuttavia dalle risposte la constatazione di una riduzione dell’ansia di risparmiare rispetto all’inizio della crisi. L’espressione “Non vivo tranquillo se non risparmio” nel 2014 la sottoscrivevano il 46% degli italiani, l’anno dopo il 42% ed oggi solo il 37%, stessa percentuale del 2016.

Prevalgono coloro che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce: (49%, -2 punti percentuali rispetto al 2016). Dopo quattro anni consecutivi di crescita, diminuisce la quota di italiani che affermano di essere riusciti a risparmiare negli ultimi dodici mesi: passano dal 40% del 2016 al 37% attuale, e aumentano coloro che consumano tutto il reddito (41%, erano il 34% nel 2016).



INTERVISTATHOMAS VAN VECHEL (BOUWFUNDS)


«Nelle residenze per studenti buone opportunità in Italia»

di Evelina Marchesini 07 novembre 2017


Moderatamente ottimisti sull'Italia, dove le opportunità di investimento non mancano, ma attenti all'evoluzione a breve termine della situazione politica. Thomas van Vechel, a capo del team di analisti di Bouwfonds Investment Management, osserva con attenzione il mercato immobiliare del nostro Paese, pur senza una presenza stabile al momento. Il gruppo gestisce 5,9 miliardi di euro di real estate asset (a settembre 2017), con una focalizzazione esclusiva sul mercato europeo e una concentrazione degli investimenti per oltre il 66% nei Paesi Bassi e circa il 14% in Germania.

L'abbondanza di capitali e il facile accesso al credito rendono l'investimento immobiliare particolarmente attraente in questo momento? 
Sicuramente sì e siamo positivi relativamente agli investimenti nel real estate. Nonostante l'abbondanza di capitali stia via via riducendo i rendimenti, l'investimento in attività immobiliari continua a offrire yields stabili e in grado di superare l'inflazione, oltre a essere decisamente competitivi rispetto ai titoli pubblici. Questa fiducia si basa anche su un contesto economico mondiale positivo, nonostante le incertezze a livello politico. Va poi sottolineato che l'investimento nel real estate aiuta gli investitori a ridurre il rischio di esposizione ai singoli mercati azionari e obbligazionari, in un'ottica di diversificazione del portafoglio.

Qual è dunque la vostra visione sul real estate europeo? 
La nostra visione è generalmente positiva e in un'ottica di opportunità di acquisto. Le recenti elezioni nei Paesi Bassi, in Francia e in Germania hanno rafforzato i governi centristi e pro-globalizzazione, con un impatto positivo sulla fiducia degli investitori. Anche gli indicatori economici sono in generale miglioramento, con Pil in crescita e riduzioni del tasso di disoccupazione.

Ci sono alcuni fattori di preoccupazione? 
A livello immobiliare sì. L'eccesso di domanda rispetto all'offerta ha fatto non solo scendere i rendimenti, ma anche contrarre il volume delle transazioni ed è sempre più difficile trovare asset in cui investire. Inoltre, ci dobbiamo aspettare una restrizione in termini di politica monetaria, che cambierà lo scenario del costo del credito.

Verso quali Paesi dirigerete gli investimenti in prospettiva? 
Siamo sovrappesati nell'Europa occidentale, particolarmente nei Paesi Bassi, Germania, Francia e Regno Unito.

Quale è la vostra opinione dell'Italia come mercato in cui investire?
Riteniamo che ci siano consistenti opportunità di investimento in Italia, soprattutto nelle città maggiori, ma il mercato resta vulnerabile nei confronti dei fattori di rischio, sia politico, sia esterni. Continuiamo a vedere instabilità nel settore bancario italiano e non ci è chiara l'evoluzione del contesto politico e per questi motivi riteniamo l'Italia più rischiosa di altri Paesi del Sud Europa.

Quali settori sono più interessanti, in ogni caso? 
Osserviamo da vicino il settore retail, che secondo noi riflette una sostanziale stabilità in termini di rendite da locazione, rendimenti e domanda degli investitori. Tuttavia l'elevata domanda, rispetto all'offerta, in città come Milano, Torino, Roma, Firenze e Venezia resta molto elevata e si va incontro a un'uleriore riduzione dei rendimenti. Sono interessanti anche gli uffici di grado A a Milano, con la stessa visione di riduzione degli yields per gli stessi motivi indicati relativamente al settore retail. Non si può tuttavia non sottolineare come Milano si distacchi dal resto del Paese: nell'ultimo anno ha attratto molti investitori internazionali e oggi la città, da sola, vale almeno il 60% dell'intero mercato immobiliare italiano. E continuerà a rimanere il target principale degli investitori esteri.

Secondo voi, il settore residenziale italiano è interessante per un investitore istituzionale? 
La nostra idea è che ci siano buone opportunità, ma più che nel settore residenziale classico le vediamo, per esempio, in quello delle residenze per studenti. E' proprio qui che stiamo valutando alcune acquisizioni in Italia. Si tratta di un comparto molto giovane in Italia e proprio per questo può offrire ottime opportunità di rendimento.

Quindi, in definitiva, pensate di investire in Italia nel breve periodo? 
L'intenzione sicuramente c'è, sempre che ci vengano prospettate buone opportunità. Per il momento, però, ci limitiamo a esaminare Milano e Roma.


Berlino regina d’investimenti immobiliari in Europa


di Paola Dezza

02 novembre 2017


Una Germania dominante nel settore immobiliare annovera diverse città che, ognuna per caratteristiche proprie e tutte grazie alla solida economia del Paese, appaiono in Europa ancora le mete favorite per gli investimenti real estate.

Confermando la differenza dal resto d’Europa, dove spesso le singole nazioni vengono identificate con una sola città che per investimenti immobiliari sovrasta il resto del Paese: Londra per il Regno Unito, Parigi per la Francia, Milano per l’Italia.

A confermare la tendenza anche la ricerca “Emerging Trends in Real Estate Europe 2018” stilata da PwC e Urban Land Institute (ULI) e pubblicata ieri. «Il titolo della ricerca condotta a livello europeo di PwC e ULI è “Reshaping the future” - dice Elisabetta Caldirola, partner di PwC -. Ricostruire e ricominciare sono le parole chiave della survey sui trend che il mercato europeo avrà nel prossimo anno. Nella pubblicazione si descrive un mercato europeo cauto ma positivo, che sta ancora facendo i conti con rendimenti modesti e la forze dirompenti dell’innovazione tecnologica e del mutamento sociale indotto dai nuovi stili di vita, il fattore demografico e i flussi migratori».

La novità di questa edizione è la scalata della top ten da parte di Copenaghen e Madrid, che così insieme a Berlino, Francoforte e Monaco diventano le cinque città preferite per gli investimenti nel real estate nel corso del 2018. Nelle prime dieci sono quattro le città tedesche, con anche Amburgo. A dirlo sono 800 professionisti del real estate in Europa, opinioni raccolte dal report. I cambiamenti della classifica non spostano di una posizione Berlino, saldamente prima negli ultimi quattro anni. Berlino beneficia della crescita della propria popolazione e dell’espansione del business, soprattutto nel settore tecnologico. Sempre una città tedesca al secondo posto. Si tratta di Francoforte, in solida crescita, grazie anche all’esito di Brexit. L’Association of Foreign Banks in Germania prevede 3.000-5.000 nuovi posti di lavoro a Francoforte in seguito alla decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione europea.

Sempre seconda, parimerito con Francoforte, si trova Copenhagen, che ha catturato l’interesse degli investitori grazie al boom del residenziale, quarta Monaco, cara ma attraente, mentre Madrid, che è passata dal nono al quinto posto, beneficia delle ottime prospettive di crescita dei rendimenti da affitto nel segmento uffici. Il Gdp è cresciuto del 3% l’anno scorso e dovrebbe confermarsi a questi livelli per i prossimi due anni.

Amburgo, Dublino, Stoccolma, Lussemburgo e Amsterdam occupano le ultime cinque posizioni della top ten. Non c’è quindi Londra in classifica, ma il Regno Unito nel periodo compreso tra l’ultimo trimestre 2016 e il terzo trimestre 2017 ha attirato capitali per un controvalore di 64 miliardi di euro. Dietro alla Germania che ne ha catturati 68 miliardi. L’Italia nello stesso periodo ha registrato investimenti per nove miliardi di euro, surclassata dalla Spagna con 18 miliardi e dalla Francia con 25 miliardi.

In termini settoriali anche in questo report la logistica si rivela il segmento più ambito per fare investimenti nel 2018. Si gioca questo ruolo con la nicchia residenziale rappresentata da settori quali lo student housing, il senior living e le cliniche. Le risposte dei protagonisti del real estate rivelano una disaffezione, parziale, verso i due ambiti tradizionali di uffici e retail. La crisi parte dagli Stati Uniti, dove il retail registra chiusure e abbandoni e anche il settore uffici nelle aree sub-urbane non gode di buona salute.

Il sentiment è comunque complessivamente positivo, seppur cauto, sull’Europa. Circa il 50% degli intervistati ritiene che i profitti cresceranno l’anno prossimo, mentre il 42% si aspetta una crescita della fiducia. Resta da monitorare l’instabilità politica di alcune Nazioni, particolare preoccupazione destano le situazioni in Turchia, Polonia e Ungheria.

Qualche operatore inizia a pensare a una rotazione di portafoglio. «Stiamo vendendo gli asset che si mostrano meno forti, è un buon momento per essere venditori - dice qualche intervistato -. Ma al contempo stiamo comprando e quando compriamo siamo focalizzati su asset di elevata qualità nei mercati più forti che continueranno a crescere».

«Le interviste con i leader dell’industria immobiliare - commenta Gareth Lewis, direttore del real estate di PwC - rivelano un settore che punta a rinnovarsi e a d arrivare in alcuni casi a un punto di rottura con il modo tradizionale di fare immobiliare».



PRIVACY 
Niente accesso civico sulle visure catastali effettuate dal notaio

accesso civico garantito dal Foia - il Freedom information act in versione italiana previsto dalla legge anticorruzione (Dlgs 33/2013) e di recente reso ancora più penetrante - non si può azionare nei confronti degli atti depositati negli archivi notarili o in altri uffici pubblici. Lo ha sottolineato il Garante della privacy, che ha così confermato la decisione del Consiglio notarile dei distretti riuniti di Palermo e Termini Imerese.

L’accesso negato 
Il Consiglio aveva permesso, dopo aver oscurato i dati personali, l’accesso ad alcuni atti. Aveva, però, respinto la richiesta - che l’interessato aveva avanzato facendo leva sull’accesso civico - di conoscere una serie di altri documenti: copia degli atti trasmessi dai notai del Collegio e copia delle visure ipotecarie e catastali effettuate da questi ultimi. Trattandosi di atti che contengono dati personali, il Consiglio notarile ha chiamato in causa il Garante perché valutasse la decisione presa.

Il Foia non si applica 
Il Garante ha sottolineato che la richiesta di accesso civico agli atti notarili e alle visure presentata agli addetti alla conservazione (archivio notarile, Catasto, Agenzia delle entrate) non è fra quelle contemplate dal decreto 33. Infatti, il regime di conoscibilità di quei documenti è regolato da specifiche norme di settore.


Tasse sugli affitti, la nuova mappa

Per le tasse sugli affitti brevi è una piccola rivoluzione. Finora si è parlato molto della ritenuta applicata dagli intermediari immobiliari, che è stata versata la prima volta lunedì 16 ottobre e per la quale mercoledì scorso il Tar del Lazio ha bocciato l’istanza di sospensiva da parte di Airbnb.

Eppure, una volta superate le difficoltà applicative del nuovo adempimento, molti proprietari di case affittate si accorgeranno che le vere novità derivanti dal decreto legge 50/2017 e dalla circolare 24/E riguardano la possibilità di scegliere la cedolare (e il soggetto che può sceglierla).

Affitti brevi (e non)

Quando si parla di «affitto breve», il Fisco intende la locazione di una casa, con una durata non superiore a 30 giorni, eseguita da soggetti che non esercitano attività d’impresa. Quindi, sono esclusi gli affitti a società e imprese (uso foresteria, ad esempio), ma anche le locazioni siglate da chi opera con partita Iva.

er le tasse sugli affitti brevi è una piccola rivoluzione. Finora si è parlato molto della ritenuta applicata dagli intermediari immobiliari, che è stata versata la prima volta lunedì 16 ottobre e per la quale mercoledì scorso il Tar del Lazio ha bocciato l’istanza di sospensiva da parte di Airbnb.

Eppure, una volta superate le difficoltà applicative del nuovo adempimento, molti proprietari di case affittate si accorgeranno che le vere novità derivanti dal decreto legge 50/2017 e dalla circolare 24/E riguardano la possibilità di scegliere la cedolare (e il soggetto che può sceglierla).

Affitti brevi (e non)

Quando si parla di «affitto breve», il Fisco intende la locazione di una casa, con una durata non superiore a 30 giorni, eseguita da soggetti che non esercitano attività d’impresa. Quindi, sono esclusi gli affitti a società e imprese (uso foresteria, ad esempio), ma anche le locazioni siglate da chi opera con partita Iva. la scelta della cedolare tocca al proprietario (che nel caso dei contratti brevi la esprimerà direttamente in dichiarazione dei redditi). la scelta della cedolare tocca al proprietario (che nel caso dei contratti brevi la esprimerà direttamente in dichiarazione dei redditi).

Nei casi di sublocazione breve, infine, il sublocatore potrà scegliere se trattare i proventi come redditi diversi o applicare la cedolare al 21 per cento. Il tutto con un’avvertenza: anche il locatore continuerà a poter scegliere la cedolare sull’affitto per così dire “principale” - cosa che gli era consentita già prima - e dunque si potrebbero avere due opzioni per la stessa casa.

Gli altri servizi

L’estensione della cedolare permette un buon risparmio. Se si resta alla tassazione ordinaria, infatti, i 315 euro dell’esempio precedente possono facilmente raddoppiare, per chi si colloca nello scaglione Irpef del 38% e deve aggiungere le addizionali comunali e regionali (anche se nel caso dei redditi diversi va esplorata la possibilità di dedurre le spese sostenute). Resta comunque un quadro complesso, che imporrà ai proprietari di individuare bene l’ambito in cui ricadono.

Una (parziale) semplificazione deriva dalla possibilità di trattare come affitti brevi - con tutte le regole viste fin qui - anche quelli in cui vengono offerti i servizi accessori come la fornitura di biancheria, la pulizia e le utenze (compreso il wi-fi). Se però ci sono servizi extra, bisogna dire addio alla cedolare.

L’aliquota al 10%

Sempre sul fronte della cedolare, la legge di Bilancio 2018 dovrebbe confermare a regime la flat tax al 10% sugli affitti concordati (altrimenti destinata a salire al 15% dal 2018). Giovedì scorso, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, si è detto tranquillo sulla possibilità di una stabilizzazione. L’aliquota al 10% non interessa le locazioni brevi, ma ha un impatto tutt’altro che trascurabile per i proprietari.



Case in vendita a 1 euro: la mappa dei comuni italiani dove puoi acquistarle

Autori: Annastella Palasciano,
06 novembre 2017

Dal sud al nord della Penisola, case che altrimenti verrebbero abbandonate o distrutte vengono vendute da privati cittadini, o più spesso dai Comuni, alla cifra simbolica di un euro. L'obiettivo è far sì che i nuovi proprietari diano inizio a lavori di ristrutturazione e di recupero per dare nuova vita agli immobili e ai luoghi dove sono ubicati. idealista news ti presenta la mappa dei paesini italiani dove puoi acquistarle.
Case in vendita a 1 euro in Sicilia

Gangi, in provincia di Palermo, è stato eletto  nel 2014 il borgo più bello d’Italia. Eppure il centro storico di questo affascinante paesino siciliano, con lo scorrere del tempo, ha vissuto una sorta di abbandono e molte delle sue case sono finite in rovina. Con l’obiettivo di recuperare e valorizzare il cuore di questa cittadina, nel 2015 il sindacato ha pensato di assegnare gratuitamente gli immobili vetusti per finalità turistico-ricettive o abitative. C’è solo una condizione: restaurarli entro tre anni. Ma un'iniziativa simile è stata adottata anche a Regalbuto (Enna) e Salemi (Trapani).

La storia del comune di Salemi è però peculiare. Fu l'allora sindaco Vittorio Sgarbi a lanciare nel 2008 un'iniziativa di cessione degli immobili diroccati ai privati per combattare il degrado del centro storico, colpito dal terremoto del 1968. Nonostante le tante manifestazioni di interesse, alcuni immobili furono sequestrati perché pericolanti, mentre il comune fu commissariato per infiltrazione mafiosa.  Nel 2016 l'ex sindaco e i suoi amministratori furono prosciolti dall'accusa.

Case a 1 euro Toscana

A Montieri, in provincia di Grosseto, il sindaco ha deciso di salvare il suo Comune proponendo alcuni immobili fatiscenti e abbandonati in vendita a 1 euro. C’è solo una condizione da rispettare: l’acquirente deve provvedere alla loro ristrutturazione entro tre anni, pena la restituzione. A Fabbriche di Vergemoli, un piccolo paesino in provincia di Lucca, di appena 800 abitanti nato dalla fusione fra Fabbriche di Vallico e Vergemoli, la vendita di case a un euro ha l'obiettivo di ripopolare il piccolo borgo.

Comune di Patrica case a un euro

L'ultimo in ordine di tempo a mettere in vendita a un euro i propri immobili è stato ilpiccolo paesino di Patrica, in provincia di Frosinone. Il sindaco ha deciso di "svendere" gli edifici abbandonati con l'obiettivo di riqualificare il centro storico del paese, evitare lo spopolamento e mettere in sicurezza le case. Anche in questo caso, infatti, la condizione è che gli acquirenti si impegnino a ristrutturare i vecchi immobili.

Case a 1 euro elenco comuni

Ecco l'elenco completo dei comuni dove puoi acquistare casa a un euro, elaborato dal sito casea1euro

  • Gangi (Palermo), Sicilia
  • Regalbuto (Enna), Sicilia
  • Salemi  (Trapani), Sicilia
  • Patrica (Frosinone), Lazio
  • Fabbriche di Vergemoli (Lucca), Toscana
  • Montieri, (Grosseto), Toscana
  • Ollolai (Nuoro), Sardegna
  • Nulvi (Sassari), Sardegna
  • Carrega Ligure (Alessandria), Piemonte
  • Lecce nei Marsi (Aquila), Abruzzo

Cosa fare prima di richiedere un mutuo alla banca

Autore: Redazione Idealista.it
14 novembre 2017,

La prima cosa da tenere a mente quando si vuole ottenere un mutuo è che ogni banca segue una propria strategia commerciale. Bisogna, dunque, trovare l’istituto di credito che, in quel momento, ha la politica di mercato più espansiva che la spinge a erogare.

Innanzitutto, bisogna fare attenzione al tasso applicato: i tassi bassi indicano una propensione della banca all’erogazione. Uno strumento utile nella ricerca è il web. Su Internet ci sono tanti siti che offrono cataloghi di mutui ordinati per Taeg (Tasso annuo effettivo globale), grazie ai quali selezionare le occasioni migliori. E se la banca dove si ha il conto corrente non è tra le migliori, niente paura. E’ possibile avere il conto corrente con una banca e il mutuo con un’altra.

Un’altra cosa importante è informarsi in particolare sui tassi (fisso, variabile, misto) e sulla durata. Non sempre un mutuo a tasso fisso di lunga durata è più conveniente. E’ bene, dunque, analizzare caso per caso.

La rata

Nella fase istruttoria, la banca deve controllare la solvibilità del cliente, ovvero se sarà in grado di pagare le rate del mutuo. Per farlo deve verificare se la situazione reddituale del richiedente è coerente con la domanda di mutuo.

Prima di recarsi in banca e chiedere il mutuo, si può fare un rapido calcolo e avere un’idea di quella che è la rata sostenibile. E’ sufficiente prendere in considerazione il reddito complessivo; sottrarre il denaro che serve per pagare il cibo, le bollette e ciò che serve per vivere un mese (in genere le banche considerano 800/1.000 euro per due persone); sottrarre altri 200 euro per ciascun figlio nel caso in cui si abbiano figli a carico; sottrarre le eventuali rate mensili da pagare per i finanziamenti.

Nell’ipotesi di una coppia con un reddito di 2.500 euro, un figlio e una rata per la macchina di 300 euro al mese, la rata sostenibile è di 1.000 euro. E’ questo l’importo che rappresenta il potere di acquisto del richiedente il mutuo, ossia la sua forza contrattuale per ottenere il prestito.

Bisogna poi tener presente che la rata sostenibile, di solito, deve essere almeno 1,5 volte la rata del mutuo. Quindi, per calcolare la rata sostenibile bisogna dividere l’importo dato dalla differenza tra reddito netto e quote di sussistenza per 1,5. Nell’esempio, dividendo 1.000 euro per 1,5 si arriva a 667 euro. La rata del mutuo richiesto non dovrebbe superare questo importo.

il loan value

Non bisogna poi dimenticare il loan to value, ovvero il valore del prestito in relazione al valore dell’immobile, un fattore decisivo per l’ottenimento del mutuo. Alcune banche concedono mutui solo fino al 60-70% del valore dell’immobile, altre arrivano all’80% (massimo consentito dalla Banca d’Italia, dopo tale soglia la banca è obbligata a stipulare un’assicurazione a copertura dell’importo eccedente), altre ancora finanziano fino al 100% dell’immobile.

Le garanzie di terzi

Ci sono inoltre diverse banche che, soprattutto per i giovani, chiedono una fideiussione, ovvero la garanzia di un altro individuo che si impegna a pagare il mutuo nel caso il mutuatario non ce la faccia da solo. Una condizione che in genere viene posta per chi ha una rata sostenibile bassa. Anche in questo caso, calcolando il proprio potere di acquisto, si può avere un’idea se è necessario o meno chiedere a qualcuno una firma di fideiussione.



Si apre il sipario: questo è ciò che gli acquirenti vedono quando visitano una casa

Autore: Redazione idealista.it
13 novembre 2017,
Articolo scritto da Sachi Serrano, direttrice di La Diseñoteca Home Staging & Interiors

Si apre il sipario...

Appare una scrivania di noce in stile francese, intagliata con motivi greco-romani, con dettagli di ottone e foglie di acanto. Sopra ci sono statuine di porcellana finissima e una collezione di cornici a foglia d’oro.

Il sipario si chiude, cosa vedi? Chi entra in questa casa per la prima volta dirigerà lo sguardo immediatamente verso la scrivania. E questo va molto bene quando si ricevono visite di familiari e amici, a cui vogliamo mostrare con orgoglio il nostro stile. Ma quando si tratta di ricevere visite di potenziali acquirenti bisogna far convergere l’attenzione sulle possibilità offerte dallo spazio. L’home staging non vuole arredare con uno stile o un altro, ma allestire uno spazio con l’obiettivo di vendere.

Morale della favola: se la casa deve piacere per il suo stile va bene. Ma probabilmente devono presentarsi 37 visitatori prima di incontrare chi ama lo stile rococò. E tutto per colpa di una scrivania!

Si accendono le luci...

Appare una stanza scarsamente illuminata e stretta. La persiana, traballante, permette di intravedere qualche vetro sporco dal quale entra uno spiraglio di luce. Una lampadina che funziona a stento pende dal soffitto della stanza che, ad eccezione di una vecchia rete del letto posta davanti alla finestra, appare completamente priva di mobili.

Si chiude il sipario, di che film stiamo parlando? Ebbene no, non è la cella di una prigione, ma la camera da letto di una casa vuota che, dalla polvere accumulata, è in vendita da molto tempo. Nessuno pensa che le case chiuse subiscono un deterioramento e necessitano di manutenzione. Inoltre, se sono vuote, le foto non dicono nulla, non forniscono sufficienti informazioni sulle camere o sulle loro dimensioni. Un lavoro di home staging consente di vendere in tempi brevi.

Morale della favola: guarda la tua casa come lo farebbe un potenziale acquirente, non come proprietario. Tu conosci gli spazi e li ricordi con i suoi mobili e arredi, ma renditi conto del fatto che gli altri vedranno solo quello che mostri e giudicheranno in base a ciò.

Si alza di nuovo il sipario...

Appare un tavolo con quattro sedie scomposte. Sul tavolo, la tipica scena di un dopo pasto: bicchieri mezzi vuoti, piatti con scarti di cibo e resti di pane sulla tovaglia.

Si chiude il sipario, dove siamo? Ancora una volta, non è il chiringuito del tuo resort estivo, ma la cucina disordinata il giorno prima di una visita immobiliare. E’ ovvio sottolineare che prima di ricevere la visita di un potenziale acquirente bisogna sistemare e pulire la casa in modo da dare una buona impressione. Bisogna essere preparati perché un cattivo odore o una sensazione di trascuratezza possono mettere a rischio una possibile vendita.

Morale della favola: amiamo il pesce fritto, ma mai prima di una visita immobiliare. Mettere in ordine, pulire, alzare le serrande e far prendere aria. Ci vorrà un po’ di tempo, ma il tempo di vendita si ridurrà.

Luci, macchina fotografica... su il sipario!

La porta si apre e appare una casa luminosa, spaziosa e fresca. Secondo l’annuncio, la casa ha più di 20 anni, ma sembra nuova. I suoi attuali proprietari devono aver speso denaro per ristrutturarla e mantenerla. L’ingresso è ampio e accogliente. Il soggiorno non è molto grande, ma ha una grande finestra con una magnifica vista. La cucina è in buone condizioni, e anche se lo stile degli armadi è un po’ retrò, entra molta luce e lo spazio è ben utilizzato. Con una piccola ristrutturazione si possono trarre molti vantaggi. Nella camera da letto ci sono tutti i mobili necessari e c’è ancora spazio per una piccola scrivania vicino alla finestra.

Morale della favola: come qualsiasi prodotto in vendita, la giusta presentazione di una casa è un fattore chiave e farà sì che gli svantaggi vengano minimizzati e surclassati dagli aspetti positivi. Lo scopo dell’home staging è preparare un immobile per la vendita, aiutare i visitatori a visualizzare la loro futura casa, accelerare i tempi di vendita ed evitare di dover ridurre il prezzo.




La settimana del baratto o come soggiornare in tutta Italia in cambio dei prodotti della terra

Autore: Annastella Palasciano
13 novembre 2017

Poter dormire in un palazzo del 1700 adibito a hotel o soggiornare in un bed and breakfast in una qualsiasi delle città d'arte italiane senza pagare denaro. E' possibile grazie alla settimana del baratto, l'iniziativa che per il nono anno consecutivo coinvolge il nostro Paese e che nel 2017 cade dal 13 al 19 novembre. Sono circa 2200 i b&b che hanno aderito all'evento e che offrono una settimana di soggiorno in cambio di prodotti e servizi vari.
Come funziona la settimana del baratto

I b&b che aderiscono sono inseriti nel sito dedicato all'evento, sul quale è presente una descrizione di ognuno di essi, una mappa e un formulario di contatto. Nella scheda di ciascuna struttura è inserita anche una "lista dei desideri" che corrisponde a ciò che ciascun B&B vorrebbe in cambio del soggiorno. Si tratta dei servizi e degli oggetti più svariati, dai corsi di inglese, ai lavoretti manuali, passando per i prodotti -vino, olio e miele - che la nostra bella terra offre.

"Ma i proprietari sono aperti anche a valutare qualsiasi offerta di chi fa una richiesta di soggiorno", ci dice la signora Rita, proprietaria di un b&b a Lecce, che aderisce alla settimana del baratto da cinque anni. "La strada più semplice resta quindi quella di contattare direttamente la struttura e trovare un accordo". 

"Il maggior numero di richieste è arrivato circa due anni, ma devo confessare che le abbiamo rifiutate perché non ci convinceva quanto offerto dagli ospiti", racconta la signora Rita. "Pero' sicuramente un'esperienza degna di nota è quella fatta l'anno scorso, quando abbiamo ospitato un artista locale, che, in cambio del soggiorno nella nostra struttura, ci ha regalato uno dei suoi quadri. La cosa più interessante è che con lui abbiamo instaurato un rapporto di amicizia e siamo ancora in contatto".

Il baratto tutto l'anno

Sull'onda del successo della settimana del baratto è nata anche un'altra iniziativa interessante: BarattoBB. Circa 800 b&b accettano pagamento in beni e servizi non solo durante una settimana, ma durante tutto l'anno. Per chi sogna di varcare i confini nazionali e visitare qualche Paese estero, quest'anno arriva anche la "World Barter Week", una sorta di spin off mondiale della settimana del baratto italiana.


Acquisto casa, ecco quanto si spende nelle grandi città

Autore: Redazione Idealista.it
10 novembre 2017

Aumenta la percentuale di chi può spendere fino a 120.000 euro per l’acquisto della casa. A renderlo noto l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha analizzato la disponibilità di spesa a luglio 2017.

Da quanto emerso, nelle grandi città la maggiore concentrazione della richiesta è compresa nella fascia di spesa più bassa, fino a 119.000 euro (26%). Segue il 23,9% che si concentra nella fascia di spesa compresa tra 120.000 e 169.000 euro e il 22,5% in quella tra 170.000 e 249.000 euro.

Rispetto alla media delle grandi città si discostano:

  • Roma dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore compreso tra 250.000 e 349.000 euro (con 24,5%);
  • Firenze, Bari e Milano con una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170.000 e 249.000 euro;
  • Bologna, dove incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120.000 e 169.000 euro (32,6%);
  • nelle altre grandi città: Genova, Napoli, Palermo, Torino e Verona, la maggior concentrazione è nella fascia di spesa inferiore a 120.000 euro.

Anche negli altri capoluoghi di regione, che non sono grandi città, si registra un aumento della percentuale di coloro che desiderano spendere fino a 120.000 euro.



Autore idealista.it
tratto da articolo pubblicato da Idealista.it in data 07 novembre 2017, 9:26 

Il mediatore riferimento più autorevole


"Nell’oceano d’informazioni che il web rende disponibile, il mediatore rimane il riferimento più autorevole nell’attuale confusione dei prezzi.  L’eccesso di informazioni genera caos ed amplifica la possibilità degli errori legati al fai da te. Soprattutto in un mercato destabilizzato nei propri valori anche a causa di una offerta immobiliare preponderante sulla richiesta. Il rialzo dei prezzi, non è ancora propedeutico alla ripresa. Soprattutto alla luce di una forbice tuttora troppo divaricata tra potere d’acquisto dei salari ed il costo degli immobili rispetto al mercato di 20-30 anni fa. Oggi si opera con tassi d’interesse mai così convenienti ed è altresì vantaggioso che il mattone sia tuttora considerato cassaforte del risparmio. Altrettanto positiva è la volontà di tante famiglie italiane nel ritenere al primo posto dei propri sogni, la casa di proprietà. Un momento ideale per pensare anche ad un cambio di passo per gli operatori immobiliari di questo Paese che hanno la necessità di rafforzare l’identità politica della categoria".



Ecco quali sono le città più pericolose e quelle più sicure per le donne

Autore: Redazione Idealista.it
03 novembre 2017

Il Cairo è la metropoli più pericolosa al mondo per le donne, mentre Londra e Tokyo sono le più sicure. A renderlo noto lo studio pubblicato dalla Fondazione Thomson Reuters, che analizza l’atteggiamento culturale nei confronti delle donne e l’accesso alla salute, all’istruzione e l’indipendenza finanziaria.

Lo studio analizza la situazione in 19 città del mondo con più di 10 milioni di abitanti e le prospettive di pari opportunità secondo esperti in tutti i Paesi e le città analizzate.

Thomson Reuters Foundation

Il Cairo, la capitale più popolosa del mondo arabo, è la città più insicura, seguita da Karachi (Pakistan), Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) e New Delhi (India). Nelle prime 10 città che non sono sicure per le donne ci sono anche Istanbul (10) e Città del Messico (6). In tutte queste città ci sono state campagne e proteste contro una cultura maschilista che protegge gli abusi contro le donne sia negli spazi pubblici che in casa.

“Una semplice passeggiata per la strada è difficile per una donna, perché è soggetta a molestie, sia verbali che fisiche”, ha detto Sharira Amin, giornalista egiziana e attivista per i diritti delle donne.

New Delhi e Sao Paulo (Brasile) hanno registrato i voti peggiori quando si tratta del rischio di abusi sessuali, tra cui molestie o stupri, mentre Lima (Perù) è stata la peggiore in termini di accesso alla salute riproduttiva per le donne.

Wikimedia commons

Londra è la città più sicura del mondo per una donna, sia in termini di sicurezza, di accesso alla salute, come di opportunità economiche e di lavoro. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha accolto con favore l’esito della relazione e ha assicurato che le donne sono in posizioni di leadership e responsabilità in tutta la città, a livello politico, scientifico e commerciale.

Tokyo è stata considerata la città più sicura in termini di violenza e abuso di donne, mentre Mosca ha ottenuto un’alta posizione grazie alla sua cultura del rispetto per le donne.

Il rapporto della Fondazione Thomson Reuters, pubblicato congiuntamente al World Economic Forum, analizza questi atteggiamenti verso le donne tenendo conto del fatto che entro il 2050 il 66% degli abitanti del mondo dovrebbe vivere nelle aree urbane.

Il numero di metropoli andrà da una trentina a più di 40 nel 2030, di cui circa un terzo in India e in Cina.



Tokyo è la città più sicura del mondo. Bocciate le metropoli italiane

Autore: Redazione Idealista.it
20 ottobre 2017

Ancora una volta Tokyo è al primo posto nella classifica stilata dall’Economist Intelligence Unit (Eiu) sulla sicurezza digitale, sanitaria, personale e delle infrastrutture nelle grandi città. La capitale giapponese è seguita da Singapore e Osaka. Bocciate le città italiane, ultime in Europa davanti soltanto ad Atene.

Il rapporto “The safe cities Index 2017” analizza 60 città in tutto il mondo e si articola su quattro classifiche: sicurezza digitale, sanitaria, personale e delle infrastrutture. Per stilare l’elenco l’Economist Intelligence Unit ha preso in considerazione 49 indicatori. Le città asiatiche ed europee, così come Toronto (Canada) e Melbourne (Australia) sono in cima alla lista, mentre le città statunitensi rimangono in un gruppo lontano dai primi posti della classifica, pur essendo capitali di un Paese sviluppato.

Flickr/Creative commons

Tokyo è al primo posto nella maggior parte delle categorie. Milano e Roma, per l’Italia, nella graduatoria globale sono rispettivamente al 25esimo e al 27esimo posto, mentre nella graduatoria europea sono ai livelli più bassi. Le due città italiane, le uniche a superare il milione di abitanti, su base europea sono le meno sicure.

Le città italiane registrano i risultati peggiori sul fronte della sicurezza personale. In questa graduatoria, a essere presi in considerazione sono valori come il numero di incidenti sulle strade, la qualità per i pedoni, i sistemi elettrici, il numero di attentati sui mezzi di trasporto. Per quanto riguarda la sicurezza sanitaria (qualità dell’aria e dell’acqua, aspettativa di vita, tasso di mortalità per cancro, numero di dottori per 1.000 persone) Milano è al 17esimo posto e Roma al 18esimo. A livello europeo, peggio delle italiane fanno solo Londra e Atene. Per quanto riguarda la sicurezza informatica, Milano (25esima) e Roma (26esima) superano Parigi, ma cedono il passo a Buenos Aires, Seoul e Londra.

Il rapporto sottolinea che mentre in un gran numero di capitali mondiali la sicurezza è in calo, ci sono eccezioni come Madrid o Seoul, dove ci sono stati significativi miglioramenti. Il calcolo finale tiene conto anche degli attacchi terroristici che hanno colpito città sicure come Londra, Parigi, Berlino e Barcellona.

Il rapporto analizza anche l’importanza della cybersicurezza nelle città e ricorda che le “smart cities” affrontano le vulnerabilità quanto più si adattano alla digitalizzazione e all’internet delle cose.

Il rapporto assicura che con l’aumento delle “smart cities” la sicurezza può peggiorare invece che migliorare, quindi sono importanti iniziative di cybersicurezza ed è importante investire e formare su questo tipo di attività. Sul fronte della sicurezza digitale, le città americane, occupano posti migliori, come nel caso di Chicago, San Francisco e New York.

Karachi (Pakistan) / SaamaTV

In coda sul fronte della sicurezza ci sono le città asiatiche e del Medio Oriente come Daca (Bangladesh), Yangun (Birmania), Karachi (Pakistan) e El Cairo (Egitto).



Vuoi cambiare aria? Questa “app” ti dice qual è la città ideale in cui vivere

Autore: Hoja De Router (collaboratore di idealista news)
12 aprile 2017

Se la tua città è troppo inquinata, se desideri vivere in riva al mare o se vuoi trasferirti in una città con migliori opportunità di guadagno, l’app Teleport Cities ti dà una mano. Disponibile sia in versione web, che per iOS e Android, può essere lo strumento perfetto per trovare la destinazione che hai in mente.

Chi è stanco della propria attuale vita e vuole cambiare aria, può utilizzare questo servizio e scegliere tra nuove possibili destinazioni in cui fuggire.

Ognuno può scegliere le caratteristiche della propria città ideale: cultura, salute e molto altro ancora. Chi, per esempio, vuole vivere in una città dove i prezzi e l’affitto non sono alle stelle, con un basso tasso di criminalità, piena di attività culturali, con un buon sistema sanitario, aree verdi e poco traffico, dovrebbe optare per Praga, Tallinn o Varsavia.

Per fornire tale elenco, lo strumento utilizza dati provenienti da più di 70 diverse fonti, tra le quali la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le Nazioni Unite, Reporters sans frontières, Airbnb, AngelList e OpenStreetMap, un progetto collaborativo per creare mappe libere ed editabili.

Fonte: Teleport

Sten Tamkivi, ceo di Teleport, ha spiegato: “Si scelgono gli aspetti relativi alla qualità della vita che interessano e si inseriscono alcuni dati relativi alla personale situazione finanziaria, come il proprio luogo di lavoro o il budget che si desidera destinare per l’affitto”. E ancora: “Sulla base di questo, Teleport Cities crea un elenco di città che corrisponde alle preferenze inserite, con il punteggio relativo a ogni opzione e i diversi budget, confrontando il tutto con la propria attuale città”.

Inserendo il proprio luogo di lavoro e la propria residenza, viene calcolato quanto si risparmia. Per fare questo viene preso in considerazione il salario che si perceperibbe nel Paese indicato secondo la professione indicata e vengono sottratti i costi previsti.

Tamkivi ha aggiunto: “I profili di ogni città contengono un sacco di strumenti interattivi che presentano informazioni su ogni aspetto relativo alla qualità della vita della città”.

Lo strumento dà anche la possibilità di confrontare due città tra loro per vedere qual è la migliore in ogni categoria e quali sono le differenze tra le due in settori quali il costo della vita o le offerte culturali.

Fonte: TeleportUn’esperienza personale

L’idea di Teleport nasce dalle esperienze personali del team di fondatori, che ha lavorato spesso in remoto da Nord America, Europa e Asia. Tamkivi ha spiegato: “Io e gli altri due co-fondatori, Silver Keskküla y Balaji Srinivasan, abbiamo vissuto in una dozzina di Paesi. Personalmente, ho trascorso parte della mia carriera dirigendo team divisi in più città”.

Abbiamo così deciso di creare uno strumento che utilizza i Bid Data per aiutare a determinare dove dovrebbe vivere una persona in base alle proprie preferenze, offrendo un elenco di raccomandazioni. Il ceo dell’app ha poi raccontato: “Metà del personale in precedenza ha lavorato a Skype e questo gioca un ruolo importante in quello che stiamo costruendo e nel modo in cui lo stiamo facendo”. Come Skype, che collega le persone in diverse parti del mondo, Teleport ricerca tutte le città del mondo e individua quella in cui di desidera andare a vivere.

Fonte: Bernard Spragg, NZ

Ma la società non si è limitata a creare uno strumento per gli utenti in grado di permettere loro di scoprire la propria città ideale, ha sviluppato anche altri prodotti per le aziende.

Teleport Runway, ad esempio, aiuta a confrontare i costi di avvio di una piccola impresa in vari luoghi, mentre Teleport Directory permette di trovare servizi e professionisti nella futura città di residenza.

Naturalmente, non tutti hanno la possibilità di lasciare una città per iniziare una vita altrove. In ogni caso, anche per semplice curiosità, Teleport Cities è un buono strumento per individuare la città dei propri sogni.



Cinque app per ottenere il massimo dalla fotocamera del tuo telefono cellulare

Idealista.it
Autori: @Jone Ibabe, Roberto Arnaz
07 marzo 2017

Oggi la fotografia è tutto. Quella massima secondo la quale “un’immagine vale più di mille parole” è più che mai valida. E se questo è vero per i comuni mortali, lo è ancora di più per i professionisti del mercato immobiliare. Se non è corredato da fotografie, o se queste ultime non sono di qualità, l'annuncio immobiliare perde di interesse e, molto probabilmente, ci vorrà più tempo per affittare o vendere la casa in questione.

Basta dare un’occhiata a siti web come "Terrible Real Estate Agent Photographs" per rendersi conto di quanta poca cura prestano all’aspetto visivo alcuni agenti. C’è di tutto: dalle immagini di scarsa qualità poco illuminate, passando per le inquadrature impossibili – una via di mezzo tra l’artistico e il ridicolo – fino ai riflessi sugli specchi.

Fortunatamente, i telefoni cellulari di nuova generazione sono in grado di scattare fotografie che non hanno nulla da invidiare a quelle che possono essere scattate con una macchina fotografica compatta e anche con qualche reflex non professionale. In effetti, la capacità fotografica è una delle caratteristiche più richieste.

Se a questo si aggiungono le app che permettono di trattare le immagini per dare un po’ di luce, ravvivare i colori o addirittura creare piccoli video clip, i professionisti del settore immobiliare possono iniziare a utilizzare il proprio cellulare per molto di più che rispondere semplicemente alle chiamate.

Queste sono le applicazioni che consentono di migliorare la qualità delle foto:

VSCOcam (iOS e Android)

Questa applicazione gratuita permette di fotografare mettendo a fuoco e regolando l’esposizione di diversi punti dell’immagine. Permette inoltre di modificare le immagini correggendo la prospettiva, la luce, il colore... Si distingue anche per i suoi filtri di prestigio. Ha un design favoloso ed è pratica. Anche se alcuni la definiscono il nuovo Instagram, perché ha una comunità di condivisione di foto, può essere utilizzata solo per disegnare e ritoccare le fotografie, senza condivisione.

VSCOcamSnapseed (iOS e Android)

Questa applicazione gratuita per la fotocamera è molto semplice, ma dispone di favolosi strumenti di ritocco. Permette di correggere la prospettiva, la luce e il colore, come quasi tutte le app di fotografia. Tuttavia, si distingue perché permette un ritocco selettivo delle luci e consente di rimuovere facilmente le macchie. Ha molti filtri, cornici e un pratico editor di testo.

SnapseedLightTrac (iOS e Android)

E’ uno strumento indispensabile per tutti i fotografi all’aria libera. Ma non è gratuita: costa 8,99 euro per gli utenti di iPhone e 3,22 euro per gli utenti di telefoni Android. Permette di determinare rapidamente in quale momento e luogo le condizioni della luce sono perfette per fare foto esterne. Calcola l’altezza e l’angolo del sole o della luna ovunque sulla terra. Con queste informazioni e con un’interfaccia estremamente facile da usare, è possibile pianificare quando è il momento giusto per fare un servizio fotografico.

LightTrac

Queste sono le applicazioni che consentono di effettuare video spettacolari:

iMovie (iOS)

Si tratta di un’applicazione gratuita per coloro che hanno acquistato un dispositivo iOS negli ultimi due anni e mezzo. Per gli altri c’è un costo, pari a 4,99 euro, un piccolo investimento per utilizzare questo piccolo gioiello di Apple. Permette di relizzare video spettacolari a partire da clip o immagini fisse, aggiungere effetti, musica e testo.

iMovieVidTrim Pro (Android)

Il costo è di 1,99 euro ed è la soluzione più economica per gli utenti del sistema operativo di Google. E’ considerata la migliore applicazione per l’editing di video su Android, con una gran quantità di funzioni e un’interfaccia facile da usare.


Con Fiaip 4.0 il futuro degli agenti è digitale

di Emiliano Sgambato 17 novembre 2017


Una profonda azione di rinnovamento di tutti gli strumenti digitali a disposizione degli agenti immobiliari. Che oltre a puntare sulla crescita e sulla velocizzazione dei servizi offerti al cliente, in modo da aumentare la competitività, mira a raccogliere il maggior numero possibile di informazioni per meglio capire le esigenze del mercato e adeguare di conseguenza l’offerta e la professionalità degli agenti. Il percorso tracciato da Gian Battista Baccarini, eletto a fine settembre alla guida della Federazione italiana agenti immobiliari professionali, è stato al centro dell’evento Fiaip 4.0 che si è svolto il 15 novembre a Roma.

«Vogliamo iniziare un’importante operazione di innovazione, con una forte attenzione a tutte le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, che sono ormai necessarie per la nostra operatività quotidiana», dice a Casa24 Plus il neopresidente della Fiaip, che rappresenta più della metà delle agenzie italiane e circa 14mila agenti. «È uno dei punti principali del mio mandato – sottolinea Baccarini – durante il quale rinnoveremo strumenti e siti già

esistenti e creeremo funzionalità ex novo». Cercacasa.it, il portale di annunci della Fiaip, avrà una «nuova veste grafica e maggiori possibilità operative». Dall’area riservata “My Fiaip” sarà possibile attingere a servizi nuovi o arricchiti, «con una ricaduta pratica sugli utenti come nel caso della possibilità di effettuare visure catastali». Il programma gestionale dell’associazione sarà rinnovato, così «si potrà più facilmente organizzare l’agenda degli appuntamenti o processare richieste e annunci». La comunicazione sarà aggiornata, attraverso una chat di WhatsApp e una mailing list semplificata. Verso l’implementazione anche un nuovo software per raccogliere i dati su tipologie e quotazioni immobiliari.

Gli agenti sul territorio sono in grado di raccogliere i dati reali sui prezzi pagati, non su quelli richiesti, per ogni tipo di casa e già in fase precontrattuale, quindi prima di rogito e trascrizione. Queste e altre informazioni preziose che saremo in grado ora di raccogliere più facilmente e più velocemente – argomenta Baccarini – serviranno ad effettuare analisi predittive accurate e fornire quindi più informazioni ai nostri associati. Anche da queste premesse prenderà forma il progetto “What’s next”, che introdurrà progetti di e-learning e di e-commerce».

Tutte iniziative per reggere alla concorrenza degli annunci online? «Nel mercato c'è spazio di sviluppo per tutti – risponde Baccarini – le reti di prossimità fisiche possono e debbono collaborare tra di loro e con i portali web. E comunque l’agente immobiliare è garante di un servizio che va oltre l’annuncio: il cliente ha bisogno di un’assistenza a 360 gradi in un momento che spesso rappresenta il più importante sforzo finanziario della vita. Noi dobbiamo saper dare la giusta consulenza, con adeguati supporti documentali e in tempi rapidi, si pensi solo alle verifiche sulla regolarità urbanistica o ai controlli sulla provenienza del bene». «La qualificazione professionale non deve essere uno spot – continua Baccarini – ma si deve concretizzare nella definizione di un modello professionale di riferimento che sia in grado di fornire all’acquirente tutte le informazioni possibili sull’immobile, anche grazie all’aiuto di tecnici terzi. Dobbiamo arrivare a questo obiettivo e riuscire a dare garanzie di qualità a chi si rivolge ai nostri associati».

La qualità dell’intermediazione può aiutare la ripresa del mercato, al pari delle proposte di emendamento che la Fiaip, anche in collaborazione con altri soggetti (tra i quali soprattutto Confedilizia) ha presentato in Parlamento alla legge di Bilancio: «Riteniamo possano essere uno stimolo al mercato l’estensione della cedolare secca al non residenziale – sintetizza Baccarini – il mantenimento dell’aliquota al 10% in caso di canoni concordati almeno per i prossimi 5 anni, e l’abbassamento alla stessa soglia anche per gli affitti brevi se intermediati da portali o agenzie. Tra le altre cose, proponiamo l’eliminazione per 5 anni dell’Imu per le permute effettuate dai costruttori nel caso che questi riqualifichino l’immobile, facendolo migliorare almeno di una classe energetica».




Servizi immobiliari: in italia approccio ancora troppo artigianale


Il mattone resta una delle componenti più rilevanti dell’economia italiana, ma il settore dei servizi immobiliari risulta nel suo insieme ancora “artigianale” rispetto ai maggiori competitor europei, con una frammentazione che ne riduce l’efficienza. Di qui la necessità di una nuova fase di “industrializzazione” che permetta una maggiore professionalizzazione del settore e una maggiore apertura all’innovazione tecnologica. È quanto emerge dalla ricerca “I servizi 

immobiliari in Italia e in Europa”, realizzata da Scenari Immobiliari con la collaborazione del gruppo Innovation RE/Yard e presentata a Milano.

Secondo la ricerca, costruzioni e attività immobiliari in Italia sono pari al 19,1% del Pil, segnando l’incidenza più elevata tra i cinque maggiori Paesi europei. All’interno di questo scenario il settore dei servizi immobiliari nella Penisola ha un peso che sfiora il 12% del Pil (11,8%), con un fatturato di 37 miliardi di euro, quasi 240 mila imprese e 300 mila addetti, mentre le costruzioni rappresentano il 4,6% del Pil e lo sviluppo immobiliare il 2,7%.
Nel Regno Unito costruzioni e attività immobiliari pesano complessivamente per il 18,9% del Pil, in Spagna il 18,8%, in Francia il 18,7% e in Germania il 16,3%. Il Regno unito è al primo posto considerando le sole costruzioni con il 5,9% del Pil, davanti a Spagna (5,5%) e Francia (5,4%). Con il suo 11,8%, l’Italia si conferma prima anche per l’incidenza dei servizi immobiliari sul Pil, davanti a Spagna (11,2%) e Francia (10,7%). La prospettiva cambia però se si considera il settore in valori assoluti, che fanno emergere il 'nanismo' italiano. Nell’ambito di un fatturato dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei stimato in circa 367 miliardi di euro, Regno Unito e Germania fanno la parte del leone con 115 e 110 miliardi di euro rispettivamente. Segue la Francia con 81 miliardi e più staccate l’Italia (37 miliardi) e, infine, la Spagna (24 miliardi), dopo il drastico ridimensionamento del settore post-crisi. Le dimensioni di Italia e Spagna sono limitate anche per fatturato per occupato (124mila e 127mila rispettivamente), il che evidenzia una scarsa efficienza del settore. I mercati più efficienti sono quello tedesco, con 270mila euro per occupato e quello francese, con 256mila euro.

In Italia il segmento che registra la quota maggiore di fatturato nell’ambito dei servizi immobiliare è il facility management con il 31% dei ricavi, ovvero 11,5 miliardi (media europea 28%), davanti al property management (23,6% contro una media 22,6%) e all’asset management (18,9% contro 23,3%). Si distingue, per altro, la rilevanza del segmento Agency con il 17,6% del fatturato dei servizi, molto superiore all'11,5% medio, mentre l’Advisory è al 6,8%, quasi la metà rispetto all’11,7% della media tra i “Big 5”. Nei servizi immobiliari i cinque maggiori Paesi europei contano oltre 930mila imprese, per un totale di 1,7 milioni di addetti diretti, pari all’1,3% della forza lavoro totale. L’Italia è il Paese con la maggior frammentazione delle imprese (238mila con 298.600 addetti) contro, ad esempio, le 88.900 imprese del Regno Unito con quasi 530mila addetti diretti. La media di 1,3 addetti a società in Italia e' la piu' bassa tra i 5 big.

Un’altra questione aperta – sottolinea il report – è quella delle fee: durante la lunga fase di difficoltà degli ultimi anni, il sistema ha lavorato spesso nell’ottica del “massimo ribasso” che si è tradotto anche in un abbassamento degli standard di servizio, se non in una scarsa qualità. Le fee all’estero sono più elevate, ma lo è anche la qualità dei servizi proposti e anche quella dei servizi richiesti dai clienti. Anche in Italia comunque si registra un’inversione di tendenza su questo tema, con una maggior consapevolezza de la domanda e una più elevata qualità dell’offerta.


Come convertire la tua casa in un bed & breakfast nel labirinto di 21 leggi regionali

di Silvio Rezzonico e Maria Chiara Voci 

16 novembre 2017


Le ragioni per cui si apre un bed & breakfast sono diverse: chi scommette in una nuova entrata per le finanze familiari; chi cerca di trovare il modo migliore di mettere a reddito una casa di famiglia; chi ha trasformato un impegno nato “per gioco” in un’attività imprenditoriale; chi asseconda una passione e il piacere di accogliere persone in arrivo da tutto il mondo. Di certo, i bed & breakfast sono un successo ormai consolidato anche in Italia. Secondo le stime del rapporto 2016 stilato dal portale Bed-and-Breakfast.it, sarebbero più di 25mila le realtà attive in Italia: un settore che dà lavoro a 40mila persone con una stima di circa 8 milioni di pernottamenti venduti l’anno per un fatturato annuo di circa 270 milioni.

Leggi vecchie e nuove
Ma come si fa ad aprire un B&b? Il primo ostacolo da superare in Italia è confrontarsi con le norme di legge. Non esiste un unico testo nazionale, ma 21 leggi regionali, che agiscono ciascuna per il territorio di riferimento (vedi tabella sotto): alcune sono norme che risalgono alla metà-fine degli anni 90. Altre più recenti come quelle appena varate in Piemonte, Umbria, Toscana e Lazio.

Nei centri storici raddoppiano le case vuote

Alcune, è il caso ad esempio dell’Emilia-Romagna, hanno creato addirittura un marchio regionale per i B&b (come accade anche in Francia). Quasi sempre per avviare l’attività basta una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività): fra i documenti da allegare, a seconda della Regione, è sufficiente la sola planimetria o è necessario il contratto di proprietà o di affitto e la sottoscrizione di una polizza di assicurazione di responsabilità civile a favore dei clienti. Le pratiche per la classificazione della struttura e la comunicazione di arrivi e partenze di ciascun ospite all’autorità di pubblica sicurezza sono, invece, gestite dagli uffici turistici locali.

La conformità edilizia
L’immobile deve essere in regola con i requisiti urbanistico-edilizi, igienico-sanitari e di sicurezza prescritti per le abitazioni. In molti casi, è prevista una superficie minima in rapporto ai posti letto. Gli ospiti devono poter accedere alla propria camera da un locale comune e senza servitù di passaggio: anche i bagni devono essere dotati delle attrezzature minime e, sopra un certo numero di posti letto, va garantito almeno un servizio sanitario ad uso esclusivo. Di norma le leggi regionali regolamentano anche la pulizia quotidiana dei locali e il cambio della biancheria, che avviene con cadenze diverse da un albergo.

Il numero di stanzee giorni di apertura
Il numero massimo di stanze e posti letto è molto diverso a seconda dei territori: in Provincia di Bolzano si arriva anche a 8 camere mentre in Lazio, Campania o Emilia Romagna possono essere al massimo tre. Alcune leggi, più recenti, differenziano le possibilità a seconda che l’attività venga gestita in modo familiare o con partita Iva (è il caso della Puglia o del Piemonte): per i B&b imprenditoriali il numero di unità in affitto può essere anche il doppio. Per rispettare il carattere saltuario dell’attività è prevista un’interruzione di un certo numero di giorni (il numero varia da regione a regione), anche non consecutivi, nel corso dell’anno. In questo caso non serve l’apertura della partita Iva.

Residenza o domicilio?
Di norma viene richiesto che il titolare del B&b abbia la residenza (o il domicilio durante il periodo di apertura) presso la struttura: in pochi casi, basta la reperibilità. Ad esempio, in Lazio, la legge parla esplicitamente di obbligo di residenza e di domicilio nella struttura per il titolare, che deve riservarsi una camera da letto all’interno della casa. Al contrario in Liguria basta la presenza nelle fasce serali o mattutine. Nel servizio, infine, è sempre inclusa la prima colazione. Le modalità di somministrazione sono regolate dalle leggi regionali in modo molto diverso: c’è chi sancisce la possibilità di offrire agli ospiti solo prodotti non manipolati e c’è chi chiede l’impiego di specialità del territorio regionale. Così nelle Marche, dove in tavola la mattina vanno serviti, per almeno il 70% del totale, prodotti confezionati o acquisiti da aziende e cooperative agricole della regione. Fondamentale è la promozione dell’attività: sono molti i siti che permettono di mettere in “affitto” le stanze con prima colazione.

Gli ostacoli in condominio
Per chi svolge B&b in condominio occorre verificare di non avere impedimenti negli atti notarili d’acquisto e il regolamento contrattuale dello stabile. Se non esiste alcun divieto chiaro ed esplicito (la semplice clausola che vieta di turbare la tranquillità del condominio non è considerata sufficiente), allora il via libera è immediato e non occorre nemmeno chiedere il parere dell’assemblea condominiale. Va detto comunque che la Corte di Cassazione non sempre si è espressa in modo univoco sulla questione. Per ciò che concerne il tema delle spese condominiali, se l’attività è occasionale è equiparata alla semplice ospitalità e non occorre far fronte a maggiori costi: l’aumento dei consumi, oggettivo, può tuttavia portare a contenziosi.



Affitti in rialzo per tutte le tipologie di casa, monolocali in testa (+2%)


di Emiliano Sgambato 13 novembre 2017



Contrariamente ai prezzi di compravendita che, fatta eccezione per alcune aree di prestigio nelle grandi città, non salgono – e che anzi registrano ancora una prevalenza di piccoli segni meno – i canoni d’affitto continuano ad aumentare, consolidando il trend in tutti i segmenti di mercato e in tutte le tipologie di alloggi, dopo la ripresa che avevano già fatto segnare nel corso del 2016. Che a sua volta però seguiva alla perdita di circa 15 punti percentuali registrata a partire dal 2008.

Secondo gli ultimi dati di Tecnocasa, nel primo semestre del 2017 i canoni di locazione delle grandi città registrano i seguenti aumenti: +2% per i monolocali, +1,2 per i bilocali e +1,1% per i trilocali rispetto alla seconda parte del 2016, variazioni che diventano rispettivamente +2,1%, +1,7%e +1,5% su base annua.
«Su tutte le tipologie, per la prima volta – nota Tecnocasa – si vede un segnale positivo, attribuibile prevalentemente a una diminuzione dell’offerta e ad una migliore qualità della stessa».
A crescere di più è Bologna (+5,3% per i monolocali e +4,6% per i trilocali) mentre Genova è in controtendenza (-2,9% per i monolocali,stabili bi e trilocali).

Canone concordato in crescita
Una conferma arriva per quel che riguarda l’aumento al ricorso per il canone concordato, a cui, secondo Tecnocasa, si fa ricorso nel 28,1% dei casi (erano il 22,9% nella scorsa rilevazione). In sostanza si tratta di contratti che adottano corrispettivi massimi fissati da accordi territoriali tra associazioni di inquilini e proprietari e che godono di alcune agevolazioni fiscali, tra cui soprattutto la cedolare secca al 10%, che la legge di Bilancio attualmente in discussione in Parlamento dovrebbe confermare per i prossimi anni.

Restano pressoché costanti le motivazioni della ricerca della casa in affitto: «Il 60% cerca la casa principale, il 36,6% lo fa per motivi legati al lavoro e il 3,4% per motivi legati allo studio. In lieve aumento la componente lavorativa».

Oltre il 41% di chi cerca casa in affitto ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 25,4% ha un’età compresa tra 35 e 44 anni. Il 40,7% è rappresentato da single. Le tipologie più affittate sono i bilocali (39,6%), a seguire il trilocale (34,7%).

Aumenta la qualità
«I potenziali locatari – nota Tecnocasa –sono sempre più esigenti nella ricerca dell’immobile e si evidenzia una maggiore facilità di affitto per le soluzioni di “qualità”, ovvero ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. Cresce l'interesse per gli immobili arredati o parzialmente arredati. La presenza del riscaldamento autonomo è apprezzata perché consente una riduzione dei costi condominiali». I proprietari stanno recependo questa esigenza e di conseguenza «la qualità dell’offerta abitativa in locazione è in miglioramento».

Il peso sull’economia familiare
In uno scenario di tassi bassi e occupazione precaria, l’affitto resta una soluzione obbligata per le categorie sociali più deboli; l’aumento dei canoni in un contesto di perdurante difficoltà economica e bassa inflazione rischia di diventare «un costo eccessivo per l’economia familiare», come sostiene Eurostat a proposito di una elaborazione su dati relativi al 2015 ripresa da idealista.it, secondo cui circa un terzo dei cittadini italiani che vivono in affitto investono nel canone oltre il 40% dei propri guadagni. In Spagna, Grecia e Romania si arriva a quasi la metà dei locatari.


Andamento mercato immobiliare negli ultimi 10 anni: la flessione dei prezzi nelle grandi città
Autore: Redazione idealista.it 
27 novembre 2017

Negli ultimi dieci anni i prezzi degli immobili sono diminuiti di oltre il 40% (40,3%). A dirlo è un'analisi di Tecnocasa che ha registrato l'andamento dei valori immobiliari dal 2007 al 2017 nelle grandi città.

variazione prezzi mercato immobiliare

Analizzando le grandi città si evidenzia che Firenze, Milano, Palermo, Roma e Verona hanno perso meno rispetto alla media nazionale. In particolare Milano, dove gli immobili hanno lasciato sul terreno solo il 26,3% del loro valore. A seguire Firenze con -28,3%, Roma con -35,8%, Verona con -36% ed infine Palermo con -39,3%. Il peggior risultato spetta a Genova con -53,3%, diminuzione che è stata abbastanza uniforme in tutte le macroaree della città che in diversi anni hanno riscontrato anche cali di prezzi a due cifre. In generale il 2012 è stato l’anno peggiore per il mercato immobiliare italiano.  

mercato immobiliare Milano e Roma

L’analisi delle macroaree nelle grandi città, rileva che le zone centrali di Milano tengono meglio. Infatti, a partire dal secondo semestre del 2007, nel capoluogo lombardo il calo delle quotazioni nelle aree centrali è stato solo del 5,3%. Bene anche il centro di Firenze che ha visto nello stesso arco temporale una contrazione del 7,9%. Anche Verona e Roma vedono le realtà centrali tenere meglio rispetto ad altre metropoli, con una contrazione rispettivamente del 16,8% e del 20,9%.

Il 2017 si è aperto con buoni auspici, soprattutto dal lato delle compravendite, e si ritiene anche che ciò si rifletterà sul trend dei prezzi che già in questo anno potrebbero dare maggiori segnali di stabilità ed in alcuni casi di aumento. 

La clausola risolutiva espressa nei contratti di locazione
Autore: condominioweb (collaboratore di idealista news) articolo scritto dall'avvocato  Maurizio Tarantino
24 novembre 2017, 11:03

Una delle più importanti clausole contrattuali, sulla quale solitamente locatore e conduttore pongono la propria attenzione, è rappresentata dall'eventuale clausola risolutiva espressa.

In base a tale condizione contrattuale le parti stabiliscono, ex ante e quindi al momento della sottoscrizione del contratto, che il loro rapporto giuridico si può risolvere nel caso in cui una o più specifiche obbligazioni non siano adempiute secondo le modalità individuate nel corpo dello stesso contratto.

Dal punto di vista giuridico la c.d. clausola risolutiva espressa è contenuta nell'articolo 1456 del codice civile secondo cui “I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite.

In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando una parte interessata dichiara all'altra che intende valersi della clausola risolutiva”. Da un'analisi di detta clausola emerge come il Legislatore nazionale abbia voluto strutturare detta clausola quale patto accessorio al contratto principale, e abbia voluto tutelare l'interesse creditorio del soggetto che deve ricevere una prestazione contrattuale, ma solo in quella misura pattuita con il debitore.

Sono le parti, quindi, che al momento della stesura del contratto, in base alla rispettiva forza contrattuale, indicano il limite oltre il quale il debitore dovrà considerarsi inadempiente.

Le imposte sui canoni non percepiti nella locazione abitativa. A tal proposito, si osserva che l'articolo 8, comma 5, della L. n. 413/1998, nell'ambito della riforma della disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo, ha introdotto due nuovi periodi all'art. 23 (ora 26), comma 1 D.P.R. n. 917/1986, stabilendo che: “i redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore.

Per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti come da accertamento avvenuto nell'ambito del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità è riconosciuto un credito di imposta di pari ammontare”.

Circostanza, quest'ultima non prevista per gli immobili strumentali, che ha trovato conferma da ultimo con la C.M. n. 11/E/2014 dell'Agenzia delle entrate.

Quindi i redditi derivanti da contratti di locazione di immobili a uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore.

Per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non percepiti, come da accertamento avvenuto nell'ambito del procedimento giudiziale, è riconosciuto un credito d'imposta (articolo 26, comma 1, Tuir).

Per determinare l'ammontare del credito spettante, è necessario calcolare le imposte pagate in più, relativamente ai canoni non percepiti, riliquidando la dichiarazione dei redditi di ciascuno degli anni per i quali, in base all'accertamento avvenuto nell'ambito del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto, sono state pagate maggiori imposte per effetto di canoni di locazione non riscossi.

Le imposte sui canoni non percepiti nella locazione ad uso diverso. L'Agenzia delle entrate, dapprima con la C.M. n. 150/E/1999 e poi con la C.M. n. 101/E/2000, nel commentare le modifiche all'art. 27 (ora 26) del D.P.R. n. 917/1986, ad opera della L. n. 413/1998, ha confermato tale principio, affermando che “per gli immobili locati per uso diverso da quello abitativo, nonché in assenza di un procedimento giurisdizionale concluso, il canone di locazione va comunque sempre dichiarato così come risultante dal contratto di locazione, ancorché non percepito, rilevando in tal caso il momento formativo del reddito e non quello percettivo”. Dello stesso avviso si segnala la Corte di Cassazione 18.01.2012 n. 651 e la C.T.R. Torino 08.07.2010 n. 53/5/10 “quanto previsto per i redditi da locazione ad uso abitativo non può tuttavia estendersi alla mancata percezione di canoni relativi a locazione commerciale, trattandosi di norma eccezionale, e come tale, non suscettibile di applicazione analogica”.

La clausola risolutiva e il problema dei sui canoni non percepiti nella locazione uso diverso. Il problema in esame è stato risolto dalla CTP di Cremona (sentenza 136/2/17). La vicenda riguardava un avviso di accertamento emesso per l'anno 2011 con cui l'Agenzia delle entrate contestava l'omessa dichiarazione del canone di locazione di immobile ad uso commerciale da cui scaturiva una maggiore Irpef e maggiori addizionali.

Il contribuente si difendeva sostenendo che lo sfratto per morosità, costituendo causa di risoluzione del contratto di locazione, faceva venir meno l'obbligo di dichiarare i canoni non percepiti.

Nel caso di specie lo sfratto era stato convalidato dal giudice il 12 ottobre 2011 ma i suoi effetti dovevano farsi retroagire al momento dell'inadempimento contrattuale che aveva innescato la clausola risolutiva espressa prevista dal contratto (ovvero al primo novembre 2010). Di conseguenza, secondo il contribuente, nulla andava dichiarato nel 2011.

Invece, l'Agenzia dell'Entrate, eccepiva anche che, trattandosi di immobili ad uso diverso da quello abitativo, il canone di locazione andava comunque dichiarato a prescindere dall'effettiva percezione.

Premesso quanto esposto, il ragionamento del contribuente è stato recepito ma il ricorso è stato rigettato solo per difetto di elementi probatori.

Sul punto la CTP di Cremona ha richiamato i principi espressi dalla Corte costituzionale con la sentenza 362/00 secondo cui “il riferimento al canone di locazione (anziché alla rendita catastale) potrà operare nel tempo solo fin quando risulterà in vita un contratto di locazione e quindi sarà dovuto un canone in senso tecnico.

Quando, invece, la locazione (rapporto contrattuale) sia cessata per scadenza del termine (articolo 1596 Cc) ed il locatore pretenda la restituzione essendo in mora il locatario per il relativo obbligo, ovvero quando si sia verificata una qualsiasi causa di risoluzione del contratto, ivi comprese quelle di inadempimento in presenza di clausola risolutiva espressa e di dichiarazione di avvalersi della clausola (articolo 1456 Cc), o di risoluzione a seguito di diffida ad adempiere (articolo 1454 Cc), tale riferimento al reddito locativo non sarà più praticabile, tornando in vigore la regola generale”. Proprio a seguito di tale pronuncia, l'amministrazione finanziaria si è adeguata alla sentenza del giudice delle leggi.

Difatti la circolare 11/2014, riprendendo i principi espressi dalla Corte costituzionale con la sentenza 362/00 ha precisato che «per le locazioni di immobili non abitativi il relativo canone, ancorché non percepito, va comunque dichiarato, nella misura in cui risulta dal contratto di locazione, fino a quando non intervenga una causa di risoluzione del contratto medesimo».

In conclusione, secondo la CTP di Cremona “quando il contratto di locazione contiene una clausola risolutiva espressa, ad esempio al mancato pagamento di due rate consecutive del canone, il locatore che comunica al conduttore che intende avvalersene non è tenuto a corrispondere le imposte relative ai canoni non percepiti: il contratto, infatti, si risolve di diritto al ricevimento della comunicazione di volersi avvalere della facoltà prevista dallo strumento negoziale”.

Detrazione dell'affitto per studenti fuori sede, le novità del decreto fiscale
Autore: Redazione idealista.it 30 novembre 2017,

Tra i bonus a disposizione dei contribuenti previsti dal decreto fiscale c’è la detrazione per gli affitti agli studenti. Vediamo in cosa consiste e come cambia.

Il decreto fiscale ha rimodulato questo tipo di bonus fiscale. In particolare, rispetto alle regole attualmente in vigore, per sfruttare la detrazione Irpef del 19% (su un limite massimo di spesa di 2.633 euro), viene eliminato il riferimento alla provincia diversa.

Questo significa che sarà possibile usufruire dello sconto fiscale nei casi in cui il contratto di locazione regolare riguardi anche un fuori sede nella stessa provincia, purché distante dalla famiglia almeno 100 chilometri oppure 50 chilometri se residenti in zone montane o disagiate.

Bisogna fare attenzione alla durata. Secondo quanto sottolineato, “a seguito delle novità introdotte” la detrazione “viene limitata ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2017 e al 31 dicembre 2018”. Il “nuovo” bonus può essere sfruttato già nella prossima dichiarazione, indicando i canoni di locazione versati nel 2017.

Confedilizia: "Altro che ripresa, il settore immobiliare è ancora in piena crisi"
Autore: Redazione idealista.it 01 marzo 2017,

Nonostante l'Agenzia delle Entrate sottolinei il buon andamento del mercato immobiliare, secondo Confedilizia sono proprio i dati diffusi a certificare la persistente crisi del settore. “Nel 2016, il numero delle compravendite è stato inferiore di circa il 25 per cento (– 24,92%) rispetto al 2008,  e Italia è l’unico Paese europeo, a parte Cipro, in cui i prezzi sono scesi nel 2016"

Secondo la nota diffusa dalla confedarazione italiana sulla proprietà edilizia: "I dati dell’Agenzia delle entrate dimostrano che il mercato immobiliare italiano è ancora in crisi. Nel 2016, il numero delle compravendite è stato inferiore di circa il 25 per cento (– 24,92%) rispetto al 2008, ultimo anno prima della crisi economica mondiale, e di circa il 14 per cento (– 13,64%) rispetto al 2011 (con una punta del – 31% per il terziario), ultimo anno prima dell’inizio della ipertassazione patrimoniale Imu-Tasi".

"Se poi si guarda ai valori, il quadro si aggrava ulteriormente. Le stime più attendibili registrano un calo medio del 30 per cento solo a partire dal 2012, per non parlare dei milioni di immobili con valori azzerati per totale incommerciabilità. Ed Eurostat ha appena certificato che l’Italia è l’unico Paese europeo, a parte Cipro, in cui i prezzi sono scesi nel 2016"

"Altro che ripresa, il settore immobiliare è ancora in piena sofferenza e il motivo sta nel fatto che è stato colpito da due crisi: quella internazionale del 2008/2009 e quella, tutta italiana, causata dalla triplicazione della tassazione iniziata nel 2012. Per porre rimedio a tutto ciò, la soluzione è semplice: basta fare il contrario di quello che è stato fatto finora”.

Mercato immobiliare, le previsioni per il 2018
Autore: Redazione  Idealista.it
29 dicembre 2017

Nel corso del 2017 è continuata la ripresa del mercato immobiliare già inziata negli ultimi due anni, con un aumento delle compravendite a tassi di crescita più ridotti rispetto all'exploit del 2016. Una ripresa accompagnata dalle buone condizioni del mercato del credito, ancora sostenuto dalle politiche monetarie espansionistiche. In controtendenza i prezzi delle abitazioni, in terreno negativo, ma con una tendenza alla stabilizzazione.

L’andamento dei prezzi delle case di seconda mano è stato negativo anche nel corso del 2017, con un calo del 4% rispetto allo scorso anno e una tendenza alla stabilizzazione dei valori certificata da quotazioni pressoché invariate nell’ultimo trimestre. Tuttavia, i prezzi hanno già iniziato a risalire in alcuni dei mercati più dinamici – come Bologna e Firenze – e in alcune zone delle grandi città – come Milano, Roma e Napoli.
Sul trend negativo incide in maniera determinante lo stock di immobili con caratteristiche di prezzo, qualità, localizzazione non richieste dal mercato; mentre la vivacità della domanda privata, sostenuta dal mercato dei mutui, si estende a macchia di leopardo concentrandosi nelle aree di maggior pregio e dove la qualità della vita è migliore.
Con l’incremento dei rendimenti del mattone, nel 2018 si punterà all’investimento in immobili da mettere a reddito, con particolare attenzione al prezzo (occhio all’affare) e allo sviluppo immobiliare delle aree urbane. La capacità del mattone italiano di attrarre i capitali da parte di investitori istituzionali o non, dipenderà anche dall'attuazione di riforme volte alla semplificazione normativa e burocrativa, alla riduzione della tassazione, e a una rivisitazione della legislazione sull'affitto.
In linea con la ripresa economica, i canoni di locazione sono tornati a salire, perché le condizioni d’incertezza del mercato del lavoro hanno aumentato i casi di affitto per l’abitazione principale. Il 2018 vedrà l’economia della post-proprietà in forte crescita, con meno proprietari e più utilizzatori del “bene-casa”.
Di fronte al profondo mutamento della domanda abitativa come conseguenza ai cambiamenti sociali, demografici ed economici in atto, il mercato immobiliare ha davanti a sé la sfida del rinnovamento dell’offerta, all’insegna della qualità dei prodotti e soprattutto dei servizi, che costituiscono un plus per i clienti. Seguendo questa tendenza, il nuovo anno vedrà un’ulteriore diffusione di fenomeni come l’affitto stanze e le locazioni brevi.

Capodanno 2018, come decorare casa per la notte di San Silvestro
Autore: Redazione Idealista.it
29 dicembre 2017

Sono sempre più numerose le persone che decidono di trascorrere la notte di San Silvestro in famiglia, magari organizzando un cenone e addobbando la casa per l'occasione. Vediamo qualche consiglio utile su come decorare la propria abitazione per Capodanno.

  • Le luci alle finestre - Prima di tutto occorre rendere luminosa e luccicante la propria casa, accendendo luci alle finestre, meglio se a led, sia che si tratti di tonalità calde o fredde.
  • Arricchire l'albero - Se avete in casa il tradizionale albero di Natale, per la notte di San Silvestro conviene arricchirlo con delle piume finte e colorate. Il nero, il bianco o l'argento sono i colori must, ma potete anche osare con il rosso e l'oro. Senza dimenticare una spruzzatina di brillantini.
  • Il centrotavola perfetto - Per decorare la tavola di Capodanno non può mancare un centrotavola. Un'idea originale è quella di posizionare sul tavolo diversi specchi sui quali sistemare un vaso in vetro con dell'acqua con al suo interno della candele galleggianti e delle rose senza stelo. L'effetto è assicurato.
  • Palloncini a tema e cappellini - Per ogni ospite non possono mancare cappellini e palloncini ad elio.
  • Il fermatovaglioli - Un'idea da considerare è quella di utilizzare nastri di raso neri e dorati e legarli a fiocco intorno al tovagliolo applicando nel nodo un cartoncino con l'immagine di un orologio antico.
  • Festoni e stelle filanti - Per rendere l'appartamento perfetto, basta appendere alle pareti dei festoni e delle stelle filanti.
  • Il vischio - In ogni cenone che si rispetti non può mancare un mazzetto di vischio sulla porta o appeso al soffitto con fili trasparenti.

Prezzi delle case ancora giù: -4% nel 2017
Autore: Redazione Idealista.it
28 dicembre 2017

Nel corso del 2017 i prezzi delle case di seconda mano in Italia segnano un decremento del 4%, per un valore medio di 1.819 euro al metro quadro. Nell’ultimo trimestre però le quotazioni sono rimaste pressoché invariate.

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile dell’ufficio studi di idealista: “il trend negativo dei prezzi delle case iniziato nel 2007 è proseguito anche quest’anno; il mercato risente ancora dell'eccesso di offerta di immobili con caratteristiche di prezzo, qualità e localizzazione non richieste dal mercato. Nonostante questo, la vivacità della domanda privata, sostenuta dal mercato dei mutui, si estende a macchia di leopardo, concentrandosi nelle aree di maggior pregio delle grandi città e nei centri dove la qualità della vita è migliore. Nel 2018 ci aspettiamo una ripresa via via più uniforme con moderata crescita dei prezzi nelle città medie e in quelle metropolitane con una generale tendenza verso la stabilizzazione dei valori”.

Regioni
Il trend negativo delle quotazioni immobiliari investe tutte le regioni italiane ad eccezione del Trentino Alto Adige (0,7%). La performance peggiore su base annua spetta alla Lombardia (-7,1%), seguita da Piemonte (-6,4%) e Sicilia (-5,6%). Ribassi superiori alla media del periodo per Marche (-4,7%), Campania (-4,5%) e Toscana (4,1%).

A livello di valori nominali la Liguria si conferma la macroarea con i prezzi più elevati, a una media di 2.614 euro al metro quadro, seguita da Valle d’Aosta (2.461 euro/m²) e Lazio (2.444 euro/m²). La regione più economica è la Calabria, con 902 euro al metro quadro, davanti a Molise (1.018 euro/m²) e Sicilia (1.141 euro/m²).


Province
Cali generalizzati nel 90% dei mercati provinciali: le fluttuazioni più accentuate in terreno negativo sono quelle di Lodi (-18,5%), Benevento e Pavia (entrambe calano del 15,7%); all’opposto gli incrementi maggiori si registrano in provincia di Belluno (8,3%), Trieste (4,8%) e Crotone (4,7%).

Sul fronte dei prezzi di vendita Savona (3.361 euro/m²) è sempre la provincia più cara, davanti a Bolzano (3.128 euro/m²) e Imperia (2.714 euro/m²), mentre Biella chiude la graduatoria con soli 648 euro/m².

Città
Nei mercati cittadini si assiste ancora ad ampie fluttuazioni nei centri più piccoli, mentre la maggior parte dei grandi centri restano ancora in segno negativo a eccezione di Bologna (5,1%) e Firenze (1%), le uniche per il momento a tradurre il dinamismo sul fronte della domanda in un incremento dei prezzi.

In un 2017 all’insegna dei ribassi per 85 capoluoghi sui 103 monitorati dall’indice di idealista spiccano i cali a due cifre di 11 centri racchiusi tra il -18,6% di Benevento e il -10,1% di Varese. I ribassi non hanno risparmiato i grandi centri, come dimostrano le variazioni, tutte negative di Roma (-4,3%), Milano e Napoli entrambe giù al ritmo del 3,8%.

Tra i centri in trend positivo si segnalano le performance positive di alcune città "al top" per qualità della vita nella mappa stilata da Il Sole 24 Ore, con Trieste (6,2%) in testa, davanti a Sondrio (3,8%) e Bolzano (2,4%). Si può dire che una buona posizione nel ranking della vivibilità fa bene anche al mattone.

Venezia (4.362 euro/m²) continua a dominare la graduatoria dei prezzi di vendita precedendo Firenze (3.434 euro/m²) e Bolzano (3.413 euro/m²). Nella parte bassa del ranking stazionano Alessandria (784 euro/m²), Caltanissetta (766 euro/m²) e Biella, la più economica, con 724 euro al metro quadro.

L’indice dei prezzi degli immobili di idealista

Il portale immobiliare idealista è attualmente una delle pagine web più utilizzate in Italia da privati e professionisti immobiliari per la vendita, l’acquisto e l’affitto di immobili. Con una base dati di oltre 1 milione di immobili, l’ufficio studi idealista realizza analisi e studi relative al prezzo delle abitazioni nel nostro Paese dal 2007.

Per la realizzazione di quest’indice sono stati analizzati i dati di 427.561 annunci immobiliari pubblicati su idealista nel corso del 2017; questi immobili hanno superato il controllo di qualità basato su informazioni come prezzo, dimensione, distribuzione e non duplicazione.

Per permettere una sufficiente standardizzazione dei risultati sono analizzati soltanto i comuni che hanno mantenuto una media costante di 50 o più annunci di case di seconda mano in vendita, nel corso del periodo di studio. I comuni che non hanno raggiunto questa media sono stati esclusi dal campione di analisi, al pari di quelli che hanno registrato una variazione di più del 30% del numero di annunci nel periodo dato.
Scarica il report completo

Detrazioni fiscali ristrutturazione, valgono anche per la seconda casa?
Autore: Redazione Idealista.it
28 dicembre 2017

La legge di Bilancio appena approvata proroga anche il 2018 le detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia. La domanda che molti contribuenti continueranno a farsi è: le agevolazioni sono valide anche per la seconda casa o solo per la prima casa?

La questione è stata sottoposta da un lettore a FiscoOggi, la rubrica dell'Agenzia delle Entrate. Il contribuente si chiedeva se dopo l'acquisto di una seconda casa, su cui aveva realizzato lavori di ristrutturazione, avesse o meno diritto alle agevolazioni Irpef. Secondo il Fisco, "Possono fruire della detrazione Irpef delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio disciplinata dall’articolo 16-bis, Tuir, non solo i proprietari degli immobili, ma anche i titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che sostengono le relative spese. Ai fini dell'agevolazione in esame, non rileva la distinzione tra “prima” e “seconda” casa di abitazione"

Mercato mutui: nel prossimo biennio crescerà ancora, ma a ritmi meno sostenuti
Autore: Redazione Idealista.it
29 dicembre 2017

Dopo tre anni di forte espansione, nei primi nove mesi del 2017, i mutui immobiliari registrano un lieve calo, dovuto alla frenata delle surroghe. A fine 2017 e nel prossimo biennio, i flussi continueranno a crescere, ma a un ritmo meno sostenuto. A dirlo è la 43esima edizione dell'Osservatorio sul credito al dettaglio di Assofin, Crif e Prometeia.

Nei primi 9 mesi del 2017 i flussi di erogazione di mutui immobiliari con finalità di acquisto risultano ancora in crescita (+9.3%), in linea con la tenuta delle compravendite immobiliari residenziali. Registrano invece un forte calo i mutui di surroga (-33%) a seguito del progressivo ridursi del bacino potenziale di mutuatari per i quali l’operazione è ancora economicamente conveniente.

Nel periodo gennaio-settembre 2017 gli importi finanziati e le durate contrattuali dei nuovi mutui registrano un lieve aumento, riflettendo la minore incidenza delle surroghe caratterizzate da importi e durate più contenute. Inoltre, i tassi di riferimento ai minimi storici hanno favorito un ulteriore deciso incremento delle erogazioni di mutui a tasso fisso che, nei primi nove mesi del 2017, superano abbondantemente i due terzi del totale. 

Le erogazioni nel biennio 2018-2019

Le erogazioni di mutui immobiliari nel biennio 2018-2019 cresceranno a ritmi progressivamente più modesti. Il rallentamento è legato alla minor domanda di surroghe e sostituzioni, rese sempre meno convenienti dalle attese di stabilizzazione dei tassi di interesse sulle nuove erogazioni, oltre che dalla crescita sostenuta degli ultimi anni. La domanda di mutui si manterrà comunque vivace grazie al permanere delle buone prospettive sul mercato immobiliare, con prezzi ancora contenuti, ai tassi di interesse ancora bassi nel confronto storico e al progressivo miglioramento del mercato del lavoro che favorirà la crescita del reddito disponibile delle famiglie.

Riduzione della rischiosità e dei tassi di sofferenza

La rischiosità complessiva del comparto continuerà a ridursi, sostenuta da elementi strutturali che riflettono prevalentemente le attente politiche di offerta e il cauto ricorso al credito da parte delle famiglie negli anni passati e dal miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie. I tassi di sofferenza dei finanziamenti alle famiglie si ridurranno anche per effetto delle operazioni di gestione di NPL concordate dai principali operatori con la BCE. 

CityLife Shopping District, apertura tra luci e spettacolo del più grande centro commerciale urbano d'Italia
Autore: Redazione Idealista.it
01 dicembre 2017

Ha aperto le sue porte a Milano CityLife Shopping District, il più grande distretto commerciale d'Italia. Un ulteriore passo avanti nel processo di rigenerazione di un quartiere sempre più fatto di design, tecnologia e sostenibilità.

Oltre 100 negozi - che daranno lavoro a mille persone - e 32mila metri quadri per un centro commerciale capace di accogliere fino a 700mila persone. E che ospiterà anche Habitat, Huawei che aprirà il suo primo flagship store europeo, Nashi Argan con la sua prima apertura mondiale. 

Spazio ai festeggiamenti per l'inaugurazione: dal primo dicembre lo Shopping District con la torre Hadid sarà illuminato da uno spettacolo di luci serali visibile da tutta la città di Milano. Mentre gli spettacoli di musica continueranno fino a tutto il weekend.


IMMOBILI PUBBLICI Dismissioni, all’asta ville e appartamenti in quattro regioni

Entro fine gennaio si può provare a comprare una quarantina di immobili pubblici, divisi tra Campania, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. A Benevento il Comune cede 26 abitazioni, tutte con prezzo inferiore a 100mila euro. In Veneto sono in vendita cinque lotti, tra cui un ex consorzio da sei milioni a Treviso e una villa da un milione e 200mila euro nel padovano. A Bologna vengono alienati quattro beni, tra cui un complesso monumentale da 10 milioni; a Forlì vanno all'asta quattro fabbricati, più due alle porte di Firenze, controllati della Provincia romagnola.

In Campania
Il bando del Comune di Benevento scade il 20 dicembre e comprende 26 immobili residenziali, tutti nella stessa zona, a sud del centro. Al momento cinque sono liberi, 21 occupati: chi ci sta vivendo con regolare contratto ha il diritto di prelazione. Gli appartamenti sono in vendita con cantina e posto auto, e hanno ciascuno tra i sei e gli otto vani, con prezzi minimi variabili tra 69mila e 94mila euro. Il municipio mette sul mercato solo la loro proprietà superficiaria: il suolo su cui si trovano resta in mano all'amministrazione pubblica. Per fare un'offerta va versata una cauzione pari al 10% della base d’asta.

In Veneto
La Regione Veneto mette sul mercato quattro lotti, ognuno con un bando diverso. Per tutti serve un deposito uguale al 5% del prezzo di partenza. Il primo avviso termina il 19 dicembre e riguarda una casa cantoniera a Castelfranco Veneto (Treviso), per cui potrebbero bastare 102mila euro. Poi c’è una villa a Sant’Urbano, provincia di Padova, per cui c’è tempo fino al 28 di questo mese, con richiesta di un milione e 220mila euro. Il 18 gennaio è l’ultimo giorno utile per un ex consorzio agrario a Treviso, valutato sei milioni, mentre c'è una settimana in più per un fabbricato da un milione e 610mila euro a Bassano del Grappa (Vicenza). All’elenco va aggiunto un immobile a Pramaggiore, 60 km da Venezia, messo in vendita dalla Città metropolitana lagunare. In questo caso ci vogliono almeno 344mila euro e la scadenza è il 29 dicembre.

In Emilia-Romagna e Toscana
A Forlì il Comune dismette tre beni in città: per uno il termine è il 20 dicembre, per gli altri il 21. Il primo è una “casa abbinata”, un edificio che comprende due unità da quattro vani e mezzo ciascuna, con base d'asta di 240mila euro. La cauzione richiesta è di 27mila. I due lotti successivi sono tutelati in base al codice dei beni culturali: per lavori di qualsiasi tipo serve l'autorizzazione del ministero. Parliamo di Palazzo Rivalta, una struttura del Settecento con prezzo di almeno 960mila euro, e di Palazzo Morattini, che risale al Seicento e di cui è in vendita solo una frazione (un ufficio da 360mila euro). In entrambi i casi il deposito necessario è pari al 10% del costo di partenza.
Sempre a Forlì la Provincia cede un’ex scuola ottocentesca in pieno centro, per cui non sono indicati né un importo minimo né una data di scadenza. Nessun termine esplicito anche per gli altri immobili che l’ente potrebbe vendere: due ville a Bagno a Ripoli, provincia di Firenze. La prima è un casale del '300 da un milione e 380mila euro, la seconda risale all'800 e richiede almeno quattro milioni e 700mila euro.

Infine ci sono quattro lotti messi sul mercato dalla Città metropolitana di Bologna, tutti a trattativa diretta, senza limite di tempo per le offerte. La struttura più prestigiosa è l'ex Ospedale degli Innocenti, un complesso nel cuore della città iniziato a costruire nel '200, con prezzo base di 10 milioni e 570mila euro. Le altre proprietà sono un podere da 397mila euro alla periferia nordovest del capoluogo e due ex case cantoniere da 80mila euro ciascuna, una a Monzuno (vicino al confine toscano) e una a Molinella, a pochi km dal parco regionale del delta del Po.


RICERCA ANCSA-CRESME Spopolamento dei centri storici: più colpite Frosinone, Ragusa e Lecco
 Maria Chiara Voci per casa24.
  • 14 dicembre 2017

Sono la “macchina economica” del Paese. Il luogo dove la crescita, anche fisica, è stata quattro volte più marcata rispetto al resto del tessuto urbano delle città (18% in media contro il 4%). Eppure, molti centri storici dell’Italia sono in profonda crisi. Perdono abitanti. Perdono commercio. Soprattutto, perdono servizi e attrattività. A Frosinone il 52% delle abitazioni nel centro storico è vuoto. A Ragusa è il 42% mentre a Lecco il 42,2% delle abitazioni è occupato da non residenti. Nella città vecchia di Taranto un edificio su tre è inutilizzato, nel centro storico di Caltanissetta un immobile su cinque, ad Agrigento, Benevento, Vibo Valentia, Trapani sono uno su dieci.

A confermare il problema – già evidenziato a ottobre da Casa24 Plus – è un’indagine realizzata da Ancsa, l’Associazione nazionale centri storico-artistici, con la collaborazione del Cresme su una mappatura di 109 capoluoghi di provincia italiani. La ricerca è stata presentata questo pomeriggio alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Nell’occasione, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa fra il ministero dei Beni e le Attività culturali e l’Ancsa, per la costituzione di un Osservatorio sui centri storici.

«Un punto di partenza per approfondire il quadro – spiega Francesco Bandarin, presidente dell'Associaizone – e invertire la rotta con azioni di ripensamento e rilancio». Il lavoro di inchiesta amplia (i due lavori, è corretto rimarcarlo, hanno una genesi del tutto indipendente) una prima ricerca che era stata presentata in esclusiva dal Sole 24 Ore e che è stata condotta su dieci città del nord-ovest Italia da Ezio Micelli, docente di estimo presso l'Università Iuav di Venezia e da Paola Pellegrini, docente di urbanistica in Cina, presso la Xi'an Jiaotong-Liverpool University.

Il punto di partenza è stato differente, ma il risultato è il medesimo. Dal Nord al Sud, assistiamo a un doppio fenomeno. Da una parte, molto marcata, un’emorragia dalle old town, a partire dal numero di residenti, che in alcuni casi si sono addirittura dimezzati in pochi anni. In termini di valore economico parliamo di perdite per decine di miliardi. Dall’altra, un panorama che è addirittura agli antipodi. Perché in alcune città del nord gli edifici inutilizzati hanno valori infinitesimali: 0,1% a Firenze, 0,2% a Siena. Insomma: la crisi è profonda o il successo è massimo. Ma, anche in questi casi, i fattori di crescita non sono positivi per un territorio che investe su se stesso.

«Il quadro è spaccato a metà – commenta Bandarin –. Alcuni centri storici si sono profondamente sviluppati, ma si sono trasformati in villaggi turistici. E sono in balia di dinamiche di trasformazione che non dipendono dalle amministrazioni, ma da attori e fenomeni globali e controllati dall’estero, come quello dei voli a basso costo o dei portali di affitto come AirB&B. In altri comuni, invece, assistiamo alla desertificazione. I valori crollano anche nel mercato immobiliare e le case scendono sotto la soglia dei 300 euro al metro quadrato, anche per edifici di pregio. La gravissima crisi del commercio minuto, la terziarizzazione del patrimonio, lo stock edilizio non occupato, l’assenza di adeguati investimenti per la manutenzione e la gestione, testimoniano una perdita della capacità di governo di queste parti delle città, così importanti e fragili».

La mappatura è un segnale di allarme importante per il nostro Paese. Anche perché – e pure questo è un dato messo in luce da Ancsa e Cresme – il ruolo economico che i centri storici, fin dagli anni 2000, stanno svolgendo nel Paese, è fondamentale: nello 0,06% del territorio italiano vive il 2,5% della popolazione e si trova l’8,4% degli addetti e soprattutto il 14,5% degli addetti ai servizi pubblici, il 14% dei servizi di produzione; il 13,4% delle attività ricettive. Per ogni abitante dei centri storici presi in esame ci sono 2,2 addetti.

«Occorre lavorare per un riequilibrio – tira le somme Bandarin –. La salvaguardia dei centri storici non riguarda solo la conservazione dei grandi monumenti del passato, ma richiede soprattutto un migliore mix tra gli usi privati e pubblici e il mantenimento dell'equilibrio sociale. Assurdo mettere in concorrenza centri e periferie, non sono territori in antitesi. Bisogna lavorare, invece, per creare sistema. Le old town devono ritornare a essere il modello per lo sviluppo di tutto il tessuto che le circonda e che, in qualche modo, rappresentano».


MONDO IMMOBILIARE Dea Capital Real Estate fa shopping a Milano
Paola Dezza per casa24.
  • 21 dicembre 2017

Dopo mesi e mesi in vendita Palazzo Missori, in via Gonzaga a Milano, ha trovato un acquirente.
Secondo indiscrezioni di mercato a comprare l'edificio, di proprietà dell'agenzia del Demanio e utilizzato da Inps come affittuario - che ne occupa la parte uffici e continuerà a occuparla per diversi anni ancora -, sarebbe Dea Capital real estate per un fondo riservato a investitori istituzionali. La proprietà, composta da uffici e negozi, è stata realizzata tra il 1933 e il 1938 e occupa oltre 16mila metri quadri. Il valore della transazione supera i 50 milioni di euro.

Dea Capital real estate avrebbe anche acquistato di recente l'hotel NYX di piazza IV Novembre, davanti alla stazione Centrale di Milano. In questo secondo caso, secondo quanto risulta a Il Sole24 Ore, il prezzo d'acquisto sarebbe superiore ai 60 milioni di euro.

Negli ultimi due anni Dea Capital Re ha varato 13 nuovi fondi immobiliari e ha concluso 2,6 miliardi di nuove operazioni, confermandosi la prima Sgr italiana nel real estate per asset under management.
Dea Capital Real Estate ha accettato ieri anche una proposta di acquisto per un portafoglio immobiliare di proprietà del fondo Beta composto da quattro edifici situati due a Roma, uno a Perugia e uno a Spoleto. Il deal si è chiuso per 15,3 milioni di euro. 

Intanto la Sgr procede alla chiusura del fondo Delta e alla liquidazione delle quote. Il cda ha deciso per un rimborso finale di capitale per un importo complessivo di 179,331 milioni di euro, pari a 85,18 euro pro quota, quando il prezzo alla sottoscrizione è stato di 100 euro per quota.
“Dalla data di avvio della relativa operatività, il fondo, considerando il rimborso finale deliberato in data odierna, ha distribuito ai propri quotisti 89,68 euro per quota – recita un comunicato - a titolo di rimborsi di capitale. Il tasso interno di rendimento (TIR) a vita intera del fondo risulta pari al -1%”.


OPERAZIONE DA 80 MILIONI DI EURO Bain e Castello pronti a rilevare 103 immobili di Intesa Sanpaolo
Paola Dezza
  • 21 dicembre 2017

Operazione di fine anno da circa 80 milioni di euro per Bain Capital Credit e Castello Sgr che starebbero per acquistare un portafoglio composto da 103 immobili residenziali, industriali e commerciali da Intesa Sanpaolo, nell'ambito del progetto Hemera.

L'operazione si dovrebbe concludere domani, ma sarà divisa in due parti, la prima subito (per poco più di 20 milioni) e la seconda a metà del 2018. La cifra del della è quella del contratto preliminare.

Del portafoglio - da qualche mese sul mercato - fanno parte immobili di cui Intesa Sanpaolo, attraverso le sue controllate Intesa Sanpaolo Provis, Intesa Sanpaolo Re.O.Co. e Mediocredito Italiano, è rientrata in possesso in seguito alla cessazione di contratti di leasing o di finanziamento. Si tratta per esempio di uffici in via Durini a Milano, di asset in Sardegna e di alcuni complessi alberghieri in Sicilia. Due degli hotel sono stati dati in gestione ad AllegroItalia Hotel & Condo. Con l'avvio delle attività, Allegroitalia impiegherà 30 nuove risorse in Sicilia e Sardegna. Aprirà a marzo l'Allegroitalia Etna Pedara: hotel 4 stelle con 92 camere, sala meeting e scenografica piscina esterna immerse in un parco secolare di 3.000 mq. È prevista, invece, per maggio l'apertura dell'Allegroitalia Liscia di Vacca: condotel con 10 esclusive suite in Costa Smeralda, a pochi minuti da Porto Cervo.

Progetto Hemera è il quinto portafoglio acquisito da Bain Capital Credit in Italia nel 2017, per un totale di circa 2 miliardi di attivi in gestione composti da non-performing loan, prestiti e attività immobiliari.

Hines investe 500 milioni nello student housing in Italia

Campus universitari innovativi che corrispondono a standard anglosassoni e sposano il microliving. La formula è in arrivo in Italia grazie al colosso americano Hines, che continua a scommettere sul mercato immobiliare del nostro Paese.

Hines punta a investire nel segmento dello student housing circa 500 milioni di euro nell'arco dei prossimi due anni, finalizzando già nel primo semestre del 2018 le prime due operazioni. Si tratta di un complesso per studenti vicino alla Bocconi a Milano – in perfezionamento a febbraio - e di un altro progetto a Firenze, entrambi in fase avanzata. Le due strutture insieme avranno la disponibilità di 1200 posti letto.

«Sono due sviluppi veri e propri – dice Mario Abbadessa, country manager di Hines in Italia -, che una volta ultimati avranno anche 200 unità affittate a young professional in maniera temporanea, giovani professionisti che devono restare in città per lavoro per periodi limitati». L’obiettivo di Abbadessa è creare una piattaforma unica in Italia. «Non sarà uno studentato classico – dice ancora - il 40% delle superfici sarà destinato a servizi ancillari come la sala cinema, la biblioteca, palestra e piscina». E i costi? Saranno in linea con il mercato, ma si prevede anche una parte a prezzi calmierati.

«La novità è che ci occuperemo della gestione, senza affidarla a terzi – dice Abbadessa -. Tra Regno Unito e Irlanda gestiamo già 5mila posti letto tramite Aparto, la società di gestione del nostro gruppo. Puntiamo ad arrivare allo stesso numero di posti letto in Italia nel lungo termine, ampliando la nostra strategia a Venezia e Roma». Abbadessa ha le idee chiare e dopo aver annunciato il piano lo scorso anno lo sta attuando investendo in questi due progetti 150 milioni di euro.

Le linee guida della strategia per il futuro passano anche attraverso il rafforzamento nel real estate tradizionale, relativo al riposizionamento di edifici storici in chiave di efficienza e sostenibilità energetica all'avanguardia. È la strategia con la quale Hines ha accumulato in Italia un portafoglio che vale oggi 1,5-1,7 miliardi di euro, valore che tiene conto delle importanti ristrutturazioni effettuate agli edifici acquistati (il valore di acquisto del portafoglio si aggira sui 900 milioni di euro). «Il nostro obiettivo è consolidare la posizione a Milano – continua - e di ampliare la strategia a Roma, un mercato interessante perché arretrato di due anni rispetto al capoluogo lombardo. A Roma guardiamo student housing, appartamenti short term da dare in affitto, high street retail e in qualche occasione puntuale anche uffici. Abbiamo la capacità di gestire un miliardo di euro tramite veicoli che hanno tra i soci fondi sovrani asiatici e fondi pensione tedeschi». Da ultimo il fondo pensione olandese Pggm per il quale Hines ha il mandato di investire un miliardo di euro in Italia in edifici a destinazione mista, uffici e spazi nelle high street, da ristrutturare in chiave di sostenibilità energetica.

Milano resta la location dove Hines ha accumulato la maggior parte del proprio portafoglio, puntando su uffici come in piazza Edison e via Broletto - qui arriverà come affittuario ad agosto Legance -, e high street da via Torino a via Dante ( in piazza Cordusio è atteso Uniqlo a ottobre 2018). È sempre in centro che Hines cerca nuovi edifici da acquisire, sempre off the market, anche se oggi l'offerta è scarsa. Nel segmento high street il colosso Usa punta su intere vie centrali da rivitalizzare, come la milanese via Mazzini.

L’ultima frontiera da aggredire è quella del multifamily, condomini progettati per essere messi in affitto con contratti quattro anni più quattro, ma in questa area Hines deve ancora identificare il progetto giusto, ancora una volta a Milano.

«In due anni siamo passati a venti persone di staff e stiamo considerando di aprire uffici a Roma» conclude Abbadessa.

Il colosso Usa è alle prese anche con una delicata operazione che vede come controparte Enasarco. Hines sta valutando di rilevare il patrimonio del fondo Megas, gestito oggi da Sorgente Sgr per conto della cassa di previdenza. Portafoglio che comprende la Galleria Sordi a Roma, un complesso a Cortina d'Ampezzo e il 15% di un fondo che possiede alcuni immobi un complesso per studenti vicino alla Bocconi a Milano – in perfezionamento a febbraio - e di un altro progetto a Firenze, ili di pregio negli Stati Uniti. Asset di alto livello come tutti quelli sui quali il colosso Usa si concentra.

Fondo Algebris di Davide Serra alla conquista di Porta Vittoria

ll fondo Algebris di Davide Serra punta a conquistare Porta Vittoria. Algebris Investments, tramite Nike Real Estate S.r.l., società controllata dal fondo Algebris NPL II, ha depositato un concordato fallimentare nell'ambito del fallimento della società Porta Vittoria S.p.A.; tale proposta consente il pagamento integrale dei crediti in prededuzione e privilegiati, nonché il rimborso di alte percentuali per i creditori delle altre classi.

Tramite l'operazione sarà possibile continuare lo sviluppo e la riqualificazione dell'area. Algebris ha dunque presentato una proposta per soddisfare i creditori.

Da notare che, prima dell'intervento di Algebris, la base di partenza per l'asta era di 152 milioni. In precedenza si era mosso il fondo internazionale York Capital, che è stato tra i primi a guardare il dossier di Porta Vittoria. York ha firmato un preliminare con BancoBpm, il maggiore creditore dell'area con un'esposizione di 220 milioni di euro, dopo che sono fallite le trattative tra la stessa banca e il fondo King Street.

In ogni caso la vicenda resta complessa. Da una parte ci sono da sciogliere i dubbi sul ruolo passato del Banco Popolare sull'area immobiliare, finita in fallimento, con un'indagine della Procura per una presenta attività di direzione e coordinamento su Porta Vittoria Spa. Dall'altra ci sono da sciogliere alcune controversie con proprietari di immobili vicini: come la Tecnilens, società che possiede una discoteca (il Black Hole) adiacente all'area di Porta Vittoria, e che ha fatto causa, vincendola, sulla base del non rispetto delle distanze tra edifici.

C'è in ogni caso da dire che l'offerta di concordato di Algebris potrebbe entrare in competizione con altre proposte, tra le quali quella appunto del fondo York, che sarebbe prossimo a presentare un'altra richiesta di concordato con l'appoggio di Banco Bpm e del maggior creditore, il gruppo delle costruzioni Colombo.

Case, prezzi dell’usato -4,3% a Roma nel 2017
Redazione idealista.it
05 gennaio 2018

I valori immobiliari hanno registrato una flessione del 4,3% a Roma nell’ultimo anno, attestandosi a 3.170 euro al metro quadro di valore nominale dopo una tendenza alla stabilizzazione nell’ultimo trimestre.

Su base annuale solo il quartiere Aurelio (3.399 euro/m²) segna una correzione positiva dello 0,3%, peraltro marginale. Il resto dei quartieri della Capitale registrano andamenti decisamente negativi, con cali sopra il cinque per cento per 16 aree; atterraggio più morbido per altri 7 quartieri da Appio Latino (-4,1%) ai Parioli (-1%)

I quartieri che hanno subito svalutazioni maggiori nel corso del 2017 sono Malagrotta-Casal-Ombroso-Ponte Galeria (-12,4%), seguito da Trionfale-Monte Mario (-9,7%) e Prenestino (-9,1%).

Anche i proprietari delle case in Centro (-6,6%) hanno dovuto ridimensionare le aspettative, nonostante una domanda riattivatasi in questi mesi, proprio per il calo dei valori. Sulla stessa falsariga sono calati anche i quartieri notoriamente più richiesti a ridosso del centro storico, come ad esempio Prati (-5,6%).

Nella provincia di Roma si assiste a un calo medio del 3,6%, con un valore nominale che si attesta a 2.643 euro/m². Cali a due cifre in numerosi comuni come accade a Rocca di Papa (-16,8%), Guidonia Montecello (-15,6%) e Velletri (-15,1%); incrementi a Grottaferrata (1,3%) e a Trevignano Romano (0,7%). 

Province

Se a livello regionale i prezzi delle case hanno lasciato nel 2017 il 3,9% del loro valore, con un recupero dello 0,6% nell’ultima parte dell’anno, a 2.444 euro/m², nelle aree provinciali è andata anche peggio, come testimoniano le forti riduzioni di Frosinone (-9,2%), Rieti (-8,8%) e Viterbo (-7,0%).

I metri quadri più cari si trovano in provincia di Roma, seguita da Latina (2.009 euro/m²) e Viterbo (1.113 euro/m²). La più economica è Rieti con 929 euro al metro quadro.

Capoluoghi

Anche per i principali centri maggiori si assiste a una tendenza ribassista. Cali consistenti a Frosinone (-10,5%), Rieti (-5,5%) e Viterbo (0,4%). Solo Latina inverte il trend con una variazione positiva dello 0,8%.

La graduatoria dei prezzi è comandata da Roma, seguita da Latina (1.807 euro/ m²) e Viterbo (1.338 euro/m²). Chiude Rieti con 1.233 euro al metro quadro.

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile dell’ufficio studi di idealista, “il trend negativo dei prezzi delle case iniziato nel 2007 è proseguito anche quest’anno; il mercato risente ancora dell'eccesso di offerta di immobili con caratteristiche di prezzo, qualità e localizzazione non richieste dal mercato. Nonostante questo, la vivacità della domanda privata, sostenuta dal mercato dei mutui, si estende a macchia di leopardo, concentrandosi nelle aree di maggior pregio delle grandi città e nei centri dove la qualità della vita è migliore. Nel 2018 ci aspettiamo una ripresa via via più uniforme con moderata crescita dei prezzi nelle città medie e in quelle metropolitane con una generale tendenza la stabilizzazione dei valori”.

Come proteggere un immobile dal pignoramento
condominioweb (collaboratore di idealista news) Articolo scritto dall'avv. Marcella Ferrari di condominio web
04 gennaio 2018

La difficile congiuntura economica ha messo in difficoltà molte famiglie, le quali non riuscendo ad onorare il mutuo si trovano a far fronte al pignoramento della propria abitazione. Esaminiamo brevemente come si svolge la procedura esecutiva e quali facoltà e/o diritti spettano al debitore in casi simili.

Contratto di mutuo ed ipoteca volontaria. Il mutuo (art. 1813 c.c.) è il contratto con cui una parte – solitamente un istituto di credito – consegna una determinata quantità di denaro all'altra, che si obbliga a restituirla, maggiorata di interessi e secondo un piano di rimborso prestabilito (cosiddetto piano di ammortamento).

Il mutuo bancario concluso per l'acquisto dell'abitazione è un mutuo fondiario, disciplinato dagli artt. 38 e ss. del T.U. bancario (d. lgs. 385/1993).

Il credito fondiario ha ad oggetto la concessione da parte di banche di finanziamenti a medio o lungo termine garantiti da un'ipoteca di primo grado sull'immobile.

In buona sostanza, all'atto di sottoscrizione del contratto di mutuo, il mutuatario costituisce un'ipoteca volontaria sulla propria casa; di talché il mutuante sia garantito in caso di inadempimento.

In particolare, nel mutuo fondiario, il finanziamento copre sino all'80% del valore peritale dell'immobile da ipotecare.

Sospensione del contratto di mutuo e rinegoziazione. Qualora il mutuatario si trovi in difficoltà economiche e non riesca ad onorare il mutuo, è legittimato a domandare la cosiddetta “moratoria”, sempre che abbia i requisiti richiesti. Si tratta di una sospensione del pagamento delle rate per una durata non superiore a 12 mesi.

In pratica, il mutuatario può “congelare” temporaneamente la corresponsione delle rate, allorché dimostri di versare in difficoltà economiche.

In particolare, è applicabile allorché il debitore abbia perso il posto di lavoro; in caso di morte; nell'ipotesi di handicap grave che comporti una situazione di non autosufficienza. Al fine di ottenere la sospensione è necessario presentare un'istanza in tal senso alla propria banca.

In caso di accoglimento, si verifica una proroga del contratto di mutuo e delle garanzie ad esso connesse per un periodo pari alla sospensione.
Nell'ipotesi in cui non si possa accedere alla moratoria di cui sopra, un'altra possibilità per il mutuatario consiste nel chiedere la rinegoziazione.

In buona sostanza, si tratta di modificare le originarie condizioni del contratto, quindi, nella maggioranza dei casi, si traduce nella diminuzione della rata mensile e nell'allungamento del piano di ammortamento.

Rate inevase, giro a sofferenza e risoluzione del contratto di mutuo. Non sempre la moratoria di un anno risolve le difficoltà economiche; così come la rinegoziazione può non essere risolutiva.

Se il mutuo risulta ugualmente gravoso e non si riesce ad onorarlo cosa accade?
L'art. 40 T.U. bancario dispone la risoluzione del contratto quando il ritardo di pagamento si sia verificato almeno sette volte.

In questi casi, si verifica l'incaglio bancario e dopo alcuni mesi, qualora la situazione non sia migliorata, la banca comunica al debitore l'estinzione del mutuo con giro a sofferenza.

A questo punto, l'istituto di credito segnala alla Centrale Rischi della Banca d'Italia la situazione di grave crisi economica del cliente, in quanto insolvente.

La conseguenza della segnalazione consiste nel fatto che tutte le banche saranno edotte della crisi del soggetto segnalato e non gli erogheranno credito.

Atto di precetto e pignoramento.Il mancato pagamento delle rate, qualora integri un grave inadempimento (art. 1455 c.c.), comporta la risoluzione del contratto di mutuo. Il creditore, nel caso in esame, possiede già il titolo esecutivo (art. 474 n. 2 c.p.c.), rappresentato dal mutuo.

Pertanto, gli sarà sufficiente notificare al debitore il solo atto di precetto, senza necessità della trascrizione integrale del titolo (art. 41 T.U. bancario).

Il precetto consiste nell'intimazione ad adempiere l'obbligazione risultante dal contratto di mutuo (ossia l'intimazione a corrispondere le rate arretrate del mutuo) entro dieci giorni, decorsi i quali si agirà esecutivamente.

Dal 2015 l'atto di precetto deve contenere l'avvertimento che il debitore può porre rimedio alla situazione di indebitamento ricorrendo ad un organismo di composizione della crisi.

Piano del consumatore e accordo di composizione della crisi. Il piano del consumatore e l'accordo di composizione della crisi sono stati introdotti dalla cosiddetta legge “salva suicidi” (legge 3/2012). Si tratta di due procedimenti a cui può ricorrere il debitore che si trovi in grave difficoltà.

In buona sostanza, è necessario che la situazione da sovraindebitamento, consistente nello squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile (presupposto oggettivo), non sia assoggettabile alle procedure concorsuali (presupposto soggettivo), inoltre devono essere rispettati i presupposti di ammissibilità (art. 7 c. 2 legge 3/2012)

Il piano del consumatore è attuabile dal debitore che ricopra tale qualità; ossia da colui il quale abbia assunto obbligazioni per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale (art. 6 c. 2 lett. b, legge 3/2012).

In caso contrario, si deve proporre un accordo di composizione della crisi (e non un piano del consumatore).

In ambedue le ipotesi, fatte salve alcune significative differenze – su cui non ci si può soffermare per ragioni di brevità espositiva – vengono proposti degli accordi di ristrutturazione dei debiti, che comprendono anche gli eventuali mutui. In particolare, i crediti assistiti da ipoteca (come il mutuo) posso rientrare nel piano.

Inoltre,è possibile non soddisfare integralmente i suddetti crediti, ma ad una sola condizione: deve essere garantito il pagamento in misura non inferiore a quello realizzabile in relazione al valore di mercato attribuibile ai beni (art. 7 c. 1 legge 3/2012).

La proposizione del piano del consumatore o dell'accordo di composizione della crisipuò comportare la sospensione delle procedure esecutive pendenti qualora la loro prosecuzione comprometta la fattibilità del piano (art. 12 bis c. 2 legge 3/2012).

In altre parole, la proposta di accordo può determinare la momentanea sospensione del procedimento esecutivo.

Preme ricordare che i meccanismi in parola sono utilizzabili anche nel caso di un solo debito (Trib. Busto Arsizio 15 settembre 2014).

Per fare un esempio concreto: un giudice campano, a fronte di un mutuo di 200 mila euro ha ridotto la cifra mutuata a 125 mila euro (Trib. Napoli decreto 2840/2015).

Ricerca di un accordo transattivo. Nel caso in cui non siano percorribili le strade indicate, è buona regola cercare un accordo transattivo con il creditore. Trattandosi di istituti di credito, occorre agire tempestivamente, in quanto le banche spesso hanno tempistiche piuttosto lunghe per valutare se accettare o rigettare le proposte avanzate.

Istanza di conversione del pignoramento. La legge consente al debitore esecutato di proporre l'istanza di conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.) prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione.

In buona sostanza, il debitore può sostituire al bene pignorato una somma di denaro corrispondente all'importo dovuto maggiorato dalle spese di esecuzione e dagli interessi. Al momento di proposizione dell'istanza deve essere deposito 1/5 della somma suindicata.

Il giudice può disporre una rateizzazione per il residuo entro il termine massimo di 18 mesi.Il termine ultimo per richiedere la conversione del pignoramento è l'udienza in cui viene emessa l'ordinanza di vendita.

Istanza e udienza di vendita: l'incanto.Se non si raggiunge un accordo transattivo o non è possibile convertire il pignoramento o non vi sono i requisiti per accedere al meccanismo di composizione della crisi da sovraindebitamento, la procedura esecutiva prosegue il proprio corso.

Dopo la notifica del pignoramento, il creditore provvederà all'iscrizione a ruolo ed al deposito della documentazione necessaria. Più l'iter prosegue più aumentano le spese che verranno poste a carico del debitore.

Ad esempio, raggiungere un accordo prima della nomina e del giuramento del perito comporta un risparmio significativo, atteso che il compenso di quest'ultimo può giungere sino al 3% del valore dell'immobile pignorato.

Lo stesso dicasi per le spese di pubblicità che aumentano per ogni udienza di vendita fissata. Senza contare gli onorari dei legali e la remunerazione del custode (qualora il debitore non sia stato autorizzato a continuare a vivere nell'abitazione).

La procedura può essere “fermata” solo sino a 20 giorni prima della vendita: dopo l'immobile verrà venduto.

Conclusioni. La legge mette a disposizione del soggetto che si trovi in difficoltà con il pagamento del mutuo alcune possibilità.

Può chiedere la moratoria di un anno, ossia la sospensione per 12 mesi dalla corresponsione delle rate, qualora dimostri lo stato di grave difficoltà economica.

Inoltre, è ammessa la facoltà di rinegoziare i termini del contratto, ad esempio diminuendo l'ammontare della rata e allungando il mutuo.

Qualora la situazione si inadempimento sia talmente grave da aver portato alla dichiarazione di sofferenza bancaria, è opportuno cercare un accordo transattivo (cosiddetto saldo e stralcio), prima che la banca proceda esecutivamente.

Infine, se l'esposizione debitoria è troppo significativa, il debitore può proporre un accordo di composizione della crisi, anche per i crediti assistiti da garanzia ipotecaria ed anche nel caso in cui il debito sia uno solo (come il mutuo).

Interventi di recupero edilizio, chi può fruire della detrazione.
Redazione  Idealista.it
05 gennaio 2018

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito chi può fruire della detrazione delle spese per gli interventi di recupero edilizio. Vediamo quanto spiegato.

All’interno della rubrica “La Posta” di Fisco Oggi è stato posto il seguente quesito:

Per beneficiare della detrazione Irpef per le spese di recupero edilizio, l’inquilino deve necessariamente essere in possesso della dichiarazione di consenso del proprietario?

L’Agenzia delle Entrate ha così risposto:

Possono fruire della detrazione delle spese per gli interventi di recupero edilizio (articolo 16-bis, Tuir) coloro che possiedono o detengono l’immobile, sul quale sono stati effettuati i lavori, sulla base di un titolo idoneo (ad esempio, proprietà, altro diritto reale, locazione, comodato).

In caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile (se diverso dai familiari conviventi), e quindi anche dall’inquilino, è necessario avere la dichiarazione di consenso del possessore (cioè del proprietario dell’immobile) all’esecuzione degli interventi.


Detrazione affitto studenti fuori sede 2018, le novità della manovra
Redazione Idealista.it
02 gennaio 2018

Nella legge di Bilancio approvata dal Parlamento per il 2018 sono presenti importanti novità anche per gli studenti fuori sede.

Con le modifiche ai commi 23 e 24, sono previste detrazioni per i canoni di affitto degli studenti fuori sede:

  • anche nel caso in cui l'Università sia ubicata in un comune appartenente alla stessa provincia di residenza, purché i due comuni siano distanti almeno 100 km.
  • anche nell'ipotesi in cui l'Università sia ubicata in un comune di residenza distante almeno 50 km se gli studenti sono residenti in zone montane o disagiate

Le agevolazioni sono concesse per i periodi d'imposta in corso al 31 dicembre 2017 e al 31 dicembre 2018, con un tetto di spesa massima di 2633 euro l'anno. Le ulteriori condizioni che determinano la possibilità di usufruire del beneficio sono state chiarite dall'Agenzia delle Entrate

A Helsinki qualità e servizi fanno volare l’immobiliare

Al top mondiale per il sistema educativo, tanto che negli ultimi mesi la Finlandia viene spesso citata come il Paese che riesce a far arrossire di vergogna il tanto blasonato modello americano. Ma non è questo l'unico record dello Stato nordeuropeo. Anche nel 2017 la capitale della Finlandia si è piazzata tra le dieci migliori città al mondo per qualità della vita, secondo l'annuale classifica stilata dall'Economist, per l'esattezza in nona posizione. Oltre all'ottimo sistema educativo, a far emergere Helsinki sono la stabilità politica ed economica del Paese e l'efficienza della sanità pubblica. Ma c'è un bene che inizia a scarseggiare: la prima casa in città.

Uno dei principali driver dell'economia finlandese è dunque il mercato delle costruzioni, tanto che negli ultimi tre anni l'offerta di nuove costruzioni residenziali è cresciuto di oltre il 10%, anno su anno. Oltre il 70% dell'offerta si concentra nell'area metropolitana di Helsinki, che oggi conta una popolazione di circa 1,1 milioni di persone. Le statistiche mostrano che Helsinki conta circa 600mila residenti e si stima che per il 2030 arriveranno a 1,6 milioni. «Questa rapida crescita della popolazione spinge il mercato a innovare e aumentare l'offerta rapidamente, tanto che l'obiettivo è di realizzare almeno 6mila abitazioni all'anno per i prossimi dieci anni _ evidenzia Carlotta Lancia _. La qualità finlandese delle costruzioni è di livello molto alto e soprattutto negli ultimi anni si è ancor di più sviluppata l'attenzione per i temi del risparmio energetico e della qualità della vita». Scenari Immobiliari elabora in esclusiva per Il Sole 24 Ore i dati relativi alle metropoli oggetto dei Focus Città estere ed evidenzia tra l'altro che oggi il 70% della popolazione finlandese vive nei centri urbani e di questa quota oltre il 35% risiede a Helsinki.

La crescita negli anni dei single ha incrementato la domanda di appartamenti di piccolo taglio (massimo 60 metri quadrati). Il mercato delle locazioni sta vivendo un momento particolarmente attivo in tutta la Finlandia, ad Helsinki in particolare. «I fondi pensione finlandesi stanno investendo molto nel settore residenziale _ spiega Carlotta Lancia _ soprattutto nelle aree semicentrali di Helsinki, dove si stanno sviluppando nuovi quartieri residenziali ad affitti regolamentati e non a libero mercato».

I prezzi medi delle compravendite sono ormai a livelli elevati, intorno ai 6mila euro al metro, valore che non rende giustizia ai picchi da record delle aree di lusso. Nel quartiere di Lautasari, una piccola isola circondata dal verde e dalle acque del mar Baltico nel golfo di Finlandia, che è collegata con la ferrovia (12 minuti di percorrenza) e con l'autostrada al centro di Helsinki, la richiesta di partenza arriva a toccare anche i 18mila euro al metro. In questo quartiere si trovano soprattutto case e ville mono-familiari, anche di design moderno e di nuova costruzione, con il molo privato per ormeggiare la barca con cui in estate fare brevi crociere fra le mille isole che circondano la baia. Sulla terraferma, quando sul mercato vengono messi in vendita appartamenti localizzati nelle antiche case di fine 800 o inizio 900 le richieste partono sempre da un minimo di diecimila euro al metro.

A fine 2017 i prezzi registrano un'ulteriore spinta verso l'alto del 7,7%, portando sempre più in alto l'asticella del costo degli immobili: «Ma non si può ancora parlare di una bolla speculativa in atto sul mercato residenziale», conclude Carlotta Lancia.

Prezzi delle case, nel terzo trimestre -0,8% su base annua

Ancora in ribasso, secondo le rilevazioni Istat, i prezzi delle abitazioni usate. Una discesa di mezzo punto percentuale in tre mesi – non pochissimo nello scenario stagnante che stiamo attraversando – che indebolisce le aspettative di un miglioramento generale sul fronte delle quotazioni, aspettative che erano cresciute anche grazie ad alcuni dati emersi nelle precedenti rilevazioni.

Secondo l’Istituto di statistica, infatti, nel terzo trimestre 2017, «l’indice dei prezzi delle abitazioni (Ipab) acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, diminuisce dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti dello stesso periodo del 2016 (era -0,2% nel secondo trimestre)».

L’ampliamento della flessione «è dovuto esclusivamente ai prezzi delle abitazioni esistenti, la cui diminuzione su base annua si accentua (-1,3%, da -0,5% del trimestre precedente) e torna prossima a quella registrata nel primo trimestre 2016 (era -1,2%)». Accelera invece la crescita dei prezzi delle abitazioni nuove (+0,6%, da +0,3%).

Il calo tendenziale dei prezzi delle abitazioni si manifesta contestualmente a una crescita del numero di immobili residenziali compravenduti (+1,5% rispetto al terzo trimestre del 2016, secondo i dati dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate), ininterrotta dal secondo trimestre 2015 ma che si riduce di ampiezza per il quinto trimestre consecutivo.

In media, nei primi tre trimestri del 2017 i prezzi delle abitazioni diminuiscono dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sintesi di un leggero aumento dei prezzi delle abitazioni nuove (+0,1%) e della diminuzione di quelli delle abitazioni esistenti (-0,6%).


Via Montenapoleone «regina» con canoni oltre 10mila al metro quadrato

Milano e Via Montenapoleone guidano la classifica delle città e delle vie dello shopping italiane per valore immobiliare retail high street. A confermarlo è il Report “Fashion High Street – 2017”, realizzato dal Dipartimento di Ricerca di World Capital, in collaborazione con Federazione Moda Italia e Global Blue.

Le griffe internazionali, dunque, sono attratte dal capoluogo lombardo, con rendimenti lordi che oscillano tra il 2,5% e il 5%. Montenapoleone, in particolare, rimane prima tra le high street italiane per canone di locazione di immobili retail, con un prime rent pari a 10.300 euro al metro quadro all’anno. I canoni, in via Montenapoleone, sono saliti del 34% in tre anni e la strada milanese dello shopping di lusso, con i saldi invernali in avvio oggi, si attesta al sesto posto a livello mondiale. Il record va alla Fifth Avenue di New York, dove il canone tocca i 31 mila euro/mq.

«La High Street meneghina ha registrato nel 2017 la migliore performance nel mercato immobiliare retail italiano - ha detto Neda Aghabegloo, Responsabile Dipartimento di Ricerca di World Capital generando competitività tra brand, ma anche soddisfazione da parte dei consumatori. Il 36% della spesa turistica internazionale effettuata in Italia, viene registrato proprio a Milano».

Acquisto casa, ecco qual è la disponibilità di spesa
idealista.it 01/03/2018

Qual è la disponibilità di spesa per l’acquisto di una casa? Nelle grandi città italiane la maggiore concentrazione della richiesta è compresa nella fascia di spesa più bassa, fino a 119.000 euro (27,2%). Segue il 24% che si concentra nella fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila euro e il 22,0% in quella tra 170 e 249 mila euro. 

Rispetto alla media delle grandi città si discostano:

  • Roma dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila euro (24,3%);
  • Firenze e Milano con una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila euro;
  • Bari e Bologna, dove incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila euro rispettivamente con il 28,3% e il 34%;
  • nelle altre grandi città, Genova, Napoli, Palermo, Torino e Verona, la maggior concentrazione è nella fascia di spesa inferiore a 120 mila euro.

Anche negli altri capoluoghi di regione, che non sono grandi città, si registra un aumento della percentuale di coloro che desiderano spendere fino a 120 mila euro.

Sei in regola con il catasto? Ecco quando la variazione catastale è obbligatoria.
da idealista.it (autore houzz) 06/03/2018


La nostra casa è in regola con il catasto quando sia le planimetrie catastali che la descrizione dell’unità immobiliare presenti nella banca dati dell’Agenzia del Territorio corrispondono alla realtà e coincidono con quanto presente in Comune. La regolarità catastale è indispensabile per pagare correttamente l’IMU e ricordiamo che sono previste sanzioni e vincoli nella compravendita delle abitazioni irregolari. Ecco quindi sei casi base che richiedono la presentazione della pratica catastale.

La regola generale

Occorre depositare la variazione al Catasto Edilizio Urbano entro trenta giorni dalla fine lavori ogni volta che le modifiche alla casa comportano una variazione della rendita catastale, basata sul numero dei vani e sulle caratteristiche dell’abitazione. Sicuramente occorre presentare la dichiarazione in catasto per tutte le nuove costruzioni, quando si demoliscono edifici esistenti e quando si migliorano impianti o finiture che comportino un aumento della rendita catastale indipendentemente dal tipo di pratica presentata in Comune. Vediamo insieme sei casi ricorrenti nei quali è necessario richiedere la variazione catastale.

1) Realizzazione dell’open space

In un progetto di ristrutturazione capita spesso di prevedere l’accorpamento dei vani cucina, soggiorno e corridoio per ricavare un moderno open space. In questo caso è necessario denunciare all’Agenzia del Territorio la modifica della planimetria dell’abitazione affinché ci sia corrispondenza tra lo stato effettivo e la documentazione in banca dati anche se il numero complessivo di vani potrebbe non diminuire se l’open space è molto ampio in relazione alla parametrazione catastale.

2. Costruzione di cabina armadio in muratura

Anche nel caso si ricavi una cabina armadio in muratura all’interno della camera è necessario presentare la variazione catastale perché si aggiunge uno spazio separato in più rispetto alla casa. La cabina armadio pesa sul numero dei vani catastali come un terzo di vano per cui si potrebbe avere un aumento della rendita oltre che una variazione della pianta. Nel caso di realizzazione di cabine armadio in cartongesso o legno invece è da valutare bene, in relazione a tipologia e dimensioni, per capire se è dovuta la variazione o meno anche se nella prassi si tende oggi a indicarle in planimetria.

3. Attrezzare il bagno secondario

Come la realizzazione della cabina armadio anche ricavare un secondo bagno comporta l’aumento di un terzo di vano della rendita catastale, a meno che non si tratti del solo rifacimento del bagno esistente, già presente in catasto e senza modifiche alla posizione e alla dimensione delle porte e delle finestre.

4. Recuperare il sottotetto

Recuperare la soffitta per trasformarla in una mansarda accogliente è di fatto un ampliamento dell’abitazione che comporta per certo un aumento della rendita catastale perché la soffitta ha una rendita inferiore rispetto agli spazi destinati a civile abitazione. Da tenere a mente che eventuali porzioni di sottotetto con altezza inferiore a 150 cm non incidono sul valore catastale.

5. Montare la veranda

La chiusura di spazi tramite il semplice montaggio di infissi vetrati per ricavare una veranda abitabile o un giardino di inverno comporta comunque un aumento della rendita catastale, con presentazione della variazione, perché si amplia il volume dell’abitazione. Il peso di questo aumento di numero dei vani, però, dipende dalla destinazione d’uso. Se questo spazio è utilizzato come prolungamento della casa per ricavare un salotto o uno studio è da inserire nei vani principali mentre se è adibito a serra o giardino d’inverno è da censire come vano accessorio secondario, con rendita inferiore.

6. Recuperare un’abitazione rurale

Se avete in progetto di recuperare una vecchia abitazione rurale, ossia la ex casa di un agricoltore vero e proprio, accertatevi che il fabbricato sia stato correttamente censito al Catasto Edilizio Urbano e deruralizzato in Comune, con pagamento dei relativi oneri. Questo tipo di irregolarità catastale è assai diffusa nonostante il Decreto Legge 201/2011, cosiddetto “salva Italia”, avesse concesso di sanare senza sanzioni il mancato censimento dei fabbricati rurali entro il 30 novembre 2012.

Conclusione

Valutare quando è necessaria la variazione catastale non è scontato perché alcuni lavori che ci appaiono banali, come il montaggio della veranda, o addirittura in assenza di opere edilizie, come nel caso della deruralizzazione, occorre presentare la variazione all’Agenzia del Territorio entro trenta giorni dall’avvenuta modifica. Non fatevi quindi trovare impreparati e fatevi spiegare le procedure da eseguire da un tecnico iscritto all’Albo o Collegio professionale.

Il sistema di domotica che ti permette di controllare la tua casa dallo smartphone
da idealista.it (stefania giudice) 07/03/2018

Una startup romana ha vinto la seconda edizione del Klimahouse Startup Award, competizione lanciata da Klimahouse, la fiera internazionale per l’efficienza energetica e il risanamento in edilizia che si è svolta a Bolzano lo scorso gennaio. Si tratta di Powahome, che ha ideato un sistema di domotica grazie al quale controllare da remoto, con il proprio smartphone o tablet, gli interruttori, le prese elettriche, gli avvolgibili motorizzati esistenti in casa senza modificare l’impianto elettrico. Per scoprire qualcosa di più, idealista news ha parlato con Michele Longo, che insieme al fratello Pasquale ha sviluppato questo progetto e che ha affermato: “La casa del futuro sarà sempre più interconnessa”.

In cosa consiste il sistema di domotica da voi ideato?

“Il nostro sistema di smart home si basa su piccoli dispositivi da inserire nelle cassette dell’impianto elettrico, a fianco di interruttori, prese e pulsanti che si vogliono gestire da remoto. Senza aggiungere centraline, senza dover fare lavori di muratura o modificare l’impianto elettrico, riusciamo a fare retrofit sull’impianto esistente e quindi rendere smart tutto ciò che abbiamo già in casa: interruttori, pulsanti o qualunque tipo di utenza elettrica che viene collegata anche a una presa. Dando e togliendo corrente alla presa, l’elettrodomestico preimpostabile inizia o interrompe la programmazione in base alle nostre esigenze”. Le utenze in questione quali sono?

“Elettrodomestici, luci e anche avvolgibili elettrici. Quello che vogliamo rendere possibile in una smart home è accendere e spegnere le utenze in genere. Con il dispositivo che abbiamo sviluppato gestiamo l’accensione e lo spegnimento di luci e prese e per gli avvolgibili elettrici (tapparelle, tende da sole, ecc) riusciamo ad azionarle da remoto e controllare in tempo reale la percentuale di apertura”.

Come funziona?

“Immaginiamo una cassetta con interruttori o prese: si toglie la placca, dietro un tasto inutilizzato si inserisce il dispositivo, i cavi che erano già collegati all’interruttore si collegano al dispositivo e i cavi che fuoriescono dal dispositivo si ricollegano all’interruttore e si richiude il tutto. A questo punto, si procede con la configurazione: si tratta di scansionare il QR Code che si trova sul dispositivo associando il dispositivo alla luce o utenza che controlla e all’ambiente in cui si trova. Con un’app per smartphone, ovunque ci si trovi si può vedere lo stato in tempo reale e agire di conseguenza: accendere o spegnere in base allo stato rilevato. L’applicazione è disponibile per Android e stiamo lavorando per lo sviluppo iOS”.

Può essere utilizzato anche come allarme?

“Il dispositivo non nasce come sistema di allarme, ma parlando con installatori e clienti è emerso che installando questi dispositivi e trovandosi fuori casa, qualora dovesse entrare un malintenzionato che magari lascia gli avvolgibili abbassati, ma accende la luce, il dispositivo rileva un’accensione non autorizzata e invia una notifica. Il dispositivo quindi non è un sistema di allarme, ma comunque può notificare un’intrusione. Inoltre, grazie all’integrazione del nostro sistema con altri dispositivi, che siano telecamere o allarmi, se rilevo un’intrusione con il mio sistema, posso azionare una telecamera. Oppure se un altro sistema di allarme rileva l’intrusione, con Powahome posso accendere immediatamente delle luci e allontanare il malintenzionato”.

Quali sono i benefici?

“Powahome è un vero e proprio sistema di domotica e come tale, per l’utente, i principali benefici riguardano il risparmio energetico e la comodità. In termini di risparmio energetico la differenza tra un impianto elettrico tradizionale e uno domotico si aggira sul 20-25% per abitazioni e anche 35-40% per uffici. La comodità invece è meno facile da quantificare, perché è una di quelle cose che finché non ce l’hai non ne capisci il valore, ma quando ce l’hai non vuoi più tornare indietro. Powahome, inoltre, permette di godere dei benefici della domotica senza dover affrontare lunghe e costose ristrutturazioni.”

Come è nata l’idea di dar vita a Powahome?

“Mio fratello, che è ingegnere elettronico e con il quale abbiamo sviluppato questo progetto, aveva un letto a soppalco nella casa di Torino e puntualmente quando andava a dormire dimenticava la luce accesa, quindi doveva scendere dal letto per raggiungere l’interruttore del lampadario. Da buon ingegnere elettronico ha ritenuto impensabile che non esistesse una soluzione e quindi si è ingegnato per trovarne una. Questa soluzione, all’inizio ingombrante, è stata ingegnerizzata per occupare il minimo spazio e per garantire la compatibilità con tutte le serie civili da incasso oggi in commercio. L’anno scorso abbiamo partecipato al Wind Startup Award arrivando primi classificati. Abbiamo poi preso parte al programma Android Factory 4.0, programma per startup di LVenture Group e Google e gestito dall’acceleratore di startup LUISS ENLABS, arrivando finalisti. A giugno siamo stati selezionati per il programma di accelerazione in LUISS ENLABS, uno degli acceleratori di impresa più grandi d'Europa. Durante i cinque mesi del programma di accelerazione, quella che era un’idea funzionante è diventata un prodotto certificato e venduto. Alla fine del programma di accelerazione, a novembre, avevamo già venduto il nostro prodotto ai primi clienti che iniziavano a utilizzarlo. Dallo scorso novembre abbiamo avuto tantissime richieste e quindi adesso stiamo avviando la produzione industriale per abbassare i costi e poter consegnare i dispositivi che abbiamo prevenduto”.

Per acquistarlo?

“Come riporta l’osservatorio IOT del Politecnico di Milano, i sistemi di domotica vengono venduti, in Italia, principalmente dai distributori di materiale elettrico che sono ‘i supermercati’ degli elettricisti. Il nostro obiettivo è quindi distribuire Powahome presso i grossisti di materiale elettrico per garantire una diffusione capillare su tutto il territorio”.

Quali sono, a vostro avviso, le esigenze della casa del futuro?

“Secondo noi la casa del futuro sarà sempre più interconnessa e l’oggetto che racchiuderà questa serie di connessioni sarà ancora per molto tempo il telefono perché è l’unico oggetto che abbiamo sempre a portata di mano.
Intanto negli Stati Uniti, ma anche in Francia e Germania, sono già disponibili sul mercato dei sistemi di controllo vocale (Google Home e Amazon Alexa solo per citarne un paio). Questi sistemi sicuramente arriveranno in Italia nel corso del prossimo anno, se non già entro la fine del 2018. Powahome è il tassello abilitante che permette a dispositivi come questi di interagire con l’impianto elettrico già presente in casa. Uno degli aspetti principali su cui si basa Powahome è l’integrazione con altri sistemi di smarthome, così che da un’unica app si possa gestire completamente la propria casa”.


Com'è cambiato il residenziale negli ultimi 60 anni e quali saranno i trend futuri
da idealista.it 06/03/2018

Nel suo report "Residential development in Italy. Challenges and opportunities in the market", la società di consulenza EY analizza le caratteristiche del mercato residenziale nel nostro Paese e i mutamenti degli ultimi 60 anni, mettendo in evidenza opportunità e rischi per il futuro.

Secondo lo studio EY, dal 1958 ad oggi sono identificabili cinque cicli, mediamente di 13 anni ognuno. Tutti i cicli hanno evidenziato caratteristiche e tendenze comuni, in particolare per quanto riguarda la correlazione tra l'indice dei prezzi delle abitazioni e i trend delle transazioni.

Il ciclo immobiliare che si è manifestato tra la fine degli anni ’90 e il 2012 ha però avuto delle caratteristiche peculiari. In particolare, la crescita del mercato che ha caratterizzato il nostro Paese tra la fine degli anni ’90 e il 2008 è stata, prevalentemente, il frutto del verificarsi, di circostanze peculiari e contemporanee, tali da renderla ragionevolmente irripetibile: passaggio dalla Lira all’Euro; crescita economica a partire dalla metà degli anni ’90; inflazione, mercato del credito bancario in fase espansiva.

Tale crescita, ad ogni modo, ha assunto caratteri straordinari, se confrontata con i precedenti cicli immobiliari, per quanto attiene l’andamento delle transazioni, con un aumento rilevante e per certi aspetti slegato dalle normali dinamiche di mercato, mentre l’andamento dei prezzi si è mantenuto in linea con gli andamenti registrati nei cicli precedenti.

Tra i fattori interni, l’Italia si conferma ai vertici in Europa per la percentuale di famiglie che abitano in una casa di proprietà, il 77.4%. Di contro, il mercato delle locazioni è tra i più bassi, seppure con un trend in rialzo, determinato da un mix di fattori, tra cui la riduzione della capacità di acquisto del bene immobiliare, le disparità geografiche che comportano processi migratori interni verso le aree del Paese dove si concentrano le opportunità professionali, i cambiamenti dei modelli di consumo che puntano sempre più verso l’utilizzo senza possesso e le dinamiche demografiche in corso.

Lo studio condotto da EY, mettendo a fattore comune e cercando una chiave di lettura adeguata ai dati di varie fonti tra cui Istat, Banca d’Italia e Agenzia delle Entrate, evidenzia come il confronto con le serie storiche e le previsioni circa il positivo andamento dell’economia italiana nel breve periodo permettano un certo ottimismo sull’andamento del mercato residenziale in Italia.

Allo stesso tempo esso mostra come le dinamiche demografiche stiano avendo un ruolo determinante, peraltro ancora sottovalutato, nel modellare una nuova domanda di mercato, con esiti non ancora integralmente prevedibili. Le tendenze chiave includono la riduzione del numero di famiglie composte da almeno due componenti, il parallelo incremento delle famiglie monocomponenti, l'aumento dell'età media della popolazione, la riduzione della natalità e l'impatto dell'immigrazione.

In aggiunta, lo studio EY pone in evidenza come stiano diventando sempre più importanti alcuni cluster di domanda, che faticano a trovare un prodotto in linea con le proprie esigenze: senior living, giovani coppie, giovani single.

“Lo stock residenziale esistente ha caratteristiche, ad esempio dimensionali, costruttive, energetiche, tali per cui rischia di essere sempre più lontano dalla richieste del mercato di oggi. Questo spiega anche perché i prezzi del prodotto usato continuino a scendere, anche nel 2017, mentre il prezzi del prodotto nuovo sono in crescita, trainati dalla domanda che, specie in alcune aree geografiche, si sta irrobustendo, seppure con caratteristiche nuove”, commenta Marco Daviddi, Partner EY, Real Estate Leader per l’Italia.

“Dopo diversi anni di freno generalizzato nell’attività di sviluppo residenziale, testimoniato anche dal ridotto numero di nuove abitazioni immesse sul mercato, con una riduzione di circa l’80% rispetto al massimo registrato nel 2005”, continua Marco Daviddi, “la ripresa delle compravendite ha determinato un elevato assorbimento dello stock di invenduto e riteniamo che ci siano a questo punto le condizioni per procedere con nuovi sviluppi.

"Il confronto tra trend di mercato e condizioni socio-demografiche nel nostro paese suggerisce, però, di dotarsi di nuovi strumenti di analisi, progettazione e commercializzazione degli interventi, con un’adeguata pianificazione finanziaria che possa consentire anche di andare verso un collocamento del prodotto in locazione, anziché attraverso tradizionali vendite”. “Vediamo una rilevante opportunità di mercato, ma con caratteri fortemente selettivi. Il successo è sempre più legato all’innovazione, anche digitale, in un settore tradizionalmente poco incline al cambiamento come quello immobiliare

Cinque consigli per risparmiare sulla bolletta elettrica (e salvaguardare l’ambiente)
da idealista.it 06/03/2018

Il risparmio energetico in casa serve per due cose molto importanti: salvaguardare l’ambiente e combattere il cambiamento climatico, ma anche aiutare l’economia familiare. Con alcuni semplici gesti e con alcune abitudini è possibile ridurre il carico di carbonio nell’aria e il consumo di energia nella propria abitazione.

Da Tiko, azienda “proptech” specializzata nell’acquisto di case in breve tempo e risparmio sulle pratiche burocratiche, ecco alcuni semplici consigli per ridurre il consumo energetico a casa.

  1. Investire sulle lampadine a LED, a basso consumo. Le lampadine a LED consumano il 22% in meno rispetto alle lampadine classiche e l’80% in meno rispetto alle lampadine a incandescenza. Tra i grandi vantaggi spicca quello di adattarsi a qualsiasi tipo di lampada e la durata media è di oltre 10 anni. Il loro costo è un po’ più elevato, ma in prospettiva consentono di risparmiare.

  2. Non tenere accesi o in stand by i dispositivi elettronici se non vengono utilizzati. Non c’è alcun beneficio, né per l’economia né per l’ambiente, nell’avere un dispositivo elettronico acceso o in stand-by se non lo si usa. Inoltre, l’utilizzo di qualsiasi dispositivo in “modalità risparmio” significa fino al 12% del consumo annuale dell’apparecchio.

  3. Controllare periodicamente la manutenzione della caldaia. Effettuare una manutenzione regolare della caldaia non solo serve ad evitare che si rovini prima del tempo, ma anche a risparmiare energia e denaro. Se si dispone di una vecchia caldaia, conviene sostituirla con una nuova.

  4. Utilizzare gli elettrodomestici con l’etichetta energetica A +++ e usarli moderatamente. L’etichetta energetica A +++ indica che l’apparecchio è un dispositivo di consumo minimo o a basso consumo. I dispositivi con questa catalogazione costano di più, ma a lungo termine consentono di risparmiare: quando si consuma meno energia, si spende meno di luce, il che ha anche un effetto positivo sull’economia domestica.

  5. Non eccedere con il riscaldamento o l’aria condizionata. E’ importante mantenere una temperatura equilibrata sia in inverno che in estate. La differenza di temperatura tra l’esterno e l’interno di solito è significativa, quindi è essenziale regolare la caldaia o il condizionatore per non spendere più energia e migliorare l’efficienza degli apparecchi.

“La casa continua a essere un investimento per gli italiani”
da idealista.it (autore stefania giudice) 23/01/2018

Nel tempo la domanda di abitazioni è cambiata e nei prossimi anni il mercato dovrà essere in grado di far fronte a quelli che saranno i nuovi acquirenti. Ma in questo scenario, con le nuove generazioni travolte dalla crisi e un tessuto sociale in trasformazione, nel futuro dell’immobiliare si affaccia con insistenza la locazione. A spiegare cosa sta accadendo al settore, al di là dei dati sulle compravendite, è Mario Condò de Satriano, presidente del Centro Studi Fiaip, che parlando a idealista news ha posto l’accento su un aspetto interessante e ha affermato: “L’immobile continua a essere un investimento per gli italiani”.

Cosa sta accadendo sul fronte delle locazioni?

I dati definitivi li avremo da qui a qualche settimana, ma sicuramente il trend è positivo. C’è stato un aumento del livello delle locazioni. Un dato in controtendenza con quello che viene spesso sostenuto: ossia che l’immobile non è più un investimento.

Al contrario si può dire che ci sia un ritorno dell’investimento immobiliare?

Oggi su un immobile di target medio basso si ha un rendimento del 4-5% l’anno. Considerando i rendimenti negativi dei titoli di Stato e le performance negative delle Borse, si tratta di un dato assolutamente importante.

Per non parlare poi dei rendimenti di gran lunga superiori degli immobili destinati a case vacanze e b&b, in questi casi però c’è un’attività di carattere lavorativo.

Nel dettaglio, in questo scenario che ruolo ha e avrà l’investimento?

Anche in questo lungo periodo di crisi l’immobile continua a essere un investimento per gli italiani. I piccoli risparmiatori hanno sempre preferito l’immobile e continuano a preferirlo. Continuano a investire sulla casa, che dà un buon rendimento.

Sui grandi investitori pesa la problematica di carattere fiscale, che in questo momento grava sul settore immobiliare.

Il carico fiscale è enorme e non si vedono promesse sulla casa da parte delle forze politiche che si stanno candidando alle elezioni. E’ invece indispensabile intervenire con una riforma fiscale dell’immobiliare.

Quali sono i fattori che stanno favorendo le locazioni?

Qui i riflettori si accendono sulla generazione dei cosiddetti Millennials e quindi sulla flessibilità del lavoro, sul non dover stare necessariamente in un determinato quartiere o in una determinata città. C’è una propensione a muoversi e a cambiare attività.

E poi, purtroppo, quella dei Millennials è una generazione che non conosce il cosiddetto posto fisso, fatto che apre un ragionamento ampio sulle banche.

Se gli istituti di credito non cambieranno il loro modo di valutare il merito creditizio dei soggetti acquirenti, tra qualche anno ci troveremo di fronte a una serie di richiedenti che non avranno i requisiti necessari per ottenere un finanziamento. E questo sarà un problema.

Nel complesso, qual è la situazione del mercato immobiliare?

Sul fronte delle transazioni, c’è stato un aumento generalizzato del numero di compravendite, anche se non come gli anni scorsi. I prezzi sono rimasti stabili nelle grandi città. Le province, invece, continuano a registrare una minima diminuzione.

A conti fatti, come sta cambiando il settore?

Purtroppo, non sta cambiando. Il settore avrebbe bisogno di grossi investimenti, soprattutto in quelle che sono le periferie delle città. E’ qui che dovrebbero concentrarsi la maggior parte degli investimenti, in modo da renderle sempre di più parte integrante delle metropoli. Allo stato attuale questo non c’è. Stenta poi a decollare una cultura energetica, specialmente nelle grandi città.


Crescono i prezzi delle case di pregio, il valore aggiunto è nei servizi

La ripresa dei prezzi delle case parte dal segmento del lusso.Dopo anni di ribassi i prezzi tornano infatti a crescere – secondo i dati del rapporto Nomisma e Santandrea luxury houses – sia a Roma sia a Milano rispettivamente del +0,3% e +0,4%. A Milano c’è più vivacità, con una domanda in crescita soprattutto per Brera e Magenta, ma anche per le nuove zone toccate dalla futura linea 4 della metropolitana, anche se è nel Quadrilatero che si paga il maggior prezzo a metro quadro, fino a 13mila euro. Anche a Roma la domanda è in crescita, con l’eccezione delle zone Flaminio e Salario-Trieste. Il prezzo medio più alto in centro è 10.500 euro/mq. Ciò ha un riflesso sui tempi di vendita medi, ridotti a Milano da 5,8 a 5,5 mesi, stabili sui 6,3 a Roma. Cala il divario a Milano tra prezzo richiesto e pagato, con uno sconto medio dell’11%, a Roma è stabile sul 13,8%

Home sharing e servizi 
«Il mercato è in ripresa, trainato dall’economia. La clientela del mercato delle residenze esclusive è sempre più attenta nel valutare le caratteristiche degli immobili, in funzione dell’utilizzo diretto e in un’ottica di investimento futuro», ha detto Fabio Guglielmi, amministratore delegato di Santandrea Luxury Houses (Gruppo Gabetti). Cambia inoltre il concetto di lusso, che non è più solo legato alla dimensione dell’immobile e alla sua posizione, ma a una serie di fattori, tra cui i servizi circostanti e la loro accessibilità. Sulle caratteristiche della domanda incide anche la sharing economy ha contribuito al cambiamento, per esempio Airbnb ha fatto salire la domanda di affitti temporanei o comunque brevi, mentre l'uso dei servizi di car sharing rende quasi superfluo il garage, «la cui presenza non è più una prerogativa inderogabile quando si deve concludere una trattativa», come ha spiegato Guglielmi.

«I clienti sono sempre più informati e vogliono un buon rapporto qualità prezzo», ha detto Claudio Casali, responsabile Santandrea per Milano e Torino, sottolineando che «un importante limite nelle trattative sono le spese condominiali».

Incognite in prospettiva 
In un contesto generalmente positvo, «ci sono fattori di incertezza recenti che aggiungono elementi di complessità», ha detto Luca Dondi di Nomisma, spiegando che «le elezioni non avranno un effetto immediato sul mercato, anche perché lo scenario non è ancora chiaro, ma se ci saranno evoluzioni negative ci potranno essere ricadute, anche sugli investimenti». Un’altra incognita che potrebbe creare incertezza è quella degli Npl con sottostante immobiliare: «Per ora è un tema marginale, perché siamo ancora alla fase di cessione dei grandi pacchetti. Poi si dovrà vedere cosa contengono e cosa arriverà sul mercato», ha detto Dondi.


Lusso, sale la domanda estera ma manca prodotto
Paola Dezza 02 marzo 2018

ll lusso a Milano soffre per la mancanza di prodotto di altissima qualità. Un trend che sta interessando tutto il mercato immobiliare e che deriva dalla pesante frenata subita da sviluppo e costruzioni durante i lunghi anni della crisi immobiliare.

Il 14esimo Osservatorio di Tirelli & Partners sulle Residenze Esclusive milanesi registra però un segmento che si avvia verso una fase di stabilità.

“Nella seconda parte del 2017 il mercato milanese delle residenze esclusive consolida in positivo molti tra gli indicatori chiave” commenta Marco Tirelli. La domanda continua a essere sostenuta e l'indice di assorbimento si assesta al 15% solo a causa del persistente gap qualitativo tra le attese dei potenziali acquirenti e la qualità non sempre adeguata dell'offerta. “Milano è oggi straordinariamente attrattiva - continua Tirelli – nella fascia top (sopra i 3 milioni) la percentuale di acquirenti provenienti dall'estero (stranieri o italiani in rientro) si avvicina al 50%. Sono numeri semplicemente inimmaginabili rispetto al passato”.

I proprietari scendono a più miti consigli e capiscono che siamo comunque lontani dagli anni del boom con compravendite che sfioravano le 860mila unità. Oggi che ci avviciniamo lentamente alle 600mila, livello che secondo gli esperti rappresenta un mercato in salute, bisogna essere anche ragionevoli nelle richieste. Per questo motivo i prezzi medi richiesti calano dell'1% nel secondo semestre 2017, attestandosi su base annua allo stesso livello del 2016, “ma la dinamica è molto polarizzata tra prezzi medi massimi (le case più costose, nel primo quartile) che segnano un +1,4% e prezzi medi minimi (i valori delle case dell'ultimo quartile) che scendono del 2,5%. In un solo semestre la forbice relativa tra i prezzi medi del nuovo e quelli dell'usato è cresciuta addirittura del 20%” recita una nota della società.

Si abbassano nel frattempo gli sconti medi praticati dai proprietari, che arrivano però a “punte massime sfiorano ancora il 25% per quegli immobili che vengono “smaltiti” dai proprietari dopo una lunga permanenza sul mercato” dicono ancora dalla società.

I tempi medi di vendita scendono sotto i 16 mesi, un valore pari alla metà di quello registrato nel 2015, ma restano comunque elevati rispetto al resto del mercato.

Le transazioni più importanti del periodo sono avvenute in Quadrilatero, Magenta e Venezia- Duse. Il valore complessivo delle tre transazioni più importanti è di oltre 19 milioni. Tra gli acquirenti anche nomi stranieri. Il prezzo medio complessivo più elevato si trova nella zona Venezia-Duse a quota 2.724.694, subito dopo si trova il Quadrilatero a circa 2,6 milioni.

I prezzi medi al metro quadrato vanno in media dagli 11.600 euro della zona Brera-Garibaldi ai 17.700 euro del Quadrilatero

La casa diventa sempre più piccola

Pochi metri quadrati dotati di ogni comfort e curati nei minimi dettagli. Il nuovo filone immobiliare del microliving declina spazi piccoli da destinare a tutte quelle categorie che hanno necessità di un punto d’appoggio in città per lavoro, studio o per esigenze di turismo breve, coniugando design e buon gusto a costi che non siano proibitivi.

Di esempi in Europa ce ne sono molti, migliorativi rispetto alle case anguste ideate a Hong Kong e che assomigliano più alla cabina dello Shuttle che agli “studio” parigini.

Molti investitori puntano sul settore che basa la richiesta sulle esigenze delle nuove generazioni, che sempre più spesso vogliono vivere in affitto.

I micro appartamenti, con una metratura massimo compresa fra i 30 e i 40 metri quadri di slp (superficie lorda di pavimento) stanno cominciando a prendere piede anche in Italia. «Le iniziative si concentrano soprattutto sul mercato milanese, ma sono già in progettazione nuovi sviluppi in altre importanti città italiane, soprattutto se sedi di importanti facoltà universitarie che attirano studenti da altre città e dall’estero» spiega Alessandro Ghisolfi, ufficio studi di Abitareco.

Secondo alcune indiscrezioni Investire Sgr avrebbe allo studio la realizzazione di un complesso con mini-appartamenti.

Ben più ampio è il segmento all’estero. «In Germania sono stati realizzati oltre 25mila micro appartamenti - continua Ghisolfi -, e altre diverse migliaia sono in via di realizzazione per il 2018. Il governo federale tedesco ha approvato un piano di supporto per la realizzazione di questi edifici investendo oltre 120 milioni di euro negli ultimi due anni. Berlino, Francoforte, Amburgo sono le città nelle quali il mercato si sta sviluppando».

Molto spesso all’estero, in città come Londra, Amsterdam o Berlino, coloro che affittano queste abitazioni sono disposti a fare una sorta di scambio fra la metratura (molto più ridotta rispetto agli standard) con una localizzazione in un quartiere che offra servizi e infrastrutture. «È per questo che iniziative di questo genere progettate in aree troppo anonime ai margini delle città rischiano di diventare dei flop per gli investitori» conclude Ghisolfi. I costi vanno di pari passo con la zona, ma sono resi contenuti dalla metratura ridotta. «All’interno degli stessi edifici sono spesso progettati degli spazi di condivisione per coloro che vi abitano, dalle sale comuni dove lavorare, alla lavanderia, sino alla zona pranzo con cucina comune - sottolinea Ghisolfi -. Gli affitti sono regolamentati a volte attraverso accordi con le autorità comunali locali e, comunque, si attestano sempre a valori inferiori rispetto al costo di un affitto per una stanza singola in un range compreso fra il 25 e il 50%. In città come Berlino o Amsterdam gli affitti medi sono di 400 euro al mese e generano dei rendimenti lordi annui compresi fra il 4,5 e il 5,5%».

«In un mondo dove l’inquilino/proprietario è sempre più utente della casa, a partire dalla rivoluzione degli affitti brevi fino ai millennials che si spostano per motivi di lavoro o studio la casa ha finito per ridurre allo stretto necessario le sue dimensioni - dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari -. Oggi, secondo i dati Istat, una famiglia su tre è composta da una sola persona, che nel 2016 costituiscono il 31,6% per cento delle famiglie. Un dato che stravolge i consueti orientamenti del mercato residenziale italiano. La domanda nelle grandi città ricerca sempre di più spazi ristretti, compresi tra mono e bilocali, specie nelle zone centrali».

Da New York a Seattle, fino a San Francisco, molti gli immobili che vanno dai 25 ai 37 metri quadri. E i mobili si adattano alla funzionalità richiesta. «Planair e Coima Image a Milano hanno realizzato svariati esempi di immobili di 30 mq, funzionali e con materiali innovativi ed elettrodomestici di classe A» dice Breglia.

Lo stock residenziale italiano resta lontano da queste dimensioni, ma la domanda si converte. A Milano le abitazioni fino a 50 mq scambiate nel 2017 hanno superato il 14% del totale. Seguono Torino e Napoli con il 13 e 17,1%. A Roma l’11% degli acquirenti ha scelto il monolocale.

Caldaie ma non solo: si torna a cucinare con la stufa a legna

Gli europei e in particolare gli italiani continuano ad amare quello che da secoli è il simbolo della casa: il fuoco a legna, che scalda e cucina insieme. Lo dimostra il grande successo di Progetto Fuoco, dove sono state presentate una serie di novità che coniugano efficienza energetica e taglio delle emissioni di CO2 con il design e la praticità.

Scaldare e cucinare a legna significa risparmiare, anche grazie all’accesso agli incentivi governativi Conto Termico ed Ecobonus. Con una novità rispetto agli anni scorsi: sia che si debba sostituire il vecchio camino o la vecchia stufa (che inquinano producendo polveri sottili) sia si debba installarne uno ex novo, è possibile affidarsi alle stelle di Aria Pulita, una certificazione lanciata l’anno scorso da Aiel (Associazione italiana energie agroforestali), che prevede una classifica da 1 a 4 stelle sulla qualità delle prestazioni e sul livello delle emissioni inquinanti. La certificazione – non obbligatoria – riguarda gli apparecchi domestici a legna e a pellet e le caldaie a biomassa, sino a 35 kW di potenza. Alcune regioni del Nord dal 2018 consentono di installare solo apparecchi che abbiano almeno 3 stelle.

Per chi usa il pellet è importante acquistare solo prodotti con il marchio di qualità ENplus, la certificazione internazionale per i pellet con 3 livelli, A1 (la più elevata), A2 e B, perché solo così si è sicuri che le emissioni di CO2 siano 10 volte inferiori rispetto ad altre fonti fossili. E che le caldaie emettano 4 volte meno di polveri sottili rispetto ai pellet non certificati. A questo proposito le regioni del bacino padano hanno sottoscritto con il ministero dell’Ambiente un’intesa per portare entro il 2030 alla diminuzione del 70% delle emissioni derivanti dalla combustione di biomassa.

Ma non c’è solo il calore: sono tornate di moda le “cucine economiche di una volta”, ma in versione aggiornata, superefficienti e belle. Alla fiera di Verona hanno uno spazio speciale: Progetto Cuoco, dove è possibile verificare l’attualità di questa cottura, in grado di “sfornare” interi pasti secondo dettami tradizionali e salutari. Grazie al suo design raffinato e lineare la cucina a legna Padova di La Nordica si inserisce negli ambienti più moderni ed è il classico esempio di cucina economica con tecnologie contemporanee. Questo significa anche che la pulizia e le “manovre d’uso” – come richiede da sempre l’utente – sono molto più semplici e meno faticose di una volta. Il modello KE90H di Kitchen Kamin – in acciaio nero o inox con la piastra di cottura in ghisa a forte spessore oppure in vetroceramica – cucina (forno da 51 litri) e riscalda con accensione facile grazie ad un apposito starter. Il segreto di queste cucine è la loro capacità di accumulare il calore prodotto dalla legna per poi cederlo all’ambiente lentamente.

L’accumulo di calore è il segreto della serie di stufe T Line di Tonwerk, prodotte in Svizzera, dotate di un nucleo di ceramica termoconduttrice di refrattario che trattiene più del 60% del calore prodotto dalla combustione della legna e che viene ceduto poi all’ambiente con un resa molto elevata e poche emissioni di polveri sottili.

Quasi tutte le stufe e le cucine sono ormai dotate di app e di controlli gestibili dallo smartphone per garantire sempre la massima sicurezza anche in nostra assenza, un obiettivo molto importante per chi desidera, per esempio, trovare al proprio rientro un ambiente caldo senza nessun rischio. Astrel Group presenta una serie di controlli inseribili in qualsiasi apparecchio per programmare e gestire totalmente, anche a distanza, ogni funzione della stufa, e, insieme, anche di altri apparecchi domestici. Con Mcz si ottiene un automatismo elevato che evita le regolazioni imprecise e continue, poiché il dispositivo Easy Going consente di regolare la fiamma tramite un pratico cursore, semplice e intuitivo con 5 posizioni che corrispondono a reali condizioni d’uso. La stufa a legna Nicole di Palazzetti è dotata di un sistema brevettato di regolazione dell’aria, che consente di avere sempre un preciso controllo del fuoco e del calore, visibile anche con immediatezza dal livello della fiamma.


Usa, Francia e Uk guidano gli investimenti esteri in Italia
Nicol Degli Innocenti 02 marzo 2018

Le elezioni non spaventano gli investitori stranieri, che continuano a puntare sul settore immobiliare in Italia e guardano ai fondamentali del mercato e alle numerose opportunità che offre più che ai rischi di instabilità politica dopo il voto di domenica. È quanto è emerso dall’Outlook 2018 Investment Briefing sull'Italia, organizzato da PropertyEU, che si è tenuto giovedi a Milano.
«C’è preoccupazione sul voto, ma non è abbastanza forte da cambiare l’ottimismo di fondo degli investitori o le prospettive positive sull'Italia che hanno», ha dichiarato Alexandre Fernandes, responsabile dell'asset management Europe di Sonae Sierra. La ripresa economica dopo anni di recessione pesa di più delle incertezze politiche.

«Dopo tre anni consecutivi di investimenti record nel nostro settore immobiliare, nel 2018 l’Italia resta tra le destinazioni preferite in Europa», ha detto Simone Roberti, responsabile della ricerca di Colliers International Italy. Gli investimenti hanno raggiunto gli 11,3 miliardi di euro lo scorso anno, quasi il doppio della media degli ultimi dieci anni, e il 2018 promette bene, con un forte interesse soprattutto da parte di investitori americani, francesi e britannici.

«È stato interessante vedere il cambiamento nel sentiment degli investitori internazionali – ha dichiarato Gabriele Pompei, managing partner di Pure Investment Management –. Prima erano preoccupati per le debolezze dell’Italia come l’economia in stallo, i debiti delle banche e l’instabilità politica, ma questi timori macro ora si sono volatilizzati. Gli investitori vogliono impiegare i loro capitali e le loro uniche preoccupazioni riguardano problemi specifici del settore immobiliare».

Questi problemi sono di diversa natura. Il più evidente è la concorrenza spietata per gli immobili “core” che sono sempre più difficili da trovare e hanno prezzi sempre più elevati. Alcuni investitori stranieri preferiscono ritirarsi dal campo di battaglia, altri invece optano per una strategia più rischiosa ma potenzialmente più redditizia spostandosi su mercati secondari e settori alternativi.

Uno dei fattori positivi dell’Italia è che, anche se l'interesse degli investitori tende a concentrarsi sul classico trio di uffici, logistica e retail (sia shopping centre che negozi), il mercato offre una vasta gamma di opportunità in altri settori, secondo Roberti, compresi quelli definiti alternativi come gli alberghi, le case di cura o le residenze per studenti, dove l'offerta è immensamente inferiore alla domanda.

Il settore alberghiero è stato una delle storie di successo del 2017, con un volume di investimenti che è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente e sfiora gli 1,4 miliardi di euro e l'ingresso di nuovi brand che stanno rivitalizzando il mercato. Il settore residenze per studenti è ai suoi albori in Italia e ha quindi un grande potenziale di crescita, mentre i cambiamenti demografici - nel 2030 si prevede che le persone sopra i 65 anni saranno il doppio di quelle sotto i 14 anni – rendono gli investimenti in case di cura e case per anziani una scommessa più razionale che azzardata.

Il messaggio più chiaro inviato dagli esperti riuniti da PropertyEU è che per venire incontro alle esigenze del mercato servono maggiori investimenti nello sviluppo immobiliare, nella rigenerazione, nella ristrutturazione e nella conversione e riposizionamento di edifici.

«Se mancano gli asset di pregio da acquistare, bisogna crearli – ha detto Roberti. – Eppure non ci sono investitori istituzionali in Italia disposti a fare sviluppo immobiliare». Dove gli investimenti ci sono, tendono ad avere successo, ha spiegato Federico Sutti, managing partner di Dentons Italia: «Basti pensare a piazza Cordusio a Milano, che per vent'anni è stata praticamente abbandonata e dove ora ogni edificio è in fase di ristrutturazione e i prezzi continuano a salire».
Nonostante gli esempi di successo, tende a prevalere l'avversione al rischio. L'eccessiva cautela danneggia il mercato, secondo Pompei: «Non c'è un altro Paese europeo dove gli operatori locali non fanno sviluppo immobiliare o si limitano al segmento core più sicuro – ha affermato –. Ci sono tanti investitori stranieri che vedono le opportunità, hanno una strategia chiara e un ottimo business plan, ma non riescono a trovare un partner locale in Italia».

CASSAZIONE : A maglie più larghe l’agevolazione per l’acquisto della prima casa
  • 24 ore 7 marzo 2018

La Cassazione apre probabilmente una nuova era nella storia dell’agevolazione per l’acquisto della «prima casa». La sentenza 2565/2018 proclama infatti, a chiare lettere, che la proprietà di una casa «non idonea» a uso abitativo non ostacola l’acquisto agevolato di un’altra abitazione (senza dover necessariamente alienare la casa «preposseduta»). Si consolida così l’orientamento inaugurato con la sentenza 18128/2009 e l’ordinanza 100/2010.

Pertanto, quando la legge sull’agevolazione (la nota II-bis all’articolo 1, Tariffa parte I, allegata al Dpr 131/1986) dispone che non può comprare la «prima casa» il contribuente nella situazione di «prepossidenza» di un’altra casa, si dovrebbe interpretare tale normativa (secondo la Cassazione) come se dicesse che non è impedito l’acquisto della «prima casa» al contribuente che abbia:

nel medesimo Comune, la piena proprietà (o il diritto di uso, usufrutto o abitazione) di altra casa inidonea all’uso abitativo;

in qualsiasi parte del territorio nazionale, la piena o nuda proprietà (o il diritto di uso, usufrutto o abitazione) di altra casa, acquistata con l’agevolazione «prima casa».

Il ragionamento della Cassazione è che quando la legge prescrive l’«impossidenza» di altre case, tale situazione vi sarebbe anche nell’ipotesi di «possidenza» di case che non si prestino a essere atte all’uso abitativo del contribuente. Si aprono però almeno tre problemi.

Il primo è che l’amministrazione non è mai stata d’accordo di dar rilievo alla pretesa inidoneità dell’abitazione preposseduta: con toni diversi, correlati alla legislazione tempo per tempo vigente, il Fisco ha espresso contrarietà a questo ragionamento nella risoluzione 86/E del 2010, nella circolare 1/E del 1994, nella risoluzione n. 311657 del 1989 e nella circolare 29/9/1449 del 1982.

Il secondo problema è che la legge impone, per ottenere l’agevolazione «prima casa», che il contribuente dichiari, nell’atto di acquisto di essere in una situazione di «impossidenza»; e sanziona la dichiarazione mendace pretendendo l’imposta ordinaria e la pena pecuniaria pari al 30% della differenza tra l’imposta agevolata e l’imposta ordinaria: in soldoni, il 9,1% della base imponibile se l’atto è tassato con il registro (e, quindi, sulla rendita catastale moltiplicata per 126) oppure il 7,8% della base imponibile se l’atto è a Iva (e, quindi, sul prezzo della compravendita). Chi si fida a sfidare il fisco rischiando la contestazione della dichiarazione mendace?

Il terzo problema è come tradurre in pratica il concetto di «inidoneità» della casa preposseduta: la Cassazione chiaramente dice che può trattarsi sia di una situazione oggettiva (e cioè attinente allo stato dell’immobile), sia di una situazione soggettiva (cioè inerente alle condizioni personali del contribuente). Inidonea potrebbe dunque essere una casa divenuta troppo piccola (per l’aumento del numero dei famigliari del contribuente in questione) o troppo grande (a causa della loro diminuzione); oppure, una abitazione prima tranquillamente utilizzabile ma che poi si renda inaccessibile (perché ubicata in un piano elevato non servito da un ascensore) a chi resti vittima di un incidente che ne comprometta la deambulazione; oppure, una casa posizionata in un luogo insalubre per il mutamento delle condizioni di salute del suo proprietario o che si renda inutilizzabile a causa della distanza dal suo luogo di studio o di lavoro; oppure, l’abitazione sulla quale il contribuente non abbia un diritto che non ne comporti «il potere di disporne come abitazione propria» (la Cassazione con sentenza 21289/2014 ha giudicato inidonea l’abitazione di cui il contribuente era comproprietario solo per il 5%); oppure una casa priva di impianti o servizi o resasi pericolante o fatiscente; eccetera. Insomma, si finisce per discutere (Cassazione 2278/2016) se sia idonea la casa in cui ogni bambino, di diverso sesso, non abbia la sua stanza.

FONDI 
Ardian raccoglie 700 milioni per operazioni in Italia, Francia e Germania

Ardian, società di investimento privata francese, ha raccolto oltre 700 milioni di euro per il suo primo fondo europeo dedicato al real estate. Come si legge in una nota, Ardian Real Estate ha attratto interesse di quasi 50 investitori di undici Paesi diversi e ha già investito parte del capitale raccolto in quattro operazioni nei mercati core tedesco, francese e italiano.
In particolare, in Italia sono stati acquisiti sei edifici per uffici a Milano, Roma e Bari.

Ardian Real Estate, che ha un target di investimento tra i 50 e i 150 milioni di euro, è focalizzato su immobili commerciali con una dimensione rilevante nel segmento core-plus/value-added con l’obiettivo di incrementare il reddito da locazione attraverso una gestione attiva degli asset. Il fondo, a quanto si apprende, è già investito per quasi il 50% e dovrebbe arrivare fino ai due terzi prima dell’estate con due nuovi investimenti. Il target sarà lo stesso delle operazioni siglate finora.

«Il closing del nostro primo fondo è una tappa fondamentale per Ardian Real Estate. L’accoglienza positiva e il forte sostegno per questo fondo arrivato sia da nuovi investitori sia da quelli esistenti, mostra il grande interesse per questa asset class», ha detto Bertrand Julien-Laferriere, responsabile del fondo.

REAL ESTATE & FINANCE CONFERENCE
Dalla rigenerazione urbana la nuova spinta al real estate
  • 24 0re 28 febbraio 2018

La ripresa avviata per il mercato immobiliare italiano incontra nuove sfide che passano dalla rigenerazione urbana e dalla necessità di ripensare edifici, spazi e intere aree che vanno integrate in un tessuto preesistente, capaci di cucire insieme quartieri e macrozone. Temi che insieme al contesto macroeconomico europeo e al futuro degli Npl sono stati al centro del dibattito che si è tenuto ieri durante la Real Estate & finance conference organizzata dal Sole24 Ore. Dalla capacità del nostro mercato di attirare maggiori capitali esteri – pari al 70% dei volumi record di 11 miliardi di euro nel 2017 – dipende la possibilità di superare la centricità di Milano e di riqualificare e ridare nuovo appeal a città secondarie ed aree decentrate. In questo modo, con progetti vincenti e inclusivi, il nostro mercato potrebbe esprimersi appieno e rappresentare una quota superiore di quel 4% che vale oggi in ambito europeo. Successi che dipendono da un contesto economico più ampio, che vede nel rialzo dei tassi di interesse il peggiore nemico. I bassi tassi sono stati negli ultimi anni i migliori alleati di un mercato immobiliare che ha potuto così catalizzare la liquidità in circolazione, iniettata nel sistema dalle politiche espansive della Bce.

Secondo Alberto Gallo di Algebris e Luigi Speranza di Bnp Paribas la crescita dell’Eurozona è non esplosiva, ma solida e robusta. L’Italia cresce meno di tutti, ma cresce e sopra le attese. Il rischio che si intravede è riposto nella fine del QE in Europa: gli interventi della banca centrale in prospettiva dovranno essere sostituiti da politiche fiscali. E se soffiasse un vento di crisi dagli Stati Uniti pochi sarebbero i margini di manovra con tassi vicini allo zero.

Sul fronte immobiliare l’andamento del settore deve rapportarsi all’economia in lenta ripresa, ma soprattutto a trend come l’urbanizzazione, i flussi migratori e lo sviluppo della tecnologia. «Pensare a uno sviluppo oggi significa tenere conto delle generazioni future che lo utilizzeranno» dice Andrea Ruckstuhl, capo Emea di Lendlease. In tempi in cui la competizione si gioca ormai tra città e città e non più tra diversi Paesi e si deve tenere conto di flussi migratori ingenti, le città devono reinventarsi, andando a recuperare spazi ed edifici vuoti e abbandonati. «La rigenerazione a mio avviso deve sempre essere “place based” - dice il professor Marcello Balbo, dell’Università Iuav di Venezia -. Molti gli esempi in Italia, a partire dall’asilo Filangieri a Napoli, dove un gruppo di artisti ha ridato vita a un luogo ristrutturato dal Comune ma vuoto». Progetti in grado di avere un riverbero sull’intero quartiere. «Ripensare le città significa tenere conto della storia» dice Riccardo Marini, urban planning expert. E la rigenerazione deve partire anche dalla «nuova domanda in arrivo, come la richiesta di student housing, residenze per anziani, housing sociale. Una domanda che parte da necessità che sono comuni a tutto il territorio nazionale» ha spiegato Paola Delmonte, a capo del segmento housing sociale per Cdpi Sgr.

La ripresa dell’immobiliare non può prescindere dal rilancio anche di un altro mercato: quello dei crediti in sofferenza delle banche. I prestiti andati a male (in gran parte garantiti da immobili) impattano infatti sul mercato immobiliare attraverso almeno due canali. Il primo è quello delle aste immobiliari: dato che durano mediamente in Italia 4 anni, deprimono il prezzo degli immobili. La situazione sta migliorando - secondo Carlo Stocchetti, Ad della Reoco di Intesa -, grazie anche alla partecipazione delle Reoco in asta, ma molto cammino va ancora fatto. Anche in attesa - sottolinea Massimo Massimilla, Ceo di Algebris Italia - dell’addendum della Bce che spingerà a velocizzare i tempi di gestione delle sofferenze. Le sofferenze impattano poi sul mercato immobiliare anche attraverso un altro canale: le società di costruzione, che mostrano ancora oggi tassi di insolvenza molto elevati. Ma la situazione migliora. Anche grazie - ricorda Giulio Recchia di Bank of America - agli investitori internazionali.



Balkrishna Doshi vince il Premio Pritzker 2018 e lo dedica al suo maestro Le Corbusier
idealista.it 08/03/2018

L'architetto indiano Balkrishna Doshi è stato insignito oggi con il Premio Pritzker 2018, il Premio Nobel dell'architettura, per essere stato capace "di interpretare l'architettura e trasformarla in costruzioni che rispettano la cultura orientale e migliorano la qualità della vita in India". 

Architetto, pianificatore territoriale ed educatore durante gli ultimi 70 anni, la giuria ha riconosciuto a Doshi (Pune, 1927) "la sua eccezionale architettura", "il suo impegno e il suo dedicarsi al Paese e alle comunità", "la sua influenza come professore" e l'essere stato sempre un eccellente esempio "per professionisti e studenti di tutto il mondo".

"Le mie opere sono un'estensione della vita, della filosofia e dei mie sogni, che mi hanno portato a creare una stanza del tesoro per lo spirito architettonico", ha detto Doshi, di 91 anni, che assicurò di dover questo premio al suo mentore, Le Corbusier, con cui ha lavorato negli anni 50. Ecco alcuni dei suoi lavori più significativi.

Il Castello della Luce a Riga, una delle più grandi biblioteche del pianeta
idealista.it 27/08/2017

La nuova sede della Biblioteca Nazionale della Lettonia è stata aperta a Riga nel 2015. Meglio conosciuta come il Castello della Luce, offre una delle immagini più emblematiche della capitale della Lettonia. Lo spettacolare edificio è stato progettato dall’architetto Gunnar Birkerst, con doppia nazionalità lettone-americana.

Quanto aumenta il valore di un immobile dopo una ristrutturazione
L. Dall'Olio collaboratore idealista.it 08/03/2018

Non solo la comodità di vivere in un ambiente rinnovato e il vantaggio delle detrazioni fiscali, ma anche la possibilità di contare su un immobile che vede accrescere il proprio valore. Secondo il “Secondo rapporto sul recupero edilizio in Italia e nuovi format digitali”, presentato a Milano da Scenari Immobiliari e realizzato in collaborazione con Paspartu,  la ristrutturazione crea un plusvalore del 3,6% medio, calcolato considerando la fascia semicentrale di 104 capoluoghi di provincia.

Differenze territoriali

Detto della media, vi sono profonde differenze tra le varie città. Roma è il centro che registra il maggiore incremento di valore post-ristrutturazione, vale a dire ben il 10,4% in più. Seguono Napoli (+9,8%) e Firenze (+9,4%). Ai piedi del podio, ma su valori di gran lunga superiori alla media, Milano (+9% netto) e Bologna (+8,1%). Dunque sono soprattutto le grandi e medio-grandi città quelle che beneficiano del maggiore incremento di valore, considerato che a seguire in graduatoria ci sono Venezia, Bergamo, Brescia e Torino (quest’ultima con un +5,7%).

Il guadagno medio in euro a Roma si attesta a 39.500 euro, per decrescere a 18mila euro a Napoli e salire a 33mila euro a Firenze e a 25.500 euro nella piazza di Milano

Capitali a confronto

Lo studio effettua anche una comparazione tra la capitale politica e quella economica del Paese. A Milano i quartieri dove le ristrutturazioni assumono un maggiore plusvalore sono Baldinucci (+14,7%), Triboniano, Baveno, Montevelino e Bovisa. A Roma primeggia Giulio Agricola (+15,9%), davanti a Colli Albani, Baldo Degli Ubaldi, Trionfale e Magliana.

Il ruolo della tecnologia

Tornando all’analisi a livello nazionale, lo studio segnala che il plusvalore potrà crescere ulteriormente negli anni a venire grazie alle nuove tecnologie digitali, che consentiranno di migliorare procedure, canali di vendita, distribuzione e in generale la catena immobiliare.  “Mezzi e prodotti  sono inefficienti”, ha sottolineato l’ad di Paspartu, Gaetano Coraggio, “Anche nelle ristrutturazioni, quindi nella rigenerazione e nella riqualificazione bisogna proporre contenuti e servizi nuovi, aggiornati, che possono venire solo con l’ausilio delle tecnologie che oggi sono assolutamente disponibili sul mercato”.

Nell’occasione è stato presentato uno studio di Tarkett, dal quale emerge che il mercato dello Smart Home nel 2017 ha sviluppato in Italia un giro d’affari intorno ai 250 milioni di euro, con una crescita stimata fino al 2021 del 31%, fino a raggiungere il 35% del mercato. Dunque la tecnologia in casa non sarà più un privilegio per pochi, ma ampiamente diffusa. Con le principali aree di applicazione individuate negli ambiti sicurezza, riscaldamento e gestione degli  elettrodomestici.

I numeri del  mercato

“Il recupero edilizio è il settore più importante oggi dell'attività di costruzioni e ristrutturazioni in Italia. Abbiamo un fatturato che è stato di 46,5 miliardi lo scorso anno (l 38% degli investimenti totali in costruzioni, e una cifra doppia rispetto a dieci anni fa, con 700mila case ristrutturate, ndre), quest’anno si avvicinerà ai 50 miliardi di euro”, ha spiegato il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia. Parliamo di 700mila abitazioni ristrutturate nel 2017, probabilmente saranno un po’ di più quest'anno. E' un settore in grande spolvero anche grazie ai benefici fiscali”.

Del tema ha parlato anche Vincenzo Albanese, ceo di Sigest, sottolineando come cambiano i bisogni dei cittadini e quali risposte sono chiamati a fornire i player del settore. “In molti casi non basta efficientare l’appartamento, occorre intervenire sull’intero edificio. L’ecobonus per i condomìni resta invariato fino al 2021”, ha ricordato, “mentre si potrà optare per la cessione del credito non solo per gli interventi sulle parti comuni dei condomìni, ma anche per quelli sulle singole unità immobiliari”.

IMMOBILIARE E POLITICA: ad ogni possibile governo diverse misure per la casa
Palascaiano/Manzano 08/03/2018

Dopo che i risultati delle urne hanno messo nero su bianco che nessun partito o coalizione ha oggi la maggioranza sufficiente per governare, è partita la corsa agli accordi post elezioni. Numeri alla mano, sono tre oggi le coalizioni possibili, tutte con diverse implicazioni per il mondo immobiliare. 
1) Centrodestra+ Pd

Se il Pd, che oggi sembra diviso più che mai, dovesse superare le differenze interne e decidesse di appoggiare un governo di centrodestra, diverse sono le misure che potrebbero rivoluzione il mondo immobiliare. Sulla base di quanto presente nei rispettivi programmi e di quanto affermato durante gli incontri organizzati da Confedilizia, il centrodestra, quasi in maniera compatta, dovrebbe puntare sull'estensione della cedolare secca ai locali commerciali. La Lega, dal canto suo, dovrebbe introdurre una riduzione dell'Iva al 50% (dall'attuale 4% al 2%) per gli immobili di nuova costruzione. 

I possibili (anche se al momento alquanto improbabili) alleati del Pd potrebbero invece richiedere l'istituzione di un'unica cabina di regia per lo sviluppo immobiliare, la casa e l'edilizia, che è proprio una delle dieci proposte per il rilancio del settore proposte da Confedilizia.  Inoltre, a sostegno dei giovani, anche l'introduzione di una detrazione fiscale del valore di 150 euro al mese per tutti gli under 30 con un reddito fino a 30mila euro e un contratto d'affitto. Un capitolo importante riguarderebbe il tema quanto mai attuale della rigenerazione e della riqualificazione della città.

2) Lega e Movimento 5 Stelle

Se i due partiti usciti vincitori dalle urne dovessero trovare un accordo, si prevede che anche in questo caso si partirebbe da un'estensione dell'aliquota fissa per i contratti di locazione degli immobili commerciali, passando all'introduzione dell'Iva ridotta per gli immobili di nuova costruzione. Oltre all'applicazione rigorosa della normativa per le case nuove o in ristrutturazione che prevede la possibilità di godere di importanti incentivi fiscali.

Sebbene non siano presenti specifiche misure a favore dell'immobiliare nei 10 punti programmatici dei pentastellati, nel corso dell'incontro tenutosi nella sede di Confedilizia, i Cinque Stelle hanno dimostrato attenzione al tema della cedolare secca per gli affitti commerciali, oltre alla necesittà di rivedere l'intero impianto fiscale sul mercato immobiliare. Un punto particolarmente sentito riguarda poi gli affitti brevi, con l'introduzione di una cedolare secca al 10% per chi loca il proprio immobile per brevi periodi e lo dichiara entro 60 giorni dalla fine del mese in cui ha affittato la casa.

3) Movimento 5 Stelle + Pd+ Liberi e Uguali 
Quali misure verrebbero prese a favore dell'immobiliare se ad accordarsi fossero 5 Stelle, Pd e Liberi e Uguali? Oltre alle misure già citate in precedenza, si spingerebbe per l'introduzione di un'imposta progressiva sull'insieme dei patrimoni immobiliari, in sostituzione anche delle tasse che oggi gravano sui redditi da locazione. In alternativa, ci sarebbe un trattamento fiscale agevolato per gli affitti a canone concordato. Altre misure, proposte dal partito di Grasso, riguarderebbero l'agevolazione della permuta per smuovere l'enorme patrimonio immobiliare sfitto e una terapia "shock" per accorciare i tempi di rientro in possesso degli immobili affittati.

Google, da inquilino a proprietario: completa l’acquisto del newyorkese Chelsea Market
idealista.it 20/02/2018

Il Chelsea Market è tutt’altro che un mercato. Il famoso edificio in cui sono stati prodotti i primi Oreo nel 1912 ha subito varie trasformazioni fino a diventare oggi una delle fabbriche da visitare assolutamente in uno dei quartieri più alla moda di Manhattan (New York). E Google, che ha già in affitto alcuni uffici al suo interno, presto vi aprirà la sua prossima sede. La società di tecnologia è in procinto di chiudere l’acquisto del palazzo ed è disposta a pagare 2 miliardi per diventare proprietaria del Chelsea Market.

Attualmente, Chelsea è in piena ebollizione. E’ uno dei quartieri più richiesti. Dopo Soho, ora l’interesse si è spostato su questa zona. Il mercato si trova al confine con un altro quartiere alla moda, Meatpacking District, un’area piena di macelli (da qui il nome) e magazzini per la distribuzione di carne ai ristoranti della città. La trasformazione dei quartieri si deve, in parte, alla creazione nel 2009 di High Line, un parco progettato da Zaha Hadid e costruito su una linea ferroviaria abbandonata. Con questo cambiamento, la zona si è riempita di ristoranti, alberghi e gallerie d’arte che ne hanno fatto un punto di riferimento.

Dopo anni di inattività, il Chelsea Market è stato riaperto al pubblico nel 1997. Più tardi, nel 2011, Jamestown lo ha acquistato per 790 milioni di dollari, un valore che è raddoppiato in sette anni. Ma molto prima di tutto questo, quando è stato realizzato nel 1895, questi 11.500 m2 di fabbrica ospitavano la multinazionale di biscotti Nabisco.

Google è arrivato in tempi relativamente recenti, anche se si è stabilito nel quartiere nel 2010, quando ha comprato un vecchio magazzino sull’Ottava Strada, oggi la sua sede newyorkese.

Google ha rivoluzionato la filosofia dei tradizionali luoghi di lavoro, lasciandosi alle spalle i freddi uffici per prediligere stanze in cui i dipendenti possono meditare, trovare ispirazione o rilassarsi nelle aree per il tempo libero. Non è ancora noto perché Google abbia deciso di acquistare questo edificio, ma si prevede che manterrà l’uso delle sue strutture: un mercato multidisciplinare (cibo, abbigliamento e designer emergenti) ai piani inferiori che è una chiara attrazione turistica per la città.

L’operazione porta Google più vicino a Apple, che ha un negozio in zona, e lo rende proprietario del cuore di un’area le cui rendite sono in aumento

Glossario edilizia libera: la lista dei lavori in casa che non hanno bisogno di permessi
condominioweb collabortatore di idealista.it 05/03/2018

Approvato lo schema di Decreto che indica, in un Glossario, le opere non soggette a titolo abilitativo. 58 in totale, implementabili nel tempo e di facile lettura per cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione. Dopo la pubblicazione in G.U., il glossario delle opere di edilizia libera, appena varato, sarà immediatamente operativo

Il D.Lgs. n. 222 del 25 novembre 2016, titolato " Individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio di attività (SCIA), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, ai sensi dell'art. 5 della L. 7 agosto 2015, n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche)", prevedeva all'art. 1, co. 2, che il MIT, di concerto con quello della Semplificazione e Pubblica Amministrazione, previo accordo con la Conferenza Unificata, adottasse un glossario unico delle principali opere edilizie, in base alla categoria di intervento delle stesse e del conseguente regime giuridico a cui sono sottoposte (CILA, SCIA, PdC, SCIA Alternativa, Edilizia Libera); la finalità era garantire omogeneità sull'intero territorio nazionale.

In tal senso, lo scorso 21 febbraio è stato approvato lo schema di decreto contenente il suddetto glossario che racchiude le opere edilizie realizzabili senza alcun titolo abilitativo (pertanto gli interventi di edilizia libera) nel rispetto dei vincoli indicati dagli strumenti urbanistici comunali e le normative di settore (antisismica, sicurezza, antincendio, rischio idrogeologico, efficienza energetica, patrimonio culturale e paesaggistico) che sarà immediatamente operativo dopo la pubblicazione in GU.

A seguire, con decreti ulteriori, saranno indicate le opere sottoposte agli altri regimi giuridici.

Così come riportato dall'All. 1 allo schema di decreto, la Tabella riportante l'elenco non esaustivo delle principali opere, si suddivide in quattro colonne che indicano, nello specifico:

  • il regime giuridico dell'attività di edilizia libera;
  • la lista delle categorie di intervento ascritte all'edilizia libera (D.P.R. 380/2001):
  • l'elenco delle principali opere che possono realizzarsi per ciascun elemento edilizio;
  • l'elenco dei principali elementi oggetto di intervento , (così da facilitarne la lettura da parte di cittadini, imprese e PA.)

L'elenco delle opere di edilizia libera, 58 in totale (ma numero implementabile), copre diverse categorie di intervento:

  • manutenzione ordinaria;
  • installazione di pompe di calore;
  • eliminazione delle barriere architettoniche;
  • attività di ricerca nel sottosuolo;
  • depositi di gas liquefatto;
  • serre stagionali;
  • pannelli fotovoltaici;
  • aree pertinenziali;
  • manufatti temporanei.

Berlino, il tetto ai costi dell’affitto non ha funzionato
A. Martinez collaboratore di idealista.it 07/03/2018

Il mercato immobiliare in Germania sta vivendo un boom senza precedenti. Gli affitti stanno salendo con forza soprattutto nelle grandi città. La situazione sta creando problemi di accesso al mercato, soprattutto tra i giovani, in centri come Monaco, Berlino, Francoforte e Amburgo. E le misure del governo per raffreddare il mercato, come la concessione di sussidi e il tentativo di evitare aumenti degli affitti di oltre il 10% in specifiche aree, non hanno sortito l’effetto desiderato e si attende che la Corte costituzionale si pronunci.

Ma perché sono stati costretti a intervenire nel mercato degli affitti? La risposta è che la forza economica della principale potenza europea sta spingendo la domanda e, con essa, i prezzi. La locomotiva tedesca avanza a velocità di crociera. E’ cresciuta in 13 degli ultimi 14 anni, mentre il mercato del lavoro ha già un decennio di massimi annuali della popolazione occupata con un tasso di disoccupazione inferiore al 6% e in calo. Inoltre, i salari e le pensioni stanno aumentando e battendo l’inflazione.

Incoraggiato da questa forza economica e con tassi di interesse nell’Eurozona allo 0%, il mercato immobiliare tedesco è cresciuto in modo dinamico da diversi anni. Alcuni esperti parlano addirittura del rischio di bolla e la stessa Bundesbank ammette che esiste speculazione, anche se nella sua ultima relazione non percepisce eccessi di credito e parla di rischi limitati.

Il prezzo nelle grandi città

La buona situazione economica in Germania sta dietro l’aumento del prezzo di affitto, che è salito del 2,1% in media lo scorso anno (tre decimi in più rispetto al 2016), secondo la Federazione tedesca degli inquilini.

Secondo l’indice dell’istituto di ricerca F+B, la città tedesca più cara in cui affittare è Monaco: nella sua area metropolitana, il m2 costa in media 10,22 euro (escluse le spese comunitarie, che nelle grandi città di solito includono elettricità, pulizia, assicurazione, giardinaggio, tasse sui rifiuti e persino spazzaneve).

Stoccarda è la seconda (9,92 euro/m2 nell’area metropolitana) e tra i grandi comuni spiccano Amburgo (8,43), Düsseldorf (8,26), Francoforte (8,07), Berlino Ovest (7,08) e Berlino Est (6,40). Tuttavia, nel centro delle principali città tedesche il prezzo dell’affitto alla fine dello scorso anno superava comodamente i 12 euro al m2.

Le misure contro l’affitto sfrenato falliscono...

Il governo guidato da Angela Merkel, consapevole dell’aumento dei prezzi che l’edilizia sta vivendo, ha lanciato una serie di misure per prevenire il surriscaldamento del mercato. Negli ultimi anni, l’amministrazione ha iniziato a investire di più in alloggi sociali, ma secondo la Federazione tedesca degli inquilini in questo settore è necessaria un’autentica “offensiva”. Secondo i suoi calcoli, ci vogliono un milione di case di questo tipo e dovrebbero essere costruite circa 80.000 all’anno per far fronte agli aumenti dei prezzi.

A Berlino, una delle città con più problemi, le autorità hanno avviato nel 2016 un programma per promuovere la costruzione di alloggi sociali. Dotata di 64 milioni di euro all’anno, questa misura prevede che gli affitti di 1.000 nuove case ogni anno abbiano un sussidio di 6-7 euro/m2.

La misura principale del precedente governo (2013-2017) in questo settore è stata il cosiddetto “freno all’affitto”. Si tratta di un sistema che limita gli aumenti dei nuovi contratti al 10% del canone medio nella zona in cui si trova la casa. Ma la normativa, entrata in vigore a giugno 2015, conteneva alcune eccezioni. Poteva essere applicata solo ai nuovi contratti, in aree con un mercato immobiliare classificato come “teso” e se la casa non era stata ristrutturata. D’altra parte, sono state prese misure che hanno penalizzato i proprietari di appartamenti vuoti.

Il freno all’affitto, una mossa sostenuta dai socialdemocratici che governavano in coalizione con il partito conservatore di Angela Merkel, ha avuto le sue luci e le sue ombre. Diversi studi pubblicati negli ultimi mesi hanno attestato che la normativa non è riuscita a fermare la corsa dei prezzi.

I partiti politici e le Ong hanno denunciato che la misura non ha raggiunto il suo obiettivo e hanno richiesto miglioramenti urgenti. E non sono stati gli unici. Due anni dopo l’entrata in vigore di questa misura, la Federazione degli inquilini tedeschi ha accertato che non ha funzionato. Il suo presidente, Franz-Georg Rips, ha definito “insoddisfacente” l’azione dell’esecutivo tedesco per fermare gli aumenti degli affitti. A suo avviso, il calcolo dei prezzi medi si basa su dati obsoleti, la possibilità di intraprendere azioni legali contro il proprietario è complicata e la descrizione delle eccezioni consente un alto grado di arbitrarietà. Secondo le sue stime, a Berlino, Amburgo, Francoforte e Monaco tra il 66% e il 95% delle offerte di appartamenti in affitto erano quindi al di sopra del massimo fissato dalla legge.

...e si arriva al costituzionale

I dubbi sul “freno agli affitti” non solo invadono chi si occupa di immobiliare e i proprietari, ma hanno raggiunto anche l’ambito legale. L’udienza di Berlino ha messo in discussione la sua costituzionalità lo scorso settembre e, a seguito di una lite tra un proprietario e un inquilino, ha chiesto alla Corte costituzionale federale di pronunciarsi sulla legittimità di questa misura. Secondo la sua argomentazione, la misura tratta in modo diverso le persone che vivono in diverse aree di una città, infrangendo il principio di uguaglianza della Magna Carta.

Ora, “il tribunale deve decidere al più presto se il freno sul prezzo degli affitti viola la Legge fondamentale”, ha sottolineato Jürgen Michael Schick, presidente dell’associazione immobiliare IVD.

L’illegalità dà il colpo di grazia ai prezzi

Nonostante la più grande economia europea dia un’immagine di rigore e conformità, l’illegalità è presente anche nel suo mercato immobiliare. Alcune grandi aziende controllano centinaia di appartamenti in affitto nelle grandi città e, a volte, cercano di imporre condizioni molto svantaggiose, se non illegali, agli inquilini.

Pertanto, né i consumatori né gli investitori di solito si fidano, a meno che non vadano accompagnati da un esperto del settore. E di quanti soldi stiamo parlando? Gli agenti immobiliari – mediatori quasi indispensabili in Germania – fanno pagare all’inquilino metà mese per le trattative. Un costo a cui vengono aggiunte le cauzioni (Kaution), che di solito si aggirano sui tre mesi di affitto, e una tassa extra chiamata Provision: è equivalente a uno o due mesi di affitto e non viene restituita alla fine del contratto.

In tutto il Paese, dove gli affitti stanno aumentando più rapidamente è il nord e l’est, che sono le aree meno sviluppate, e naturalmente città come Berlino, il cui successo sta attirando personale qualificato che sta alimentando il mercato, generando un intenso e controverso processo di gentrificazione. La capitale è, infatti, la città preferita dagli europei per investimenti immobiliari negli ultimi anni, un titolo che ha portato con sé ulteriore pressione sui prezzi.

“Un’offerta di lavoro interessante crea una domanda di case, il mercato immobiliare si restringe e aumenta gli affitti già in crescita”, ha spiegato Bernd Leutner, manager di F+B. Nella capitale, ha aggiunto, i redditi di case vecchie e nuove “sono chiaramente cresciuti al di sopra della media”.

Inoltre, la Federazione tedesca degli inquilini prevede che la tendenza al rialzo è lungi dal raggiungere un tetto e stima aumenti vicini al 5% nei prossimi anni, tasso che potrebbe raggiungere il 10% nelle grandi città.

In considerazione delle bolle generate dalla regolamentazione e dai frutti nulli che hanno dato i limiti ai prezzi, sembra che la Germania non sia un esempio da seguire in termini di affitto.

Il mercato immobiliare internazionale del 2017
idealista.it 29/12/2017

Nel corso del 2017, sul fronte internazionale, particolare interesse ha suscitato l’andamento del mercato immobiliare in Gran Bretagna sulla scia della Brexit. Ma non è mancata l'attenzione per quei mercati che hanno fatto suonare il campanello d’allarme incrementando il timore di una possibile bolla immobiliare. Vediamo cosa è successo e sta succedendo in giro per il mondo.

Gran Bretagna

Secondo i dati dello scorso febbraio, sembrava non arrestarsi la corsa verso l’alto dei prezzi delle case in Gran Bretagna. Il mercato immobiliare del Regno Unito, infatti, ha continuato a mostrare un fortissimo aumento dei prezzi delle abitazioni, confermando il trend iniziato alla fine del 2013. A marzo, però, è successo qualcosa di diverso. Secondo i dati pubblicati da Nationwide, il prezzo medio delle case a marzo è calato dello 0,3%, arrivando a 207.308 sterline. Non accadeva dal giugno 2015 e il dato ha sorpreso gli economisti della City che invece si aspettavano un rialzo dei prezzi, attorno allo 0,4%.

Il calo è proseguito ad aprile. E’ in quel mese che a Londra si è registrato il peggior calo del valore delle case da otto anni a questa parte. La media del prezzo richiesto è calata dell’1,5%, a poco più di 800mila dollari, rispetto a un anno prima. Secondo il conteggio degli specialisti del real estate Rightmove Plc, si tratta del maggior calo dal maggio del 2009. Su base mensile, il prezzo delle case a Londra richiesto è sceso del 2%.

E a maggio è calato il numero delle compravendite. L’aumento delle imposte e l’effetto Brexit sono i due fattori che hanno determinato una brusca caduta nel numero di case vendute nella capitale britannica. A maggio infatti le compravendite si sono attestate a 5.500, circa la metà rispetto a due anni fa.

Sono così diminuite a Londra le aspettative di vendere la propria abitazione a causa del calo della domanda di case. I prezzi nella City sono aumentati dell’1,6% in agosto su base annua, secondo il portale immobiliare Rightmove, un aumento che rimane al di sotto del picco raggiunto nel 2014. Il mercato immobiliare britannico l’ultimo anno ha risentito dei cambiamenti delle imposte, della Brexit e dell’incertezza economica.

A non essere colpiti sembrano i quartieri più lussuosi di Londra. Nonostante molti parlino di “bolla” e i prezzi dei distretti più lussuosi siano già al di là della portata della maggior parte delle persone, le vendite di appartamenti nei quartieri di Londra come Kensington & Chelsea, i più costosi del pianeta, negli ultimi mesi hanno registrato aumenti di domanda e di prezzo.

Ma gli investitori stranieri non sembrano impauriti dalla Brexit. Tra i dubbi e le trattative per l’uscita del Regno Unito dall’Ue, i grandi fondi di investimento approfittano delle opportunità. Il fondo immobiliare di Hong Kong, CC Land, ha acquistato per 1.150 miliardi di sterline, circa 1.340 milioni di euro, il Leadenhall Building, l’edificio più alto della City e il quarto grattacielo di Londra con 224 metri, meglio conosciuto come “la grattugia”.

Germania

In Germania sta succedendo qualcosa di particolare. Secondo quanto emerso da un’analisi dell’istituto economico IW, trovare un appartamento nelle grandi città tedesche, dove gli immobiliaristi puntano da tempo su mono e bilocali, è sempre più difficile. Al contrario, si costruisce troppo in provincia, dove le case restano vuote e si svalutano.

Spagna

In Spagna sono stati registrati risultati molto positivi. Nel mese di maggio, le compravendite hanno registrato un incremento del 23% su base annua, con 44.782 operazioni, il livello più alto da febbraio 2011. Un recupero significativo dopo il calo registrato lo scorso aprile (-8,6%). Secondo i dati dell’Ine, l’Istituto nazionale di statistica del Paese iberico, nei primi cinque mesi del 2017 è stato compravenduto l’11,8% in più rispetto a un anno fa, grazie alla spinta derivante dal mercato delle case esistenti (14,9%) rispetto al leggero calo del nuovo (-0,5%).

Portogallo

In Portogallo si è parlato di “Revive”, un programma per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale del Paese. L’obiettivo è triplice: recuperare gli edifici storici in stato di abbandono, favorirne la valorizzazione e incentivarne la fruizione a fini turistici.

Il Portogallo, poi, spicca per una caratteristica particolare. La sicurezza, la cucina, la cultura, le spiagge, i prezzi bassi – sono aumentati, ma rimangono molto più bassi che in altre città europee – stanno attirando molti personaggi famosi.

Svizzera

Il mercato immobiliare della Svizzera si contraddistingue per il fattore lusso. La Svizzera è il Paese con il maggior numero di ricchi al mondo e con uno dei più lussuosi mercati immobiliari. Nel centro finanziario della città di Ginevra, la casa può raggiungere i 65.500 euro/m2, secondo l’agenzia immobiliare Engel&Völkers. Al secondo posto tra le città più care, a pari merito, Zurigo e Zugo, entrambe con un prezzo fino a 28.000 euro/m2.

Eppure, in Svizzera, succede anche qualcosa di singolare. Albinen, Comune nel Canton Vallese, offre 60.000 euro per una famiglia di 4 persone pronta a fare i bagagli e trasferirsi lì. L’obiettivo è evitare la desertificazione.

Grecia

La Grecia, invece, ha pagato la crisi economica. Il mercato immobiliare ellenico ha subito un pesante crollo dall’inizio della crisi economica. Dal 2008 ha infatti perso circa 2mila miliardi di euro.

Stati Uniti

Spostandosi oltreoceano, si incontra il mercato immobiliare degli Stati Uniti, dove ha febbraio è stata registrata una frenata. In particolare, l’indice Nahb sull’andamento del settore negli Stati Uniti a febbraio è sceso a 65 punti dai 67 di gennaio, risultando anche sotto le attese del mercato che erano per un indice fermo a 67.

Particolare è il problema incontrato dalle nuove generazioni. Negli Stati Uniti i giovani tra i 18 e i 34 anni hanno difficoltà ad accedere al mercato immobiliare. Possiedono appena l’11% del parco immobiliare. E non per problemi di denaro, ma per mancanza di offerta, sia di case nuove che usate. Gli over 55, infatti, possiedono il 53% del patrimonio immobiliare e non sono disposti a vendere.

Canada

In Canada è scattato l’allarme. La Canada Mortgage and Housing Corporation (Cmhc) ha parlato di “gravi indizi relativi alle condizioni problematiche” del mercato immobiliare. Il rapido aumento dei prezzi nelle principali città, la sostenuta attività di costruzione e l’eccessiva valutazione delle case, insieme alla crisi in Home Capital Group, uno dei principali istituti di credito che offre mutui subprime, fanno vacillare il settore.

Hong Kong

Per acquistare un appartamento a Hong Kong bisogna moltiplicare la media annuale del reddito familiare per 18,1 volte. A dirlo uno studio pubblicato dall’agenzia statunitense Demographia, secondo il quale la città asiatica è quella con il prezzo delle abitazioni più caro del mondo. Un titolo conquistato per il settimo anno consecutivo e che mette la popolazione in una posizione difficile. E nel mercato immobiliare più costoso ed esorbitante del pianeta anche chi lavora nella finanza opta per le case-capsule con spazi condivisi.

Australia

Le autorità australiane cercano di controllare la bolla dei prezzi delle case nelle grandi città attraverso un sistema che limita gli investimenti immobiliari degli stranieri in case nuove o piani di acquisto. Da quando nel 2016 queste norme sono entrate in vigore è stata già disposta la vendita di 61 immobili acquisiti in modo irregolare da stranieri nel Paese, per un valore di 107 milioni di dollari australiani, circa 76,3 milioni di euro.

I mercati immobiliari più “caldi” del pianeta

L’evoluzione economica dei Paesi influenza direttamente la situazione del mercato immobiliare. Mentre il valore delle case ha perso slancio in modo generalizzato, ci sono mercati – come Hong Kong, Canada e gran parte dell’Europa – dove i prezzi delle abitazioni continuano a salire. Lo ha evidenziato il rapporto di Global Property Guide. Dei 45 mercati immobiliari del pianeta analizzati nel primo trimestre del 2017, in 27 il prezzo delle case è aumentato. Gli incrementi maggiori sono stati registrati a Hong Kong (17,3%), Islanda (16%), Cina (13%), Canada (11,8%) e Irlanda (9%).

I prezzi degli affitti si abbassano nelle città più care degli Stati Uniti
idealista.it 12/12/2017

I prezzi degli appartamenti in affitto per famiglie in città come San Francisco, New York, Seattle, Miami e Chicago sono diminuiti nell’ultimo anno, moderando mercati che sono in aumento da anni e tra i più inaccessibili al mondo.

A San Francisco, la città più cara degli Stati Uniti, a novembre i prezzi per un appartamento con una camera da letto ammontavano a una media di 3.390 dollari al mese (2.875 euro), il che rappresenta un calo dell’1,8% su base annua, secondo i dati raccolti dal sito web Zumper. Tra gli appartamenti con due camere da letto, con un prezzo medio di 4.380 dollari (3.713 euro), la caduta è stata del 12,4% rispetto al picco di ottobre 2015. San Francisco e la vicina Oakland stanno vivendo una moderazione nel mercato degli affitti. In città come Palo Alto, il cuore della Silicon Valley, i prezzi di una casa con due camere da letto sono scesi dell’1% a 3.670 dollari, secondo RentCafé.

Il boom delle società tecnologiche ha spinto i prezzi delle abitazioni in questa zona della California che hanno toccato record di livello mondiale. La conseguenza è stata che anche i dipendenti di grandi multinazionali devono lottare per trovare una casa accessibile e comoda.

In altri luoghi del Paese, anche i prezzi degli appartamenti con due camere da letto sono diminuiti, come nel caso di New York con un calo dell’1,2% su base annuale, Seattle (Washington) con il 3,2% e Miami con una riduzione del 4%.

Le città con i più costosi mercati dell’affitto hanno iniziato a ridurre i prezzi nella speranza di attirare la domanda. Alcuni agenti offrono anche uno o due mesi di affitto gratuito per attirare un pubblico che dopo i continui rialzi si era allontanato da molte grandi città.

In molte di queste città c’è stato un forte aumento nella costruzione di grattacieli, che ha aumentato l’offerta locativa disponibile e avviato una politica aggressiva di attrazione degli inquilini.

Il calo maggiore dai massimi del 2015 si è verificato fino a novembre a Chicago, dove i prezzi degli appartamenti sono crollati di oltre il 25%.

Tuttavia, nonostante il calo dei prezzi in alcuni mercati, gli attuali inquilini che pagano prezzi più alti rispetto ai nuovi vicini non possono negoziare i prezzi, a meno che non minaccino di spostarsi altrove, come indicato dal Rapporto Zumper.

Situazione diversa a Washington DC, dove l’affitto di un appartamento con una camera da letto è aumentato dell’11,5% in un anno e ha raggiunto un nuovo record di 2.330 dollari, mentre l’affitto di un appartamento con due camere da letto è aumentato del 14,2% a 3.060 dollari al mese.

Al Mipim oltre 24mila partecipanti, immobiliare italiano protagonista 
Evelina Marchesini 08 marzo 2018

Oltre 24mila partecipanti provenienti da più di cento Paesi stanno per affollare Cannes e le vicine località della Costa Azzurra per quella che è ormai la kermesse più attesa dell'anno, a livello mondiale, sul fronte immobiliare. Da martedì 13 marzo a venerdì 16 il Palais des Festivals e la Croisette ospiteranno il Mipim e diventeranno il palcoscenico in cui va in scena il futuro del real estate e delle città e dietro le quinte si chiuderanno, come ogni anno, operazioni da centinaia di milioni. “The world’s leading property market” ospiterà, in quattro giorni full time, oltre cento conferenze con più di 360 speaker registrati, diversi forum tematici e padiglioni-Paese che assomigliano a veri viaggi nel futuro. 

Il fil rougedell’urbanizzazione mondiale 

La tematica principale di quest’anno sarà “Mapping world urbanity”, letteralmente mappare l’urbanizzazione mondiale, dato che l’espansione delle zone urbane disegna una nuova cartografia mondiale e contribuisce a riposizionare il ruolo delle città. Nel prossimo futuro saranno infatti le città ad assumere un ruolo economico di rilievo e il forte focus sull’argomento, in questa ventinovesima edizione del Mipim, si propone di esplorare quale sarà il ruolo delle città, quale sarà il modo di vivere e quale impatto avrà la trasformazione delle città sulle strategie dell'industria immobiliare. Le conferenze su questo tema si snoderanno in ben 115 sessioni, che cercheranno di individuare i modelli urbani in vista del 2030, quando la popolazione mondiale arriverà a 8,5 miliardi, per passare poi a 9,7 miliardi nel 2050. E il 60% della popolazione confluirà nelle città. La sfida del sarà ampia, attraversando i temi delle nuove abitazioni, degli uffici del futuro, delle superfici miste, delle infrastrutture, dei mezzi di trasporto.

La conferenza inaugurale vedrà sul palco la giovanissima militante Adora Svitak, che verrà a “sfidare” i professionisti del settore partendo dal punto di vista delle nuove generazioni: Adora ha oggi 20 anni ed è stata una bambina prodigio che a soli 8 anni ha scritto il suo primo libro e che a 10 anni ha attirato l'attenzione di 5 milioni di spettatori con la conferenza a Ted “What adults can learn from kids”; nel 2013 ha partecipato al fianco di Ban Ki Moon, al Consiglio economico delle nazioni Unite.

Italia sotto i riflettori 
L’Italia si presenta al Mipim di Cannes con molte cartucce da sparare. Oltre a riempire le fila dei candidati ai Mipim Awards, gli Oscar del settore immobiliare, i dati allo scorso 22 febbraio registrano circa 900 delegati italiani già iscritti (831 in totale, incluse le presenze last minute, nel 2017) e oltre 400 società. Per il quarto anno consecutivo il nostro Paese si è organizzato con un Padiglione italiano, sotto la regia di Ice – l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane che, su impulso del ministero dello Sviluppo Economico, promuove e organizza il Padiglione Italia in sinergia con i ministeri della Difesa e dell'Economia e delle Finanze – e di Ance (Associazione nazionale dei costruttori edili) dall'altro.
In qualità di partner dell'Agenzia Ice ci sono dieci Regioni (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino, Veneto), che si aggiungono ai cinque “pilastri” centrali costituiti da Agenzia del Demanio, Cassa depositi e prestiti, Difesa Servizi, Fs Sistemi Urbani, Invimit, oltre alla citata Ance, a Confindustria Alberghi e Assoimmobiliare.

Presente anche la Città Metropolitana di Bologna e uno spazio dedicato alla Città di Milano e alla Regione Lombardia, al quale aderiscono anche alcune aziende del settore con progetti rilevanti sul territorio lombardo. I progetti che verranno presentati al pubblico internazionale sono molti e sono consultabili anche all'interno del portale dedicato al real estate pubblico, www.investinitalyrealestate.com, vetrina virtuale del patrimonio immobiliare italiano.

Le proposte di Ance 
Seguendo quello che è il tema principale di questa edizione del Mipim, Ance si concentrerà quest’anno su veri e propri interventi di riqualificazione che puntano al recupero di interi quartieri, ravvivando l’offerta turistica, i servizi e le attività economiche nell’ottica del rinnovamento urbano. «Quest’anno abbiamo deciso di promuovere veri interventi di rigenerazione urbana e non solo semplici interventi di sviluppo o di ristrutturazione di edifici perché crediamo sia quello il mercato del futuro in Italia – spiega Gabriele Buia, presidente Ance –. Siamo un po' indietro, in tal senso, rispetto agli altri partner europei e internazionali che hanno già cominciato da tempo a intervenire sulle città, ma le nostre città hanno tante e tali potenzialità da potersi riprendere facilmente la scena. Gli interventi che presentiamo creano nuovi spazi urbani con servizi e sistemi di accoglienza del tutto nuovi che potranno dare nuovo impulso sociale ed economico ai quartieri in cui sorgono”. Tre i progetti sotto i riflettori: riconversione delle Antiche terme Tricarico a Bagnoli del Gruppo De Sanctis, intervento di riqualificazione di Palazzo Cavour a Roma a cura dell'impresa di Prim Spa, l'Ecodistrict di Palladium Italia Srl nell'asse nord-ovest di Milano, con Mazzalveri e Comelli Spa.


Ristrutturare la casa rende fino al 10% nelle grandi città

Il recupero traina l’edilizia. Gli investimenti in riqualificazione sul patrimonio abitativo si confermano il motore del settore, rappresentando il 38% del valore degli interventi totali in costruzioni. In dieci anni il volume degli investimenti in manutenzione straordinaria è raddoppiato in termini reali, con oltre 46,5 miliardi di fatturato nel 2016, che si traducono in 700mila abitazioni ristrutturate. Questi sono alcuni dei dati evidenziati ieri a Milano da Scenari Immobiliari, in occasione della presentazione del secondo “Rapporto sul recupero edilizio in Italia e nuovi format digitali” redatto con Paspartu Italy. Numeri che parlano di ripresa se riferiti agli investimenti dei privati su singoli alloggi, ma che non incidono di fatto sul recupero di interi immobili e non hanno ricadute dirette, salvo qualche eccezione, sulla rigenerazione urbana

L’Ance prevede per quest’anno un aumento del 2,4% in termini reali degli investimenti in costruzioni. Per il comparto residenziale, in particolare, l’incremento degli investimenti reali si stima sia dell’1,7% in più rispetto al 2017, con la prosecuzione del trend positivo delle ristrutturazioni, che dovrebbero registrare un incremento dell’1,3% in termini reali. Un’analisi, quella dei costruttori, che tiene conto delle misure contenute nella legge di Bilancio del 2017, con il prolungamento e rafforzamento degli incentivi fiscali esistenti, a cui si dovranno aggiungere gli effetti derivanti dal sismabonus ed ecobonus finalizzati proprio al miglioramento delle condizioni di interi edifici, a partire dai condomini.

La soluzione del recupero edilizio viene privilegiata da molti per la possibilità di sconto e di guadagno in termini di valore che offre una ristrutturazione personalizzata. Ecco quindi che dal rapporto di Scenari Immobiliari e Paspartu si evince che sul totale delle 560mila transazioni stimate per il 2017, sono state acquistate 130mila abitazioni da ristrutturare, ovvero il 23,2% del totale e in crescita del 36,8% rispetto ai dati del 2016. Il nuovo costituisce il 15% delle transazioni, in rialzo del 2,4% in un anno, mentre gli appartamenti già ristrutturati rappresentano 346mila compravendite, in aumento dello 0,9% sul 2016. Analizzando i diversi capoluoghi di provincia, a Milano il 12,7% delle transazioni è ricaduta su alloggi da ristrutturare, il 13% a Torino, il 17,4% a Roma, salendo fino al 30,1% a Napoli con motivazioni in questo caso da ricercare nella qualità dello stock a disposizione nel capoluogo campano, dove le nuove iniziative residenziali scarseggiano.

Ma qual è il plusvalore di un’abitazione post recupero al netto dei costi sostenuti? «Ristrutturare conviene specie nelle città più grandi, dove lo stock a disposizione è più ampio e diversificato in termini di qualità. Nel 2018 – dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – chi deciderà di comprare un immobile da ristrutturare otterrà un plusvalore che varia dall’1,6 al 10,4 % in più rispetto alla spesa effettuata. E al netto degli sconti fiscali che possono rappresentare un ulteriore venti per cento, ma diluiti nel tempo».

Ristrutturare significa anche dare una risposta a una domanda sociale. Il recupero edilizio diventa infatti uno strumento utile per adeguare il patrimonio esistente, costituito al 65% da alloggi di dimensione superiore agli 80 metri quadrati, a fronte di un 60% di famiglie composte da al massimo due componenti.

Per passare alla riqualificazione di interi edifici e quartieri la strada è però ancora lunga. Gli ultimi tragici eventi che hanno scosso il centro Italia hanno riacceso un faro sull’urgenza dell’adeguamento alle norme antisismiche di quegli edifici che ne sono sprovvisti, specie nelle zone più a rischio. In questa direzione si sono mossi il progetto Casa Italia, il bando per la riqualificazione delle periferie delle aree metropolitane e la legge sul contenimento del consumo del suolo. Ma la sfida della sostituzione edilizia non è ancora entrata nella cultura condivisa.

«Politica e misure fiscali – commenta Flavio Monosilio, direttore del Centro studi dell’Ance – spingono verso una dimensione individualistica del mercato. Si sottolinea la convenienza nel comprare immobili vecchi e usati, da riqualificare anche con un interessante plusvalore, tralasciando il fatto che se non si interviene sull’intero immobile si continuerà ad avere un alloggio di qualità in un edificio che non ha le medesime performance». La proprietà frammentata è un’annosa questione italiana e l’Ance ha ribadito anche nella recente campagna elettorale «l’urgenza di un quadro normativo che imponga la questione dell’interesse pubblico per certe operazioni su edifici inadeguati, per incentivare la demolizione e ricostruzione che non può essere assorbita dalla sola rendita fondiaria».

L’Ance chiede anche un’estensione dell’Ecobonus e del Sismabonus per interventi di sostituzione edilizia in zone a rischio terremoto, per edifici energivori e insicuri, abbattendo i costi e rendendo possibili importanti trasformazioni, anche aumentando la volumetria (ove possibile). Se l’obiettivo dell’agenda urbana nazionale resta quello di migliorare qualitativamente lo stock immobiliare, serve individuare una via, senza ulteriori vincoli burocratici, per incentivare un piano di recupero di qualità, riconoscendo l’interesse pubblico e la valenza sociale di un piano ambizioso. Magari anche con qualche progetto-pilota.


EDILIZIA E AMBIENTE Dalle regioni un aiuto alla rinascita dei capannoni
Saverio Fossati e Giuseppe Latour 08 marzo 2018

Si tratta di un processo in fase di sperimentazione. La riconversione di strutture esistenti è, almeno in teoria, di grande moda. Nella pratica però si scontra, se parliamo del patrimonio edilizio residenziale, con i limiti legati alla parcellizzazione della proprietà, che rende difficile imbastire operazioni solitamente parecchio articolate. Gli edifici produttivi godono, invece, di condizioni naturali favorevoli: proprietà uniche con la liquidità e le competenze tecniche per avviare le operazioni di recupero. Non è un caso, allora, che il processo di spinta dal basso in arrivo dalle leggi regionali stia puntando con decisione sempre maggiore in questa direzione: mettere a disposizione delle imprese gli incentivi necessari ad attivare questi investimenti. A volte è una semplice «moneta urbanistica», costituita da premialità in termini di cubatura extra, altre volte si tratta di sconti sugli oneri da versare. Con il corollario di accordi che consentono deroghe agli strumenti urbanistici. La sostanza, comunque, è sempre la stessa: creare un ambiente favorevole per chi vuole investire in rigenerazione.

L’associazione nazionale dei costruttori (Ance) dedica al tema un monitoraggio continuo. «In questa fase - spiega il vicepresidente Ance, Filippo Delle Piane - la rigenerazione si sta muovendo principalmente a livello regionale, mentre il livello nazionale è, purtroppo, bloccato. E, in questo quadro, sono soprattutto le grandi aree industriali del Nord a prestarsi a un percorso rigenerativo». Anche se sarebbe preferibile un maggiore coordinamento: «Una norma quadro nazionale - dice ancora Delle Piane - è il nostro auspicio per la prossima legislatura, perché in questo modo rischiamo di muoverci in maniera disordinata. Il prossimo obiettivo deve essere quello di agire sul tessuto residenziale».

Tornando alle leggi, in ordine di tempo, gli ultimi arrivi sono le nuove normative di Emilia-Romagna (Lr 24/2017) e Friuli Venezia Giulia (Lr 44/2017). Ma la lista dei governatori che sono intervenuti a regolare la materia è molto più lunga: vanno ricordate almeno Calabria, Lazio, Lombardia, Toscana, Provincia autonoma di Trento, Umbria e Veneto.

Spostandosi proprio in Veneto, è possibile fotografare il fenomeno che, più di ogni altro, sta caratterizzando questa fase: la riconversione degli edifici produttivi come laboratorio della rigenerazione. Da queste parti sono oltre 90mila i capannoni e molti di questi sono ormai dismessi. Nasce in questo contesto l’articolo 8 della legge 14/2017 del Veneto, illustrato dall’avvocato Bruno Barel, che ha contribuito alla sua stesura: «La norma consente e promuove il riuso temporaneo del patrimonio immobiliare dismesso o inutilizzato sulla base di una convenzione tra privati e Comune, approvata dal consiglio comunale, che dia le garanzie minime di tutela della salute e sicurezza delle persone e di rispetto dell’ordine pubblico. Si cerca in questo modo di affrontare concretamente il problema rappresentato dalla grande quantità di edifici inutilizzati e generalmente degradati presenti nel territorio».

Il problema, però, non riguarda solo il Veneto. Così, passando al setaccio le leggi regionali in vigore, sono molti altri i casi che guardano alla rigenerazione dei capannoni. In Emilia-Romagna (legge 24/2017) i capannoni sono più di 88mila. Per incentivare gli investimenti i Comuni possono tirare la leva degli sconti sul contributo di costruzione: da una riduzione del 20% fino alla totale esenzione, in caso di bonifica di suoli inquinati e di rimozione dell’amianto. Ancora, i cambi di destinazione d’uso sono gratuiti nel caso in cui non comportino un carico urbanistico maggiore. Ma nei piani urbanistici possono entrare anche «premialità aggiuntive», agganciate ad accordi.

Nel Lazio i capannoni censiti sono meno di 40mila: per riconvertire almeno una parte di queste strutture, la legge 7/2017 punta sulla demolizione con ricostruzione. I Comuni possono riconoscere a queste operazioni incrementi di volumetria fino al 30 per cento. Inoltre, possono autorizzare i cambi di destinazione d’uso: in un capannone sarà, ad esempio, possibile ospitare uffici o attività commerciali. Addirittura, è possibile realizzare altrove la cubatura incassata come premio.

In Umbria (14mila capannoni) con la legge 1/2015 per la riqualificazione degli edifici destinati ad attività produttive, anche attraverso il cambio di destinazione d’uso, è consentito utilizzare «aree adiacenti al lotto di pertinenza fino ad un massimo del 15% della superficie dello stesso lotto». Ma ci sono anche gli esempi della Toscana e della Provincia di Trento.

Le norme regionali si rivolgono ai proprietari più virtuosi e che hanno ancora voglia di mettere a frutto i loro beni: purtroppo è ancora frequente la scelta di rendere inagibili i capannoni o addirittura, di nascosto, quella di agevolarne il crollo. La ragione è semplice, si riassume in tre caratteri: Imu. Per un capannone medio piccolo, sui 500-700 metri quadrati, l’Imu annuale va da 5mila a 10mila metri quadrati e la spesa, aggiunta agli strascichi di un’attività forzatamente interrotta dalla crisi, può risultare pesantissima. Oltre che ingiusta.

I fabbricati crollanti (ma non del tutto crollati), definiti “collabenti” e iscritti in catasto nella categoria F2, senza attribuzione di rendita, non sono infatti soggetti al pagamento dell’Imu né come fabbricati né come area fabbricabile. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione nella sentenza 23801/2017. Gli “inagibili”, invece, sono capannoni che hanno perso una parte delle loro potenzialità funzionali per varie ragioni (caduta del tetto, vandalismi, impianti distrutti): in questi casi la base imponibile (e quidi anche l’imposta) è ridotta del 50 per cento. Attenzione, però: la Cassazione ha chiarito che sinché il capannone è “collabente” iscritto nella F2 non potrà in nessun modo essere soggetto a imposizione, né come fabbricato né come area edificabile. Ma l’agevolazione scompare quando si provvede alla totale demolizione del rudere, perché da quel momento l’area “nuda”, se potenzialmente edificabile, deve essere considerata come suolo fabbricabile e quindi sconta l’Imu.

TENDENZE Il bagno ristrutturato diventa un must: 5.800 euro la spesa media

Doccia supersize, vasca da bagno incassata in muratura, sfumature di bianco e grigio, sempre più tecnologia: sono queste le tendenze che gli italiani manifestano per la ristrutturazione del bagno, la stanza in cui si concentrano le migliorie della casa. Tendenze che dimostrano come il bagno stia subendo un restyling importante negli ultimi anni, tanto che questo locale diventa sempre più uno spazio in cui passare più tempo, anche dedicandolo ai social.

Questo è quanto emerge dalla Ricerca “Tendenze Bagno in Italia 2017” condotta da Houzz – piattaforma online leader mondiale nell'arredamento, progettazione e ristrutturazione d'interni e di esterni – su proprietari di casa che hanno ultimato, stanno realizzando o progettando la ristrutturazione del proprio bagno.

Stile e personalità 
Quasi nove proprietari su dieci cambiano lo stile del bagno durante il progetto di ristrutturazione (88%). In generale, si preferiscono stile contemporaneo e stile moderno (rispettivamente il 34% e il 33%).

A lavori ultimati, ciò che conta per la maggior parte degli italiani è che il design del bagno rifletta la propria personalità (46%). Tra le altre priorità vi è anche quella che il risultato finale sia di forte impatto estetico (33%) o che il bagno nel suo complesso risulti bello e ricco di stile (28%).

Tocco romanticoe praticità 
Il 14% degli intervistati sotto i 35 anni desidera che il design del bagno crei un’atmosfera romantica per sé e il proprio partner, con una percentuale più alta rispetto alla generazione più matura (3%).
Guardando alle caratteristiche funzionali, invece, le più apprezzate sono la semplicità nelle operazioni di pulizia (44%), la capacità di far sentire a proprio agio i proprietari (42%) e una buona organizzazione delle cose (31%).

«Le motivazioni che spingono alla ristrutturazione del bagno variano notevolmente a seconda dell'età – dichiara Silvia Foglia, country operation manager di Houzz per l'Italia –. La maggior parte dei proprietari più giovani (sotto i 35 anni) affronta i lavori di ristrutturazione del bagno poco dopo aver acquistato una casa e con il desiderio di personalizzare anche questo spazio. D'altro canto, i proprietari di età superiore ai 54 anni sono motivati dai cambiamenti del proprio stile di vita. Dalla nostra ricerca è emerso anche che la maggioranza degli intervistati ha intenzione di rimanere in casa propria almeno per i successivi dieci anni, giustificando così l'investimento destinato al rinnovamento della stanza da bagno».

Budget elevato 
Secondo l'ultima ricerca Houzz & Home, in Italia nel 2016 il budget medio destinato alla ristrutturazione del bagno è stato di 5.800 euro, con una spesa media di 6.100 euro per i bagni medio-grandi (cinque o più metri quadrati) e di 4.800 euro per i bagni più piccoli (meno di 5 metri quadrati). L’investimento varia leggermente in base all'età: 6.300 euro per i proprietari di oltre 54 anni, 5.700 euro tra i 35 e i 54 anni, 5.100 euro per gli under 35.

L'83% dei proprietari di casa ingaggia un professionista del settore casa per la ristrutturazione del bagno. Oltre la metà richiede l'aiuto di tecnici specializzati (51%), come elettricisti, idraulici, falegnami e piastrellisti. Tra i professionisti più richiesti anche architetti (35%), ristrutturatori di bagni (16%) e progettisti di bagni (15%).

I “must have” 
La doccia di grandi dimensioni è tra i primi desiderata degli italiani che ristrutturano il bagno. Tra i proprietari che rinnovano o sostituiscono la doccia (71%), quasi sette su otto ne aumentano la dimensione (84%): il 37% realizza una doccia più grande del 50% rispetto alla precedente. Le nuove e preferite dotazioni includono soffioni a pioggia (75%) e miscelatori termostatici (34%). I proprietari che hanno meno di 43 anni sono più propensi a includere anche illuminazione integrata e getti laterali (rispettivamente 21% e 15%) rispetto a chi ha più di 54 anni (rispettivamente 14% e 10%).

Tra chi rinnova la propria vasca da bagno, un terzo sceglie poi una vasca incassata circondata da una struttura in muratura (33%), mentre il 26% sceglie una vasca ad alcova incassata fra tre pareti. La caratteristica preferita da tutte le fasce d'età, è il fondo antiscivolo (32%). Quanto ai colori, il bianco è il colore preferito per top del lavabo (39%), mobili (31%) e pareti (26%), da coordinare con tutte le sfumature del grigio.

I proprietari di casa desiderano sempre più elementi tecnologici nel proprio bagno. Le nuove docce e i nuovi sanitari presentano caratteristiche ad alta tecnologia (rispettivamente 21% e 14%), come pannelli di controllo digitale e impianto audio integrato per le docce, o sistemi autopulenti e protezioni anti-intasamento e anti-traboccamento per i water.

Social in bagno 
Rispetto a un anno fa, sempre più proprietari di casa ammettono di utilizzare dispositivi mobili nei loro bagni almeno una volta alla settimana (78% nel 2017 contro il 72% nel 2016). La percentuale maggiore si registra tra i proprietari under 35 (88%). I principali usi dei device mobili comprendono l'utilizzo di social media, email e invio di Sms e chat (tutti 36%). Anche per questo, il bagno diventa una stanza sempre più importante della casa, che deve soddisfare esigenze di comodità e accoglienza. La ricerca italiana “Tendenze Bagno 2017” è stata realizzata tra giugno e luglio 2017 raccogliendo quasi 1000 risposte dagli utenti registrati su Houzz Italia.

Nella Community di Houzz sono presenti più di 15 milioni di foto di interni ed esterni – tra cui progetti di bagni – e oltre 1 milione e mezzo di professionisti della casa, tra cui fornitori di attrezzature per cucine e bagni, esperti in progettazione di bagni e cucine, architetti e imprese edili. Houzz è la piattaforma online leader mondiale nella ristrutturazione e nel design che fornisce agli utenti tutto ciò che hanno bisogno per migliorare la propria casa da web o da mobile. Dal rinnovo di una piccola stanza alla costruzione di una casa su misura, Houzz mette in contatto milioni di proprietari di case e appassionati di design con professionisti per la casa in tutto il Paese e in tutto il mondo. Con sede principale a Palo Alto, Houzz ha uffici internazionali a Londra, Berlino, Sydney, Mosca e Tokyo.

L’Ue torna a chiedere all’Italia di tassare gli immobili, le reazioni di Fiaip e Confedilizia
idelaista.it 09/03/2018

Nell’European Semester Country Report Italy 2018, la Commissione europea chiede nuovamente al governo italiano di tassare gli immobili. Tempestive le reazioni di Fiaip e Confedilizia.

La tassa sulla prima casa per le famiglie ad alto reddito

Nel rapporto – all’interno del capitolo riguardante “Le priorità di riforma” – quando si parla di fiscalità viene sottolineato che “ci sono stati ritardi nella riforma del sistema catastale obsoleto, nel reintrodurre la tassa sulla prima casa per le famiglie ad alto reddito, nella creazione di una piattaforma digitale per i beni immobili, e nella riduzione del numero e della portata delle agevolazioni fiscali”.

Analizzando poi nel dettaglio le diverse raccomandazioni e facendo una valutazione, la Commissione europea torna a ribadire la necessità di una tassa sulla prima casa per le famiglie ad alto reddito. In particolare, viene affermato: “Sebbene siano state adottate misure per ridurre il carico fiscale sul lavoro e sul capitale, non è stato registrato uno spostamento verso la proprietà e il consumo. Le agevolazioni fiscali sono state riviste, ma non semplificate; non sono stati apportati cambiamenti alla tassa sui beni immobili; la riforma dei valori catastali è ancora pendente”.

Le reazioni di Fiaip e Confedilizia

Il rapporto Ue ha suscitato le reazioni della Federazione italiana agenti immobiliari professionali e dell’Organizzazione dei proprietari di casa.

La Fiaip

Il presidente della Fiaip, Gian Battista Baccarini, tramite un comunicato ha fatto sapere: “Davvero incomprensibili le nuove richieste che piovono dagli esperti della Commissione europea (con l’European Semester Country Report Italy 2018) al Governo italiano di spostare la tassazione su consumi e proprietà, in un momento particolare che vede l’Italia al centro di scelte delicate per la governance futura del Paese.

Raccomandare in documenti ufficiali una nuova misura come la tassa sulla prima casa per le famiglie con redditi alti significa interferire chiaramente sulle politiche fiscali di uno Stato dell’Unione e auspicare misure bocciate anche dai recenti esiti elettorali.

Fiaip ricorda che l’Euroburocrazia non dovrebbe avere il compito di mettere bocca sulle scelte fiscali da adottare nei singoli paesi. L’Ue ha tante questioni da affrontare, ma non può decidere al posto dei governi locali quali scelte fiscali fare: chiedere di aumentare la tassazione dei beni immobiliari rischia inoltre di creare aspettative negative sugli investitori che hanno scelto l’Italia”.

Confedilizia

E, sempre tramite un comunicato, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha reso noto: “Il nuovo rapporto sull’Italia della Commissione europea reitera la richiesta al nostro Governo di spostare la tassazione su consumi e proprietà, arrivando ad invocare un intervento specifico – e dal sapore più ideologico che di coerenza con i parametri di bilancio europei – come l’introduzione della tassa sulla prima casa per le ‘famiglie con redditi alti’.

Chiedere di aumentare il carico fiscale sugli immobili in un Paese che lo ha visto crescere di 12 miliardi negli ultimi anni, è inquietante. Raccomandare una misura come la tassa sulla prima casa per le famiglie ad alto reddito – che avrebbe effetti risibili sui conti pubblici – è addirittura grottesco. Non è questa l’Europa che vogliamo”.

Iva agevolata al 10 per la ristrutturazione edilizia: i chiarimenti del Mef
idealista.it 09/03/2017

La legge di Bilancio 2018 contiene una norma che cerca di chiarire l'ambito di applicazione dell'aliquota IVA del 10% nei lavori di recupero edilizio. Il Dipartimento di Economia ha, a sua volta, cercato di chiarire tale norma di interpretazione autentica.

La norma fa riferimento all'articolo 7, comma 1, lett.b, della Legge 488/1999 che prevede l'applicazione dell'aliquota IVa del 10% ai lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia realizzati su fabbricati a destinazione abitativa.

Con il successivo DM 29 dicembre 1999 sono stati individuati i beni che costituiscono una parte significativa del valore delle forniture nell'ambito delle prestazioni ai quali si applica l'Iva al 10% fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all'intervento di recupero, al netto del valore dei predetti beni.

Secondo la norma di interpretazione autentica, l'individuazione dei beni si effettua in base all'autonomia funzionale delle parti rispetto al manufatto principale, e che il valore dei beni è quello risultante dall'accordo contrattuale stipulato dalle parti contraenti, che deve tenere conto  sia delle materie prime che della manodopera impiegata.

Inoltre la fattura emessa dal prestatore che realizza l'intervento di recupero agevolato deve indicare: il servizio che costituisce l'oggetto della prestazione; i beni di valore significativo, che sono forniti nell'ambito dell'intervento stesso.

La mappa dei prezzi delle case: quanto ti costa un'abitazione nelle varie province italiane
Alessandro Soto idealista.it 15/03/2018

La flessione dei prezzi delle case nel nostro Paese non si è ancora assorbita totalmente. Basti pensare che anche a febbrario, secondo l'ultimo report di idealista, il valore delle abitazioni ha registrato un calo dello 0,3%, raggiungendo i 1806 euro/m2. La mappa mostra qual è il prezzo delle abitazioni nelle varie province italiane e la variazione rispetto al mese precedente.

La situazione in provincia conta 63 aree con variazioni negative sulle 106 monitorate. I cali più marcati a febbraio spettano a Pavia (-6,0%), seguita da Lecco (-5,7%) e Rimini (-5,2%). I rimbalzi maggiori si sono registrati a Cremona (7,3%), Gorizia (5,2%) e Catanzaro (3,7%).

Il ranking delle province più care vede in testa Savona (3.377 euro/m2), seguita da Bolzano (3.164 euro/m2) e Imperia (2.698 euro/m2). Nella parte bassa della graduatoria troviamo 17 macroaree con valori che non superano i mille euro al metro quadro, da Taranto (988 euro/m2) al fanalino di coda Biella, con i suoi 643 euro al metro quadro.

Acquisto casa, contratto affitto e mutui: le spese che finiscono nel mirino del Fisco
idealista.it 14/03/2018

Ci sono spese che fanno scattare il redditometro e gli accertamenti fiscali. Tra queste anche gli esborsi per l’acquisto della casa, il contratto di affitto e la rata del mutuo.

Il redditometro è un algoritmo che misura le spese sostenute dal contribuente nell’arco dello stesso anno e le confronta con il reddito da questi dichiarato. Nel caso in cui le spese sostenute dal contribuente nell’arco dello stesso anno sforino di oltre il 20% i guadagni riportati sulla dichiarazione dei redditi, il contribuente viene chiamato a spiegare come si è procurato il denaro extra per mantenere un tenore di vita più alto delle sue possibilità. In generale, nel database dell’Agenzia delle Entrate finiscono tutti gli acquisti fatti con partita Iva o codice fiscale.

La casa è uno di quei beni che insospettiscono l’Agenzia delle Entrate. Il Fisco viene a conoscenza dell’acquisto del bene quando quest’ultimo è riportato nei pubblici registri. Proprio questo è il caso degli immobili, per i quali c’è l’Ufficio dei Registri Immobiliari, tenuto presso l’Ufficio del Territorio dell’Agenzia delle Entrate stessa.

Ma anche i contratti di affitto e i mutui finiscono nel database dell’Agenzia delle Entrate. Nel caso dei contratti di affitto, bisogna ricordare che si tratta di una spesa che si fa dichiarando il codice fiscale e che quindi finisce tra i dati controllati dal Fisco, senza contare il fatto che al momento della registrazione il contratto di locazione finisce direttamente all’Agenzia delle Entrate. Un canone di affitto elevato, non giustificato dal reddito, può far scattare il redditometro.

Per quanto riguarda i mutui, anche qui bisogna tener presente la proporzione tra entrate e uscite. Se la rata del mutuo risulta sproporzionata rispetto al reddito percepito dal contribuente, il Fisco finisce per insospettirsi.

Bisogna, inoltre, fare attenzione alle spese scaricate dalle tasse. Ad esempio, spese al di sopra di quanto si guadagna per ristrutturazioni, acquisto elettrodomestici, leasing immobiliare possono far scattare il campanello di allarme e spingere l’Agenzia delle Entrate ad effettuare i dovuti controlli.

Agevolazioni prima casa, causa di forza maggiore valida se sorta dopo l'atto di vendita
idealista .it 14/03/2018

L'acquirente di un'abitazione prima casa che non trasferisce la propria residenza entro 18 mesi dal rogito non perde i benefici fiscali solo se la causa di forza maggiore è sopravvenuta dopo l'atto di vendita. A dirlo è l'ordinanza 4591/2018 della Corte di Cassazione.

La suprema corte ha accolto il ricorso presentato dalle Entrate contro la sentenza della Ctr Campania che aveva, a sua volta, accolto il ricorso di un contribuente a cui il Fisco aveva contestato le agevolazioni per mancato trasferimento della residenza a 18 mesi dal rogito. Il contribuente si era difeso sostenendo che la richiesta di trasferimento era stata inoltrata a tempo, ma era stata respinta dal Comune perché l'immobile era già occupato.

Secondo la Ctr campana, il contribuente non poteva perdere i benefici per un evento - l'occupazione abusiva dell'immobile - di forza maggiore. Secondo la Suprema Corte, fermo restando che un "impedimento oggettivo, imprevedibile e inevitabileche impedisca il trasferimento del contribuente nell'immobile acquistato nel comune dove egli intendeva trasferirsi esclude la decadenza dell'agevolazione", il caso in esame presenta diverse caratteristiche.

Infatti la causa di forza maggiore nel caso concreto manca dei requisiti di posteriorità (perché l'immobile era già occupato al momento dell'acquisto) e dell'imprevedibilità

Assoimmobiliare: "È tornato l'interesse per il mattone italiano"
idealista.it 14/03/2018

Secondo Paolo Crisafi, direttore generale di Assoimmobiliare, presente oggi all'inaugurazione dell'edizione 2018 del Mipim, la fiera internazionale dell'immobiliare in corso a Cannes, è tornata "la voglia di investire nel nostro Paese e il territorio italiano è considerato con crescente interesse da parte degli investitori internazionali".

 Il real estate "è uno dei pochi settori che lega, attraverso il suo operato virtuoso, il rilancio dell'economia e l'innalzamento degli standard in termini di qualità di vita: è fondamentale che ne venga sostenuto il rilancio".

Secondo il direttore generale di Assoimmobiliare, "occorrono misure di semplificazione che tocchino la normativa urbanistica per garantire tempi certi e in linea con i paesi europei più efficienti e dei perfezionamenti normativi relativi agli strumenti di finanza immobiliare, senza i quali è impossibile attrarre i capitali necessari a realizzare progetti di dimensioni interessanti".


“Quo Vadis, casa?” Mille modi di dire affitto
 idealista.it 05/03/2018

Se nel precedente “Quo Vadis, casa” svoltosi il 23 novembre a Roma la locazione era emersa come uno dei temi chiavi del futuro del mercato immobiliare, il nuovo incontro organizzato da idealista a Milano ha voluto proprio soffermarsi sulle mille declinazioni contemporanee della parola affitto.

In un Paese come il nostro, con una forte propensione all’acquisto, la parola affitto ha acquisito una nuova centralità proprio in seguito alla crisi degli ultimi anni che ha reso, in molti casi, quasi impossibile l’acquisto di una casa. Ma che nello stesso tempo ha creato una società più liquida, dove le parole d’ordine sono flessibilità e mobilità, e dove è necessario cambiare città e casa a seconda delle esigenze lavorative.

La nuova domanda abitativa ha caratteristiche diverse rispetto al passato. C’è una maggiore attenzione verso la qualità abitativa – non a caso in città come Milano il prezzo degli immobili arredati è aumentato dell’8% - e c’è una maggiore attenzione verso zone prima considerate marginali. Con l’incremento delle richieste si è assistito alla riduzione dei tempi medi di locazione e l’aumento esponenziale di contratti transitori, mentre il 92% dei contratti d’affitto di tipo abitativo oggi è con cedolare secca.

Cos’è cambiato? È aumentata la propensione alla mobilità degli individui, si viaggia di più per lavoro, studio, famiglia, turismo, ma si spende meno. Le conseguenze di questo fenomeno si possono riassumere con alcuni numeri: l’ospitalità extra-alberghiera è cresciuta del 156%, in città come Ferrara c’è stata un’impennata delle richieste pari al 216% nell’ultimo anno per via dell’università; e zone cittadine periferiche, come per la Bovisasca o Bisceglie a Milano crescono per la presenza dei poli ospedalieri.

Il cambiamento culturale ha determinato forti mutamenti di carattere sociale. I cambiamenti demografici, la parcellizzazione della famiglia, il mutamento dei valori hanno avuto effetti importanti anche nella domanda abitativa. Se un tempo i nostri genitori non avrebbero mai affittato casa a uno sconosciuto, oggi Airbnb piace a tutti. Si assiste a un cambiamento repentino dei costumi nella nostra società. Nella città di Milano ci sono, ad esempio, centinaia di migliaia di single, persone che vivono da sole per tante ragioni. La casa è sempre stato un modello per la famiglia e, quindi, se cambia la composizione della famiglia cambia anche la casa.

Se la città del XX secolo era fondata sui bisogni, la “città nova” parte dai desideri. Chi non può permettersi di acquistare una casa in centro, decide di viverci in affitto, anche se questo vuol dire optare per la condivisione. Non a caso uno dei modelli abitativi che sta prendendo piede è proprio quello del cohousing, dove si sceglie di condividere degli spazi senza rinunciare alla propria individualità, né ai servizi che offrono determinate zone e alle occasioni di socialità.  condivisione.

Se fino a qualche anno fa era l’inflazione che “praticamente si comprava casa” adesso non è più così. Sebbene i mutui siano favorevoli, non tutti possono permettersi di accendere un finanziamento, anche perché oggi i prestiti concessi ai precari sono calati dal 30 al 10%, mentre il rapporto rata/reddito è salito ancora dal 30 al 35%.

Con i cambiamenti sempre più repentini, a cambiare è stata anche l’educazione finanziaria di molti giovani, spinti a temporeggiare prima di acquistare casa. Comprare casa per metterla a reddito, soprattutto con gli affitti brevi, è il vero investimento, anche considerando i bassi rendimenti dei Btp.

L’offerta

La domanda è cresciuta negli ultimi anni e quando la domanda cresce l’offerta non tarda ad arrivare, come confermato anche da uno studio presentato da idelista proprio in occasione della tavola rotonda, che vede un’offerta di immobili da locazione in aumento a due cifre (10,2%) pressoché in tutte le principali città italiane.

Ma l’offerta è spesso disomogenea e soprattutto incapace di stare al passo con le richieste di una clientela che si è fatta sempre più esigente e che cerca case arredate, con meno stanze, più efficienti dal punto di vista energetico.

Gli immobili con superfici da 150-200 m2 oggi diventano difficili da piazzare o quanto meno non proporzionali rispetto ai canoni solitamente richiesti per un bilocale, senza parlare di costi di manutenzione, IMU, etc... Questo tipo di immobili hanno uno scarso mercato.

Proprio per questa ragione diventa di centrale importanza la rigenerazione urbana e il recupero del patrimonio edilizio, in particolare delle periferie, in un quadro urbano non più statico dove è necessario rendere coerente l’offerta alle caratteristica della domanda residenziale. È importante trasformare la casa popolare in qualcosa di transitorio: la casa intesa come servizio. Non a caso la sfida della Milano del futuro è rendere più accessibile questo bene necessario anche in ragione del momento difficile che stiamo vivendo. La casa come servizio è una questione sociale, di mobilità territoriale e di servizio che va esteso ad uno spettro di potenziali abitanti oggi schiacciati in un modello diseguale e polarizzato.

Ance e Assoimmobiliare danno vita alla Consulta immobiliare
  • E. Sg 240re 14 marzo 2018

Una consulta per il settore immobiliare con lo scopo di rafforzare la comunicazione istituzionale sulle materie strategiche per la crescita del mercato in Italia. È quella che sarà realizzata da Ance ed Assoimmobiliare come annuncia una nota che hanno siglato oggi un accordo in occasione del Mipim.

Rigenerazione urbana, semplificazione ed efficienza della burocrazia, certezza del diritto ed efficienza della giustizia, fiscalità immobiliare e sostenibilità ambientale e sociale sono i temi su cui la Consulta inizierà da subito a lavorare per presentare proposte condivise alle istituzioni e alla politica.

«Per il 2018 ci sono buone prospettive di crescita per il settore immobiliare che bisogna raggiungere e consolidare. Ma per far questo dobbiamo vincere delle sfide importanti in particolare sul fronte della rigenerazione urbana, intervenendo con forza nella prossima legislatura», ha affermato il presidente dell'Ance Gabriele Buia.

«Con la nascita della Consulta Immobiliare le due principali rappresentanze dell’industria immobiliare intendono portare avanti un confronto costante sulle materie strategiche –ha dichiarato la presidente di Assoimmobiliare Silvia Rovere – per favorire una stabile ripresa del comparto».


Preliminare di vendita immobile abusivo, è valido o si considera nullo?
condominio web collaboratore idealista.it 16/03/2018

Il preliminare di vendita è valido anche nel caso di un immobile abusivo? A chiarirlo sono i nostri collaboratori di condominioweb

Articolo scritto dall'avvocato Leonarda Colucci di condominioweb

Il promissario acquirente di un immobile, dopo la stipula del preliminare, cita in giudizio il promittente venditore al fine di far dichiarare la nullità del contratto in ragione della presunta abusività urbanistica del bene. A parere dell'attore, contrariamente a quanto affermato dal venditore nel corso delle trattative preliminari alla stipula l'immobile, il bene essendo privo delle necessarie autorizzazioni edilizie, sarebbe incommerciabile.

A fronte di tali circostanze l'attore chiede la restituzione dell'acconto versato e la risoluzione del contratto.

La sentenze. Il Tribunale di Imperia ha dichiarato infondata la domanda del promissario acquirente affrontando il tema della nullità dei contratti ad effetto traslativo.(Tribunale di Imperia, 27.1.2018).

Evidenzia, a tal riguardo, il Giudicante che la giurisprudenza ha già ampiamente chiarito che ai contratti preliminari stipulati in epoca successiva all'entrata in vigore della legge n. 47 del 1985 non è applicabile in via analogica la sanzione di nullità prevista dal secondo comma dell'articolo 40 della stessa legge, in quanto tale norma si riferisce esclusivamente ai soli contratti traslativi immediatamente traslativi di diritti reali su immobili edificati in assenza di titolo autorizzativi.

il tema è stato affrontato in varie occasione dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui "La sanzione di nullità prevista dall'articolo 40 della legge n. 47 del 1985, con riferimento a vicende negoziali relativi ad immobili privi della necessaria concessione edificatoria, trova applicazione nei soli contratti con effetti traslativi e non anche con riguardo ai contratti con efficacia obbligatoria, quale il preliminare di vendita, come si desume dal tenore letterale della norma, nonché dalla circostanza che, successivamente al contratto preliminare, può intervenire la concessione in sanatoria degli abusi edilizi commessi o essere prodotta la dichiarazione prevista dalla stessa norma, ove si tratti di immobili costruiti anteriormente al 1 settembre 1967.

Ne consegue che, anche nel caso in cui il preliminare abbia ad oggetto un immobile privo della concessione edificatoria, si ritiene fra le parti costituito un valido vincolo giuridico" (Cass. civ. sez. II, 26.4.2017 n. 10297; nello stesso senso vedasi anche Cass. civ. sez. II, 21.8.2012 n. 14579, Cass. civ. sez.II, 28.5.2010 n. 13117).

Oltre a dichiarare infondata la domanda di nullità del contratto preliminare, la sentenza respinge anche la domanda di risoluzione del contratto, formulata dall'attore, volta a dichiarare l'inadempimento del promittente venditore.

Riguardo a tale aspetto la sentenza così dispone "…nessun inadempimento è ascrivibile al promittente venditore per il solo fatto che egli avrebbe promesso in vendita un immobile asseritamente abusivo.

Tale aspetto attiene, semmai, all'assetto d'interessi suscettibile di derivare dal contratto definitivo, se stipulato … giacché l'inadempimento del promittente alienante può atteggiarsi soltanto nel rifiuto di costui di procedere alla conclusione del definitivo, ipotesi specularmente inversa a quella in esame".

E' evidente, quindi, che non essendovi stato nel caso di specie alcun rifiuto del promittente venditore di procedere alla stipula del contratto definitivo è chiaro che la domanda di risoluzione per inadempimento non può trovare accoglimento.

In merito all'irregolarità urbanistica dell'immobile oggetto di preliminare di vendita, la sentenza evidenzia che la stessa non è stata adeguatamente provata dall'attore secondo il principio generale in base al quale chi agisce in giudizio deve dimostrare i fatti costitutivi della propria pretesa.

Fra l'altro la regolarità urbanistica dell'immobile è emersa nel corso del giudizio durante il quale la stessa consulenza tecnica d'ufficio, nonché le dichiarazioni rese da un testimone del convenuto, hanno invece dimostrato che l'immobile era stato addirittura realizzato in epoca anteriore alla legge n. 765/1967 e pertanto non vi erano ragioni per considerare il contratto non valido.

Alla luce di tali valutazioni il Tribunale di Imperia ha respinto la domanda dell'attore finalizzata a dichiarare la nullità del contratto preliminare di vendita condannandolo anche al pagamento delle spese di giudizio.

Dichiarazione di successione telematica, i chiarimenti delle Entrate sul nuovo modello
idealista.it 16/03/2018

E’ ora possibile inviare il nuovo modello per la dichiarazione di successione telematica, che potrà essere utilizzato per le successioni aperte a partire dal 3 ottobre 2006. Il modello, che vale anche come domanda di volture catastali senza necessità di recarsi presso gli uffici dell’Agenzia, sostituisce quello approvato lo scorso giugno.

Come spiegato dall’Agenzia delle Entrate, grazie al nuovo format, sarà possibile ottenere l’attestazione di avvenuta presentazione della dichiarazione telematica che consentirà di verificare online l’originalità del documento.

Con la nuova versione del modello, sarà sufficiente pagare l’imposta di bollo e i tributi speciali per richiedere il rilascio dell’attestazione di avvenuta presentazione della dichiarazione. L’attestazione, in formato Pdf, è munita di un apposito contrassegno (cosiddetto glifo), di un codice identificativo del documento e di un codice di verifica del documento (cvd), che consentiranno di verificarne l’originalità direttamente sul sito delle Entrate.

In questo modo, non sarà più necessario recarsi presso gli uffici dell’Agenzia per richiedere una copia conforme alla dichiarazione di successione presentata telematicamente.

Il modello con le relative istruzioni è disponibile sul sito internet dell’Agenzia, nella sezione dedicata alla dichiarazione di successione, dove trovano spazio anche le “Risposte alle domande più frequenti” dei cittadini.

Il nuovo modello, approvato a dicembre 2017, può essere utilizzato per le successioni aperte dal 3 ottobre 2006. Per consentire ai contribuenti e agli operatori di adeguarsi alla novità della successione telematica, fino al 31 dicembre 2018 sarà comunque possibile utilizzare, in alternativa, il vecchio modello in formato cartaceo (Modello 4), presentandolo presso l’ufficio territoriale competente dell’Agenzia.

La dichiarazione di successione cartacea resta, invece, l’unica via per le successioni che si sono aperte prima del 3 ottobre 2006 e per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di un modello a suo tempo presentato in formato cartaceo.

Il Portogallo scommette sul turismo, ex conventi e castelli diventano lussuosi hotel
idealista.it 16/03/2018

Il Portogallo vuole ingranare la marcia e punta al rilancio del turismo. Per farlo sta studiando diverse iniziative volte ad attirare visitatori, tra queste la possibilità di convertire antichi monumenti in strutture ricettive.

Un esempio è rappresentato da quello che sta accadendo a Elvas, dove il secondo gruppo alberghiero del Portogallo, Vila Gale, ha deciso di investire nella trasformazione di un antico monastero in hotel di lusso. Il gruppo ha rilevato l’edificio del XVII secolo per i prossimi 40 anni e lo convertirà in un albergo quattro stelle da 80 camere. Quello di Elvas è uno dei 33 siti storici abbandonati che il governo offre in affitto per quasi mezzo secolo nell’ambito del progetto “Revive”.

Come sottolineato dal quotidiano La Repubblica, l’operazione “converti un ex convento” rientra in un più ampio programma sostenuto dal governo per rilanciare monasteri abbandonati, fortificazioni e siti storici affidandoli a gruppi privati in modo da trasformarli in hotel e centri d’attrazione.

Tra gli altri siti storici interessati dal progetto ci sono un forte nella città nord-occidentale di Caminha e Capo Espichel, vicino a Lisbona, dove secondo la leggenda ci fu una apparizione della Vergine Maria.

Il Portogallo scommette dunque sul turismo e gruppi come Pestana, leader alberghiero nel Paese, mira ad espandere la propria offerta fra le fortificazioni di Obidos.


Le migliori città per lavorare e fare affari
idealista.it  19/03/2018

Secondo il report "Cities of Influence" elaborato da Colliers International, che analizza e classifica le città in base al loro "fascino" per gli investitori, il centro più attraente in Europa per lavorare e fare affari è Londra, seguita da Parigi e Madrid, che scala cinque posizioni e si aggiudica la medaglia di bronzo.

Per stilare la sua personale classifica Colliers utilizza criteri quali la disponibilità di talenti, la qualità della vita, l'attività economica e la produttività. Il report analizza 50 grandi centri di affari di tutta Europa, e comprende a capitali e altri grandi importanti punti di interesse economico. Alcune città, pur avendo una forte presenza nel mercato, non hanno un tasso di redditività pari alle cinque della top five. Oltre alle città già citate, abbiamo Mosca e Birmingham.


Assoimmobiliare, arriva il vademecum per gli investimenti in Italia
idealista.it 19/03/2018

Assoimmobiliare ha presentato un vademecum per gli investimenti in Italia e lo ha fatto in conclusione del Mipim, evento internazionale che si è svolto a Cannes. Si tratta della quarta edizione della pubblicazione “Gli strumenti di investimento e di finanziamento nel settore immobiliare italiano”, con il coordinamento tecnico-scientifico di Roberto Fraticelli e Luca Lucaroni, la collaborazione di diversi esperti del settore e la supervisione di Paolo Crisafi, dg di Assoimmobiliare.

Il vademecum (qui l'estratto) è nato con l’obiettivo di aiutare l’investitore (straniero e non) a navigare nel “mare normativo” che regolamenta il mondo dell’immobiliare e di evidenziare possibili aree per interventi legislativi volti al miglioramento della normativa.

Con una nota, Paolo Crisafi ha dichiarato: “Con questa pubblicazione Assoimmobiliare intende affrontare le principali questioni attinenti alla regolamentazione e della fiscalità degli strumenti di investimento e di finanziamento dell’industria del Real Estate in Italia”.

Roberto Fraticelli ha sottolineato: “lI libro ha l’obiettivo di stimolare l’interesse sul nostro Paese e di proporsi come uno dei punti di riferimento per coloro che intendano operare attivamente nell’immobiliare (come finanziatori, legislatori, investitori, intermediari, affittuari, consulenti). Giunto quest’anno alla sua quarta edizione, è stato ampliato con l’introduzione di una nuova sezione dedicata agli strumenti di finanziamento nel settore immobiliare italiano, nonché di una parte specifica dedicata alle modalità di compravendita degli asset immobiliari. L’esigenza di ampliare il focus deriva dalla consapevolezza della forte interrelazione esistente tra la scelta del veicolo da utilizzare e la tipologia delle fonti di finanziamento disponibili. Sempre più cruciale, nella valutazione dei progetti di investimento, è inoltre l’esigenza di scegliere modalità di trasferimento della proprietà degli asset efficienti e sicure”.

E ancora: “L’obiettivo del libro è come sempre duplice: da un lato si propone di aiutare l’investitore straniero (e non) a navigare più agevolmente nel ‘mare normativo’ che regolamenta il mondo dell’immobiliare, illustrando in maniera chiara, dettagliata e comparativa le possibilità a sua disposizione; dall’altro evidenzia, al Legislatore italiano, quelle aree dove operare degli interventi legislativi volti al miglioramento della normativa, all’incremento della competitività del sistema paese, alla semplificazione e standardizzazione dei processi burocratici, al chiarimento delle aree grigie, dei dubbi interpretativi e delle contraddizioni attualmente presenti nella legislazione, all’incremento della trasparenza, concorrenza, professionalità ed efficienza del mondo del Real Estate”.


Dismissione immobili Inps, sottoscritta la convenzione con i notai per le aste
idealista.it 19/03/2018

L’Inps e il Consiglio Nazionale del Notariato hanno sottoscritto una convenzione per la gestione della dismissione del patrimonio immobiliare dell’Istituto nazionale di previdenza sociale attraverso aste telematiche e tradizionali. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

La convenzione è stata sottoscritta dal presidente dell’Inps, Tito Michele Boeri, e dal presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, Salvatore Lombardo.

A seguito dell’entrata in vigore del Decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, in linea con quanto previsto dai Piani di investimento e disinvestimento adottati dall’Istituto, è stata riavviata l’attività di dismissione del patrimonio immobiliare da reddito e, attraverso la convenzione sottoscritta con il Consiglio Nazionale del Notariato, verrà gestita la dismissione mediante asta pubblica delle unità immobiliari non cedute in opzione agli aventi diritto o conferite a fondi immobiliari chiusi.

La collaborazione avviata, della durata triennale, permetterà di svolgere aste telematiche attraverso la Rete Aste Notarili (RAN) consentendo la più ampia partecipazione di tutti i soggetti interessati, che potranno presentare la propria offerta anche da remoto presso lo studio di uno dei notai abilitati presenti su tutto il territorio nazionale, in piena trasparenza e sicurezza e con un conseguente risparmio di costi.

Ad oggi sono 63 i bandi d’asta di enti pubblici gestiti attraverso la RAN per un valore di aggiudicazione di oltre 156 milioni di euro.

Le aste pubbliche delle unità immobiliari principali Inps (appartamenti, negozi, uffici, ecc.) saranno interamente gestite attraverso la Rete Aste Notarili (RAN), mentre quelle delle unità secondarie (cantine, soffitte, box e posti auto) potranno essere gestite anche mediante aste tradizionali, con modalità semplificate.

La prima fase del programma di dismissione mediante asta pubblica del patrimonio immobiliare dell’Istituto riguarderà immobili liberi, sia ad uso residenziale che ad uso non residenziale, e verrà avviata entro la prima metà del 2018.

Gli avvisi d’asta e le indicazioni utili per la partecipazione alle aste saranno disponibili sul sito dell’Inps e sui siti del Notariato.

Riqualificazioni da Amburgo a Liverpool: così cambierà l’Europa

Da Bratislava a Istanbul, da Parigi a San Pietroburgo, le città arrivano al Mipim per esporre in una vetrina mondiale chi sono, cos'hanno fatto e cosa possono fare, in un dialogo costruttivo con i developer. Parole chiave: innovazione, ricerca e ‘citizenship'.

Amburgo 
Amburgo porta alla fiera di Cannes il lavoro per Hafen City (127 ettari complessivi) scommettendo oggi sulle aree vicine anche con opportunità legate alla candidatura per le Olimpiadi del 2024. Nella grande isola rigenerata a partire dagli anni Duemila, dopo aver spostato il porto commerciale, prosegue l'investimento pubblico che poterà ad integrare nuove funzioni a quelle residenziali già insediate a ridosso del centro storico, ai piedi della grande Filarmonica di Herzog e De Meuron

Il nuovo landmark annunciato a Cannes è un grattacielo di 235 metri, progettato da David Chipperfield e promosso da Signa (cantiere al via nel 2021), che sarà il terzo per altezza in Germania. Una torre residenziale integrata con un hotel e servizi per l'intrattenimento; ai piedi ci sarà anche una stazione metro e ferroviaria, e nell'area è prevista anche un'altra torre alta 150 metri. Spazio anche all'innovazione con un nuovo complesso residenziale di una ventina di piani, totalmente in legno, progettato da Stormer Murphy and Partners. Hafen City, secondo le previsioni sarà ultimata intorno al 2024-2030, intanto partiranno gli sviluppi nelle aree vicine: a Billebogen a Nord e Grasbrook a Sud, collegate alla prima da un sistema efficiente di trasporto pubblico e dando impulso della mobilità ciclabile.

Francoforte 
Sempre in Germania si distingue tra le altre città Francoforte che annuncia una quindicina di nuovi edifici nei prossimi tre anni. Tra gli altri c'è la Riverpark Tower, alta 95 metri, che vede la riconversione di un edificio per uffici in residenze, promosso da Geg. Ampliamento e costruzione ex novo invece nel cuore della città con Ofb e Kornmarkt Arkaden dove entro l'anno sarà pronto un complesso multifunzionale (con hotel, residenze, negozi e uffici) rigenerando un edificio vincolato di otto piani.

Liverpool 
Il Mipim il Regno Unito non è solo Londra e si presenta con un grande piano per Liverpool. L'amministrazione pubblica porta all'attenzione degli investitori il Knowkledge Quarter, 50% dell'area del centro storico, compreso tra il lungofiume e il nuovo Paddington Village, con un piano di rigenerazione che investe sui driver della cultura e dell'innovazione, con nuovo ospedale e integrando le tre università esistenti. In questo caso è il pubblico che ha innescato il processo acquistando l'area, sviluppando i singoli lotti e coinvolgendo a seguire i privati per l'acquisto o l'affitto. L'architettura identificativa del Paddintgon Village sarà The Spine, un edificio di 14 piani progettato da Ahr Architects, dove troverà sede il Royal College of Physicians (con un affitto di 25 anni).

Lubiana 
La Slovenia ha presentato ai visitatori del Mipim il lavoro fatto negli ultimi dieci anni a Lubiana investendo sullo sport, sul turismo, sullo sviluppo di brownfields e sul residenziale, annunciando l'interesse a dialogare con developer che portano in dote architetti internazionali e locali, per proseguire nello sviluppo in linea con i desiderata dei cittadini. Fa scuola la cosiddetta Slovenka Street (430 metri) pedonalizzata nel 2015 con un investimento pubblico-privato di 3 milioni. Grazie a questa operazione, l'Intercontinental ha costruito nel 2017 un nuovo hotel progettato da Ofis Arhitekti (23mila mq con un investimento di 48 milioni) in quest'area e ora sta decollando una seconda iniziativa condotta da un imprenditore locale, per una seconda torre-hotel.